“…FARE RETE”
Intervista al Prefetto Santi Giuffrè

Elaborazione Immagine di Carla Morselli
Elaborazione Immagine di Carla Morselli

Secondo i dati Istat 400.000 famiglie italiane sono nell’incapacità di adempiere agli obblighi economici. Quanto alto è il rischio che possano rivolgersi agli usurai?

Il fenomeno dell’usura rappresenta una degenerazione dei rapporti economici basata sull’approfittamento dello stato di bisogno della vittima da parte di coloro che detengono capitale utilizzabile per il finanziamento di soggetti deboli. La difficile congiuntura economica dell’ultimo decennio ha determinato un aumento di coloro che, non riuscendo  ad ottenere accesso al credito istituzionale e legale per adempiere alle obbligazioni contratte, potenzialmente sono esposte al rischio di coinvolgimento in fenomeni usurari di natura criminosa. Di fronte ad un rischio così elevato, lo Stato interviene in vario modo, garantendo forme di di sostegno diversificate, attraverso, cioè, da un lato azioni  strutturali di politica economica, e dall’altro attraverso l’attività di prevenzione e repressione investigativo giudiziaria. In tale ambito l’Ufficio del Commissario Straordinario di Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura svolge un’importante funzione, sia per la definizione delle strategie di contrasto su scala nazionale a fenomeni estorsivi ed usurari, sia per il sostegno alle vittime, attraverso benefici economici finalizzati al reinserimento nel sistema dell’economia legale.

La difficoltà di accesso al credito è diventata tale che molti imprenditori, in particolari quelli iscritti nel registro dei debitori, sono indotti a rivolgersi agli usurai. La Legge n. 44 del febbraio ha disposto un fondo di solidarietà per le vittime del “pizzo” poi esteso all’usura. Quanto ciò contribuisce ad incoraggiare nel “denunciare”?

Il fondo di solidarietà cui lei accenna è in effetti previsto dalla legge 108/1996 in materia di usura e disciplinato compiutamente dalla legge 44/1999 per il contrasto all’estorsione. Si tratta di uno strumento importante, che prevede erogazioni a titolo di elargizione o mutuo senza interessi alle vittime dell’estorsione o dell’usura che abbiano però denunciato i loro aguzzini, che siano parti lese in procedimenti penali a carico di soggetti che si siano resi responsabili di tali  reati nei loro confronti. La condizione per ottenere il sostegno economico garantito dal Fondo in effetti è che le vittime abbiano fornito agli organi investigativi ed alla magistratura ogni utile elemento per individuare gli autori dei reati di estorsione e di usura ed abbiano smesso di aderire alle richieste illecite di tali soggetti, da almeno sei mesi. Pertanto tutto ciò ha costituito una forma di incentivazione alle denunce, che in effetti dall’entrata in vigore della normativa richiamata sono sensibilmente aumentate, e costituisce una forma di incoraggiamento notevole alla ribellione ed alla collaborazione, ciò che tuttavia rimane una scelta individuale, convinta e coerente con l’adesione alla legalità in tutte le sue forme. Ecco il senso dello slogan adottato dall’Ufficio del Commissario per lanciare la recente campagna di comunicazione e di informazione sulle iniziative antiracket ed antiusura:  “Chi sceglie trova lo Stato”.

Quante denunce si riescono ad evadere in un anno?

Nel corso del 2015 sono state presentate 1277 istanze di accesso al Fondo di Solidarietà di cui 219 per estorsione e 1058 per usura, tra le quali oltre 700 riguardano tuttavia la cd. “usura bancaria”, cioè il presunto superamento del tasso soglia da parte degli istituti bancari e finanziari in fase di erogazione dei finanziamenti. Sono state esaminate 1939 posizioni, anche relative ad anni precedenti, ed erogate somme complessivamente per oltre 24 milioni di Euro.

Per chi denuncia come viene garantita la protezione?

La denuncia è presentata alle forze dell’Ordine o agli uffici del Pubblico Ministero. Immediatamente, valutata preliminarmente la possibile fondatezza dei fatti segnalati e l’esposizione a pericolo del denunciante, gli organi inquirenti attivano le procedure istituzionali per la protezione della vittima, che si articola in una specifica attività degli organi di polizia, che può consistere, a seconda dei casi, in forme di tutela discreta, ovvero scorte operative estese ai familiari o anche,  ove necessario, attivazione dei programmi di protezione previsti dalla legge. Sicuramente le vittime di estorsione e di usura devono essere consapevoli che lo Stato non li lascia soli, il dialogo deve essere continuo e costante. E’ vero, talora occorre procedere a verifiche preliminari, data la complessità delle procedure – che tra l’altro servono anche a verificare che non vi siano abusi e la tutela sia riconosciuta solo alle persone che effettivamente ne abbiano diritto – ma la risposta è sempre rigorosa, efficace, utile. Il pericolo si annida invece nell’adesione alle richieste illecite, ai programmi estorsivo- criminali da parte dei soggetti senza scrupoli che tendono ad annientare le vittime. Uscendo dalla spirale di paura e di omertà, scegliendo lo Stato si inizia un percorso di legalità, viene assicurata protezione, l’imprenditore ottiene la speranza concreta di ripartire, di ricostruire  ciò che ha perduto.

E’ solo la criminalità organizzata a praticare l’usura o c’è stato un aumento dei “fai da te”?

Storicamente l’usura, come l’estorsione, rappresentano reati di appannaggio della Criminalità Organizzata, che praticandoli ha la possibilità di riaffermare  il potere economico ed il controllo del territorio da parte delle cosche, le quali  affrancandosi dalla criminalità cd predatoria (furti e rapine)  elevano il profilo criminale e la forza di intimidazione del vincolo associativo. Nelle regioni meridionali tali reati continuano ad essere gestiti prevalentemente dalla criminalità organizzata di stampo mafioso, e per lo più anche nelle zone del Centro Italia e del Settentrione. Tuttavia anche il fenomeno di usurai in proprio, i cd. “cravattari” appare abbastanza diffuso, agevolato dalla difficile congiuntura economica e da tassi di remunerazione dei capitali disponibili, non sempre appetibile.

Tra le istituzioni e le Associazioni, come la Consulta Nazionale Antiusura c’è collaborazione o viaggiano su due binari paralleli?

Le due leggi citate, la 108/1996 e la 44/1999 prevedono un ruolo fondamentale nel percorso di recupero delle vittime dell’usura e dell’estorsione e nelle strategie di contrasto, delle Associazioni Antiracket iscritte in appositi albi prefettizi ed in possesso di determinati requisiti, come la Consulta Nazionale Antiusura. In particolare la Consulta Nazionale rappresenta un punto di riferimento importante nello svolgimento dei compiti istituzionali dell’Ufficio del Commissario sul versante della lotta all’usura. La collaborazione con la Consulta è piena, gli obbiettivi sono condivisi, l’attenzione per le problematiche da affrontare congiuntamente è costante. Con tale associazione spesso vengono definite strategie di intervento comuni, ed inoltre sono allo studio iniziative congiunte che rendano maggiormente efficace l’opera di sostegno e di recupero delle vittime. In effetti l’esperienza ha insegnato che solo l’azione sinergica tra Stato ed Associazioni, che danno forza alle vittime, assistendoli concretamente, è in grado di garantire risultati positivi nella lotta a tali fenomeni. Il rapporto tra Associazioni e Istituzioni negli anni si è consolidato, le Associazioni hanno svolto con dedizione i loro compiti ed anzi si sono poste come interlocutori privilegiati e trait d’union nel dialogo con le vittime. Tuttavia, di fronte ad una flessione dell’attenzione registrata negli ultimi mesi, ho proposto di recente ed ottenuto dal Ministro dell’Interno, grazie all’interessamento ed alla sensibilità a questi temi del Vice Ministro Senatore Filippo Bubbico,  una modifica della normativa che disciplina le attività delle Associazioni, prevedendo tra i requisiti indispensabili per l’iscrizione, che queste concretamente aiutino le vittime a presentare le denunce, mantengano rapporti con gli organi di Polizia, si costituiscano parte civile nei processi a carico dei denunciati, svolgano attività di sensibilizzazione e di educazione alla legalità, attività che devono essere compiute congiuntamente e non alternativamente. La collaborazione istituzionale e la necessità di “fare rete” contro questi fenomeni troverà nuova linfa vitale dalle modifiche previste dal Decreto Ministeriale recentemente approvato e l’azione sinergica della solidarietà verticale – quella dello Stato – e di quella orizzontale – delle Associazioni, continuerà ad incidere significativamente sul contrasto alle forme di criminalità di cui ci si occupa.

E’ possibile che le banche o all’interno di esse si stabiliscano collusioni con il sistema usuraio e che venga violato il segreto bancario per favorire l’attività criminale?

Il sistema bancario è costantemente sottoposto a forme di controllo, a livello interno istituzionale ed a livello dell’Unione Europea. Direi che l’intero meccanismo del credito legale è affidato alle Banche ed è  disciplinato dal Testo Unico delle norme Bancarie. L’esperienza investigativa dell’ultimo decennio non ha evidenziato da parte delle banche collusioni con il sistema usurario, come lo definisce lei, né con la criminalità organizzata ed in tale contesto non sono state segnalate significative violazioni del segreto bancario. Invece le banche, nell’ottica del recupero delle vittime alla legalità e nel percorso di reinserimento nel circuito economico legale rappresentano certo un interlocutore privilegiato, che , dovrebbero riammettere al credito soggetti che ne sono stati esclusi, spesso per le vicissitudini connesse all’attività criminale compiuta ai loro danni. L’ufficio del Commissario ha sottoscritto alcune convenzioni con l’ABI per tale finalità , ma  sta anche studiando modifiche normative che, attraverso l’istituzione di un nuovo Fondo di Garanzia,  consentano l’accesso al microcredito sociale  anche a famiglie, piccoli imprenditori, soggetti deboli che oggi, non rientrando nei parametri previsti dal sistema bancario, non possono ottenere alcuna forma di finanziamento.

Quali sono le modalità di avvicinamento da parte del racket?

Storicamente le modalità di avvicinamento da parte del racket si basano su minacce ed azioni violente in danno di imprenditori da taglieggiare, danneggiamenti, incendi, bombe carta presso l’azienda, seguiti da esplicite richieste di versamento di somme di danaro e contestuale offerta di protezione. Da qualche tempo si rileva tuttavia un profilo evolutivo delle condotte estorsive, che si basano su danneggiamenti, incendi dei beni aziendali, isolamento creditizio e finanziario, offerta monopolistica di beni e servizi necessari all’impresa, non seguite da esplicite richieste estorsive. La criminalità organizzata appare sempre più interessata infatti all’acquisizione dell’impresa attraverso condotte finalizzate ad incidere psicologicamente e finanziariamente sull’azienda e a stancare l’imprenditore, che infine decide di abbandonare. Anche le condotte usurarie oramai tendono all’acquisizione aziendale, ciò allo scopo rendere disponibile alla criminalità organizzata un canale preferenziale di riciclaggio del danaro illecito , da impiegare in aziende da ridurre in stato di decozione e poi rilevare. Tenendo conto di tali profili evolutivi delle condotte criminose, l’Ufficio del Commissario ha emanato una specifica circolare ai Prefetti della Repubblica, invitandoli a valorizzare il profilo della intimidazione ambientale subita dalle vittime quale condizione sufficiente a legittimare l’accesso al Fondo di Solidarietà, qualora confermata dai rapporti delle forze dell’ordine competenti per territorio.

Qual è il filo che lega l’Estorsione all’Usura?

Estorsione ed usura si inquadrano in due ambiti diversi, anche perché mentre l’estorsione si fonda sul rapporto di forza e sull’intimidazione esercitata verso l’imprenditore, l’usura presuppone un rapporto contrattuale tra autore e vittima nel quale si verifica ad un certo punto uno squilibrio tra le prestazioni dovute: approfittando dello stato di bisogno il creditore richiede una remunerazione del capitale prestato ben superiore ai tassi previsti dalla legge.  Tuttavia le due fattispecie talvolta si intersecano, sia sul piano oggettivo delle condotte che sul piano funzionale. Sul piano oggettivo, perché talora la richiesta delle prestazioni usurarie da parte dell’autore si basa su azioni violente in danno della vittima – ed allora la fattispecie si trasforma in estorsione – e sul piano funzionale perché come ho detto poc’anzi usura ed estorsione appaiono sempre più finalizzate all’acquisizione dell’azienda piuttosto che al conseguimento temporaneo di lucro.

Chi vanta agevolazioni e prestiti facili con disinvoltura, viene in qualche modo monitorato o si esegue un’indagine solo in seguito ad una denuncia?

L’attività di intermediazione creditizia in Italia è disciplinata dalla legge, nessuna persona fisica o giuridica può esercitare operazioni di finanziamento senza le autorizzazioni previste dall’ordinamento. Pertanto soggetti che promettono prestiti facili o agevolazioni al di fuori del sistema bancario, compiono di per sé un’attività che costituisce reato e pertanto oggetto di investigazione e di repressione da parte degli organi investigativi e dell’Ufficio del Pubblico Ministero. Gli strumenti a disposizione degli organi inquirenti sono molteplici, dalla normativa antiriciclaggio al monitoraggio di operazioni sospette, o a rilevazioni di provenienza diversa, che spesso originano indagini di natura patrimoniale o in materia di criminalità organizzata. Non vi è dubbio che la denuncia della vittima appare in tali contesti uno strumento prezioso, un tassello importante non solo per il contrasto alle attività illecite, ma anche per il completamento di un percorso di legalità che trae origine da una precisa scelta individuale.

E chi sceglie, mi lasci concludere, trova lo Stato.

Biografia Prefetto Santi Giuffrè
Prefetto Santi Giuffre - www-espresso-repubblica-it - imageNato a Termini Imerese (Pa) il 3 luglio 1951, coniugato con due figli. Non ancora 23enne, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Palermo con una tesi in Diritto Penale.
Ottenuto il diploma di perfezionamento post lauream in Diritto Pubblico Regionale presso il medesimo Ateneo, dopo un breve periodo di praticantato legale, è risultato vincitore del pubblico concorso per l’accesso nell’Amministrazione della Polizia di Stato, ove è entrato in servizio nell’aprile del 1975, per essere destinato alla Questura di Enna, quale Dirigente della Squadra Mobile.
E’ stato il primo investigatore ad applicare l’art.416 bis del codice penale per assicurare alla giustizia un sodalizio criminale che taglieggiava i commercianti di piazza Armerina (Enna) ed ha avuto particolare cura nell’applicare le misure di prevenzione patrimoniale introdotte dalla legge 13 settembre 1982 n.642 (legge Rognoni – La torre).
Trasferito nel 1991 alla Questura di Palermo, dopo aver diretto i Commissariati di Oreto Stazione e Duomo Palazzo Reale, nel 1992 ha vinto il concorso per l’accesso alla Direzione Investigativa Antimafia (D.I.A.), ove è stato assegnato con funzioni di Vice Direttore presso il Centro Operativo di Palermo.
Nel 1993, promosso Primo Dirigente, è stato destinato alla Direzione del Centro Interprovinciale Criminalpol Sicilia Occidentale, con competenze nei territori di Palermo, Trapani, Agrigento e Caltanissetta.
Il 3 luglio 2000 è stato nominato Questore di Caltanissetta, ove ha prestato servizio fino ai primi giorni del giugno 2003, periodo in cui ha assunto la Direzione della Questura di Sassari.
Il 12 gennaio 2005 è stato nominato Questore di Messina.
L’8 gennaio 2008 gli è stato conferito l’Ufficio di Questore di Reggio Calabria.
Il 10 luglio 2008 è stato promosso alla qualifica di Dirigente Generale della Polizia di Stato.
Il 1° aprile del 2009 ha assunto la Direzione della Questura di Napoli, ove è rimasto fino al 25 febbraio 2011. Da Questore di Napoli, ha fatto ricorso a moduli operativi diversi intensificando anche in tale ambito i rapporti di dialogo e collaborazione con l’Autorità Giudiziaria per i reati connessi, in particolare, con l’emergenza rifiuti.
Ha, altresì, intrattenuto proficui ed intensi rapporti di collaborazione con l’Associazione Vittime della Camorra Organizzata e il mondo dell’Antiracket, partecipando alla “Passeggiata antiracket”, organizzata nel novembre 2009 dalla “Associazione Antiracket Napoli Centro per la Legalità”.
Successivamente è stato nominato Direttore Centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria, delle Comunicazioni e per i Reparti Speciali della Polizia di Stato.
Il 29 agosto del 2011 il Consiglio dei Ministri lo ha nominato Prefetto della Repubblica.
Il 13 giugno 2014 è stato nominato Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura – organo della Presidenza del Consiglio ai sensi dell’art. 11 della Legge n. 400/1988 e di Commissario per il coordinamento delle iniziative amtiracket ed antiusura – organo del Ministero dell’Interno, Presidente del Comitato di solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura.
E’ Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Gli sono stati attribuiti, inoltre, numerosi riconoscimenti, tra i quali: il Premio Internazionale Rosario Livatino (Acicastello –CT. 7 maggio 2005); il Premio Ambiente e Legalità istituito da Legambiente e dall’Associazione Libera (Ripescia – GR. 11 agosto 2007); la “Paul Harris Fellow”, massima onorificenza del Rotary Club (Messina 15 ottobre 2007); il Premio Internazionale “Colupesce” (Messina 12 novembre 2007).
In data 1° marzo 2014 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria del Comune di Enna.

Immagine dal sito www.espresso.repubblica.it

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