Ricordando Dondero

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Ricordando Dondero

La Comedie Francaise fondata nel 1680 da Luigi XIV si trova nel cuore di Palais Royal, primo arrondissement di Parigi, per mesi Mario Dondero aveva chiesto un appuntamento con la compagnia al completo. Ora era lì davanti, anzi stava già entrando, nel tempio del teatro della Francia. Mario quel giorno non aveva i soldi per comprare la pellicola, ci pensò su un attimo poi si accorse che era in ritardo allungò il passo ed entrò sospinto dalla curiosità . Il tappeto sotto i suoi piedi era quello della storia, incantato dai racconti di chi gli apriva la porta, dalle storie di chi custodiva i costumi, dal lavoro dei sarti e degli elettricisti; si infilò nei camerini, si presentò agli attori, si fece raccontare aneddotti e timori , scherzò anche, parlò del più del meno, della politica, di teatro, giocò il suo ruolo, si fece raccontare. Finalmente con l’aiuto del direttore organizzò un gruppo fotografico. Tutti, attori e maestranze, li schierò sul proscenio del primo palcoscenico di Francia. Fotografò la compagnia, singolarmente e in gruppo, volle salire e scendere sotto il palcoscenico, forse si dimenticò di non avere la pellicola nella sua piccola e preziosa Leica, con quel telemetro con cui è così disagevole mettere a fuoco. Un click sommesso e discreto nel buio del teatro, per questa quotidiana messinscena. Valeva l’esperienza più di ogni risultato.
Questo era Mario Dondero. Ho passato un’estate in moviola a montare un suo documentario, c’era la sua Africa nelle immagini e poi il sogno di narrarla, una storia dentro l’altra, incantato dal movimento e dall’interpretazione, che trasformava quel che aveva vissuto in un’altra storia. Ci sudava dentro non riuscendo a metterci tutto quel che aveva vissuto. Dondero non era speciale, era presente e subito attento, all’altro che aveva di fronte. Mentre si poneva la domanda di come vivere, come relazionarsi , come destreggiarsi con la vita, come superare la paura, come affrontare una perdita, lui era già sul posto, doveva essere lì e viverla per poterla veramente raccontare. Ascoltare prima per poi fotografare distrattamente quasi senza convinzione, restare in ascolto o anche non farla una foto, starci dentro per poi fare un’immagine che vagamente sarà un simulacro da abbandonare, per andare verso un’altra situazione Errabondo, randagio aveva il tono di chi stima ognuno come il proprio unico indispensabile compagno di viaggio . Assomigliava molto a sé stesso nel concreto, nella cronaca dei giorni, nel contenuto prima che nell’estetica. Si può vivere raccontando il mondo attraverso le immagini, e queste immagini cosa sono?

Immagine dal sito www.erodoto108.com

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