Regione, consulenti senza consulenze naturali

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Regione, consulenti senza consulenze naturali

Bacchettate della Corte dei Conti: «Incarichi esterni troppo generici» Resa dei conti di M5S sui dirigenti: 320 anziché 208, un terzo in più
La Corte dei Conti bacchetta la Regione: consulenze troppo “generiche”. E, dalla minoranza della Pisana, ora si chiede anche una resa dei conti sul numero dei dirigenti regionali: «quelli esterni sono il triplo del consentito, 63 invece dei 21 previsti – accusa un’interrogazione firmata dal gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle – nonostante ci sia un terzo dei dirigenti interni in più: 320 a fronte dei 208 consentiti». Nella relazione di accompagnamento del giudizio di parificazione del rendiconto regionale del Lazio, i giudici sottolineano che «anche nel 2014, come nell’esercizio precedente, si rileva l’estrema genericità nella determinazione dell’oggetto di determinati incarichi di consulenza», affidati dalla giunta regionale «sulla materia statistico-economica; sul contrasto alle discriminazioni e di tutela dei diritti fondamentali di genere; sulla tutela della memoria storica della Regione e sulle società a partecipazione pubblica». Ed ora «la Sezione ribadisce la necessità di attivare procedure di contabilizzazione e monitoraggio unitario di questa tipologia di spesa, per consentire una trasparente rilevazione contabile degli incarichi esterni». Anche perché la Regione ha «in forza 4.297 dipendenti (di cui 98 in posizione di comando)». E anche se, «sulla base dei dati contabili risultanti dal rendiconto e confermati dall’Amministrazione, nell’esercizio 2014 emerge un decremento di spesa sia rispetto alla media del triennio precedente (2011-2013) sia rispetto alla spesa dell’esercizio precedente, tutte le categorie stipendiali hanno registrato un decremento, tranne la qualifica dirigenziale a tempo determinato (+73,75%) e i collaboratori a tempo determinato (+18,30%)». Il totale dei dirigenti ha subito «nel 2014 una diminuzione di 7 unità rispetto al 2013». Ma è una dieta che non basta alla minoranza, che la giudica al contrario «ingrassante», come denunciato dai 7 consiglieri regionali dell’M5S. Per loro, infatti, «la dotazione organica dirigenziale risulta sovradimensionata: è costituita da 320 unità (inizialmente costituita in 260 unità della Giunta a cui sono state aggiunte 60 unità dalle Aree naturali protette)», quantificano i consiglieri pentastellati. I quali accusano la giunta regionale di «non aver dato esecuzione al decreto salva-Roma del marzo 2014, secondo il quale l’organico dovrebbe essere ridotto al 20%. Si dovrebbe così arrivare a 208 unità dirigenziali con 21 dirigenti esterni, mentre ad oggi ne risultano in servizio ben 63». Una struttura dirigenziale esterna che pare destinata ad allargarsi: dal mese scorso è partita «la ricerca di altri 2 direttori (Salute e politiche sociali e Sistemi territoriali e reti di sussidiarietà) nella quale viene preso atto della disponibilità numerica di personale da assumere dall’esterno al momento dell’incarico. Affermazione palesemente falsa e illegittima – denunciano i consiglieri M5S – in quanto non esiste una disponibilità numerica del personale da assumere all’esterno». Ma ci sono polemiche su incarichi e retribuzioni anche all’interno della Regione, in un “derby” fra i dipendenti regionali e quelli dell’ex Provincia di Roma comandati presso la Giunta Zingaretti. In un’altra interrogazione presentata alla Pisana, infatti, i consiglieri Silvana Denicolò e Silvia Blasi ritengono «discriminatorio il diverso trattamento economico e avanzamento di progressione concesso ai comandati della Città metropolitana». Disposizioni che «hanno portato un avanzamento di carriera per 23 dipendenti della Città Metropolitana distaccati in Regione, per cui alcuni dei quali dalla categoria D1 sono passati addirittura a D5 e D6, mentre altri dalla categoria C2 sono stati promossi a C3». Progressioni economiche orizzontali agli ex dipendenti provinciali a fronte, invece, dei «155 dipendenti di categoria C, assunti presumibilmente con regolari concorsi dalla Regione sin dal 2007, che sono in attesa di un nuovo riconoscimento economico o avanzamento professionale, possedendo il medesimo trattamento economico che avevano al momento dell’assunzione (categoria C1) pur essendo in possesso dei requisiti (laurea e valutazione dei dirigenti) previsti per legge», concludono i consiglieri Denicolò e Blasi, che chiedono «se, in conseguenza di tali progressioni, non siano stati oltrepassati i limiti della spending review».

dal sito www.iltempo.it

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