SPECCHIO RIFLESSO, IL CONFRONTO TRA PD E M5S

Elaborazione Immagine di Carla Morselli
Elaborazione Immagine di Carla Morselli

Specchio riflesso, il confronto tra Pd e M5s

 

L’argomento del riconoscimento dei diritti alle coppie omosessuali (e con loro al Paese in questo più arretrato di Europa) è troppo importante per fare una polemica spicciola.
I numeri al Senato ci sarebbero, se i principali partiti tenessero fede alle loro posizioni dichiarate. Ma sappiamo che nel Pd (che ora attacca i 5s, pur sapendo di avere un 30% di senatori che non sono intenzionati a votare la legge del loro gruppo) è stata dettata tempo fa dal premier-segretario-comandante in capo la linea della «la libertà di coscienza» (quella negata su altri temi, ma che cosa volete che sia) e così ha fatto il movimento di Di Maio, che ha se ci pensate un problema analogo al Pd: volendosi rappresentare come trasversale, né di destra, né di sinistra, non può precludersi una parte di elettorato (in questo caso, quella a destra).
Pd e M5s si specchiano e il risultato è quello di due centri che si confrontano tra loro, si potrebbe dire. Anche i loro leader tendono sempre di più ad assomigliarsi, in un rapporto di analogie che era (lo scrivo dal 2012) abbastanza scontato.
Peraltro, in entrambi i casi, non si capisce chi decide, né come si articolano quelle decisioni. E anche dal punto di vista programmatico, le posizioni si scambiano e un esempio molto forte si registrò in occasione della votazione della legge di stabilità: il Pd aveva promesso di non intervenire sulle tasse sulla prima casa, mentre poi ha votato per l’abolizione a prescindere dalle condizioni economiche delle persone. Il M5s lo aveva proposto in campagna elettorale ma poi ha votato contro alla stabilità (anche per altre ragioni, s’intende).
Lo slogan «sono tutti uguali» con cui il M5s si era imposto in campagna elettorale compie la propria profezia: del resto, l’Italicum favorisce equivoci successivi, da una parte quelli che rappresentano la sinistra e la destra insieme, dall’altra quelli che non sono né di destra, né di sinistra.
Da tempo sostengo che ci voglia un programma chiaro, che si presenti e si discuta e ‘maturi’ nel confronto con gli elettori. E che si scriva. E che si segua con coerenza. Sulla base di una cultura politica che non sia soltanto la negazione di quella degli altri, ma che sappia costruire un profilo programmatico certo.
Per esempio, sono personalmente convinto che si debbano introdurre i matrimoni egualitari con le adozioni (e che le adozioni possano essere anche aperte ai single). L’ho scritto quando stavo in maggioranza, lo scrivo anche ora. Dicono: è una posizione minoritaria. Rispondo: è una posizione giusta, sulla quale costruire, perché a me piace la politica così. Non l’occhiolino a destra e a manca, non il partito di tutti e di nessuno.
Segnalo per altro che tra finte e controfinte, di solito la palla finisce a destra, sul versante della conservazione. E come cittadino, sinceramente, lo trovo molto sbagliato.