“MIGRANTE ECONOMICO” O “RICHIEDENTE ASILO” Intervista a René Manenti, Direttore della Fondazione Centro Studi Emigrazione di Roma

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La missione del CSER è sostenere i diritti dei migranti. Che rapporti avete con la Caritas e la Comunità di Sant’Egidio?

“Siamo in contatto con la Caritas perché la Fondazione Centro Studi Emigrazione fa parte della rete scalabriniana. Finora abbiamo avuto dei colloqui con la sede di via Marsala ma non delle collaborazioni fisse. Siamo maggiormente in contatto con la Fondazione Migrantes, mentre con la Comunità di Sant’Egidio non ci sono state cooperazioni, anche se in futuro ci piacerebbe averne la possibilità. Il nostro fine specifico è lo studio, la ricerca, la riflessione sui flussi migratori e sulla mobilità umana, con un’attenzione particolare alla formazione. Attraverso questo lavoro crediamo si sostengano anche i diritti dei migranti.”

In questo periodo quali sono le vostre attività principali?

“Innanzitutto pubblichiamo una rivista scientifica – “Studi Immigrazione” – edita in quattro numeri all’anno, uno ogni tre mesi. È una rivista che diffonde articoli di carattere scientifico sulla mobilità umana con approccio interdisciplinare. La seconda attività è quella della biblioteca: curiamo una biblioteca specializzata sulla mobilità umana che raccoglie circa cinquantamila volumi. Probabilmente è una delle biblioteche specializzate più grandi d’Italia, inoltre è aperta al pubblico ed attiva da quando il Centro Studi è stato fondato, quindi da più di cinquant’anni. Il terzo polo d’attività è quello della progettazione, dello studio e della ricerca. La quarta gamma d’attività riguarda i convegni e i seminari: l’ultimo del 2015 è stato organizzato dal nostro ufficio comunicazione con la rappresentanza in Italia della Commissione Europea e verteva sugli attuali flussi di arrivi in Europa, ovvero su quella che viene comunemente chiamata la “crisi migratoria”. Un altro convegno tenutosi lo scorso dicembre trattava dell’immigrazione in Italia, con particolare attenzione alla nuova legge sulla cittadinanza attualmente in discussione al Senato, confrontata con la ripresa dei flussi migratori degli italiani verso l’estero (in particolar modo verso Londra), fenomeno che sembrava esaurito negli anni ‘70 del secolo scorso.”

Come avete analizzato il dato della forte immigrazione che in questi anni si sta verificando dall’Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa? A quale conclusione siete arrivati?

“L’Europa è da molti anni meta di immigrazione, anche se negli ultimi due anni abbiamo iniziato a percepirne il flusso inarrestabile. Dovremmo ricordarci che in nazioni come la Francia, l’Inghilterra, la Spagna e la stessa Italia l’arrivo di cittadini stranieri è cominciato silenziosamente negli anni ‘80, e da allora continua. Infatti anche in Italia le famiglie di cittadini stranieri sono arrivate alla seconda o terza generazione. Quindi si tratta di rivedere la legge sulla cittadinanza: ci sono realtà alle quali diamo meno attenzione ma che – se andiamo a vedere i numeri – sono altrettanto importanti, come quelle delle persone nate sul territorio italiano da coppie miste o da genitori nati all’estero, perchè questi cittadini hanno un loro peso e ne avranno sempre di più.”

La vostra opinione sulle iniziative repressive messe in atto dalla Comunità Europea nei confronti dei migranti.

“La Comunità Europea sta gestendo una situazione d’emergenza: questo non vuol dire che in passato non ci fossero arrivi, ma negli ultimi due anni sicuramente i numeri si sono moltiplicati, anche perché molti dei migranti sono richiedenti asilo o titolari di protezione internazionale. Infatti nel caso dei siriani sarebbe più corretto parlare di “rifugiati”. Una delle difficoltà d’Europa è che la politica migratoria è gestita dai singoli stati, quindi non c’è possibilità di definire a livello centrale una linea d’azione comune. Finora l’atteggiamento della Comunità Europea è stato quello della risposta all’emergenza, mentre dovrebbe trovare una soluzione coerente ed unitaria definendo una strategia che preveda sia l’accoglienza che l’inserimento lavorativo, sociale e culturale.”

Nella “crisi migratoria” che ruolo ha avuto la nascita dell’Isis?

“È una realtà inseritasi negli equilibri geo-politici di alcune regioni. Sicuramente ha determinato che, in alcuni casi, l’immigrazione o l’appartenenza alla fede islamica sia stata equiparata al terrorismo, come è successo negli Stai Uniti. Se è vero che tutti gli appartenenti all’Isis professano la fede islamica, non si può dire che tutti i fedeli islamici siano terroristi. Quindi dal punto di vista dei flussi migratori non ha fatto altro che aggravare i respingimenti, aumentati per la paura.”

La differenza tra immigrazione di guerra ed immigrazione di povertà.

“Ultimamente queste differenziazioni sono messe in discussione perchè partono sempre da concetti teorici che definiscono solo “in teoria” una categoria. La realtà stravolge le nostre categorizzazioni, anche se la terminologia “migrante economico” o “richiedente asilo” ha ancora valore.”

Si può fare una distinzione tra immigrati poveri ed immigrati non poveri? E se sì, quale?

“Viene sicuramente fatta. Infatti si parla di “fuga di cervelli” per far riferimento ad un flusso di migranti qualificati. La distinzione tra “ricco” e “povero”, sia in demografia che in sociologia, è relativa quindi preferisco usare altre caratterizzazioni perché questa la considero più una costruzione (o costrizione) mentale che una distinzione reale. Indubbiamente ci sono alcune tipologie di migranti che hanno più risorse e che – nel momento in cui emigrano – hanno più soldi da spendere. Questo concetto non vale per i rifugiati o i richiedenti asilo, perché un individuo che nel paese d’origine rischia la vita parte a prescindere dalla condizione economica in cui si trova. Comunque è storicamente e scientificamente provato che non si parte dalle zone più povere del pianeta, perché anche partire è un investimento economico non indifferente, quindi non migrano “i più poveri tra i poveri”. Generalmente i migranti, rispetto alla situazione in cui vivono, sono persone che dispongono di minime possibilità economiche che consentono loro di pagare le spese legate agli spostamenti, molto spesso irregolari, quindi di pagare i trafficanti di esseri umani o smugglers.”(Italiani Italiani nel Mondo)

Padre René Manenti1 - www-futuroquotiano-comLa Fondazione Centro Studi Emigrazione – Roma (CSER) è un’istituzione con finalità culturali avviata nel 1963 dai Missionari Scalabriniani, ovvero i missionari di San Carlo. Il Centro studia il fenomeno migratorio con un approccio interdisciplinare, approfondendo gli aspetti sociologici, demografici, storici, economici etici e legislativi della mobilità umana. Il CSER è inoltre membro dello Scalabrini International Migation Network, organizzazione fondata con lo scopo di sostenere i diritti delle persone in mobilità in tutto il mondo. Abbiamo incontrato il Presidente e Direttore del CSER, padre René Manenti, scalabriniano nato a Brescia nel 1972 con un dottorato in sociologia conseguito alla Fordham University di New York.