Egoismi nazionalistici

di | 1 Ago 2015

Elaborazione Immagine di Carla Morselli

Già si è visto nella trattativa per l’accoglienza dei migranti dove non si è riusciti a raggiungere nemmeno il numero dei 40mila, già di per sé inadeguato e insufficiente.
Prevale l’egoismo nazionalistico, si temono le paure e il rifiuto delle opinioni pubbliche, soprattutto le prevedibili reazioni elettorali. Tutti aspetti ben presenti e gravi, emotivamente comprensibili e non meno preoccupanti, ma che proprio per questo richiederebbero ben altra lungimiranza politica, la capacità di illustrare il carattere epocale di questo fenomeno migratorio. Non destinato comunque ad esaurirsi a breve, destinato a segnare come non mai questa fase storica, in presenza di troppe aree del mondo alle prese con guerre, povertà, dittature che producono milioni di profughi disperati alla ricerca di aiuto, di salvezza, di futuro.

Opera di Jacques Carelman
A queste condizioni tragiche, prodotto di un assetto geopolitico in cerca disperata di un nuovo equilibrio più umano, i nostri Stati europei sembrano ignorare quanto già annunciano le scienze demografiche: l’invecchiamento della popolazione e l’urgenza crescente di nuove energie lavorative in ogni campo.
Bloccate dalla miopia e dalle paure, istituzioni europee e Stati nazionali non hanno compiuto nessuno serio sforzo culturale e politico per illustrare, motivare, chiarire le ragioni di fondo di una indispensabile politica migratoria.
L’Europa tutta è in sostanza chiamata in causa di fronte ad una sfida di portata epocale che caratterizzerà l’oggi e il futuro delle nostre società. Ci si illude di poter contenere il fenomeno con non realistici respingimenti, addirittura con azioni militari o erigendo muri e reticolati.
Forse spetterebbe all’Italia assumere una iniziativa nuova e adeguata. Promuovere una conferenza mondiale intorno al tema del Mediterraneo, che dovrebbe comprendere anche analisi e proposte su come fronteggiare la minaccia del terrorismo, sempre più globale.
E globale dovrebbe essere la risposta da parte dell’Unione Europea e di tutta la comunità internazionale, con l’Italia in prima fila per ampliare l’orizzonte e tentare di aprire nuove prospettive.