RICORDO SEMIOTICO
di Carla Morselli

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RICORDO SEMIOTICO

Umberto Eco per “eternarsi” ha scelto i romanzi ma la sua investigazione usava strumenti della ragione: indagare i segni e il linguaggio attraverso la filosofia e l’arte di farsi domande a partire dalla realtà era l’intento.
Come in uno specchio, voleva far ridere la verità, come chi ne ha subito gli inganni, definiva la verità una passione insana, di cui liberarsi con umorismo.
Eco cercava di smontare le illusioni quotidiane attraverso un pensiero che si cerca, che “deve”

Umberto Eco
                           Umberto Eco

raggiungere il sapere, anche a costo di capire male. Non ha mai smesso di essere un professore e uno studente allo stesso tempo; quindi ogni interpretazione era da provare, lui pensava, scientificamente.
Ha scritto su tutto, riflettendo e meditando sulla condizione umana e, sempre e a ragione, irritato dalla superficialità dei media.
Era contro un’informazione che non si verifica costantemente.
La radice del suo lavoro era la filosofia, fin dal medioevo, secolo che aveva studiato profondamente, da cui era affascinato, su cui investigava cercando di liberarne la luce e la vitalità, infatti la sua tesi di laurea era stata sul pensiero estetico di San Tommaso D’Aquino, vale a dire sul modo di concepire teologicamente il rapporto Dio-natura-uomo-bellezza.
Del resto la sua analisi della realtà attraverso l’interpretazione dei sistemi di segni non nasconde una filosofia morale, che svela il filosofo vestito da investigatore e da scienziato, professore dunque, al limite del pedante per analisi soventi quasi estenuanti.
I temi che ha affrontato da narratore sono stati quelli più oscuri I cavalieri Templari, Il sacro Graal, la Sacra Sindone ecc… quasi fosse attratto dall’irrazionale per dimostrarne la tirannide e la natura complottista.
Resisterà al tempo il suo “essere visionario” che fa appello alla logica e alla scienza e quella concezione del romanzo come una “macchina per generare interpretazioni” riconoscendo i limiti dell’interpretazione stessa. Abile narratore ci incastra a cercare nelle biblioteche del sapere, l’origine del pensiero occidentale e le sue debolezze che sono capaci di sfociare nelle ideologie estreme della violenza e nella guerra.
Le parole quindi non come nudi nomi ma armi per capire e per restare, per durare nel tempo, strumenti, istruzioni per l’uso per rintracciare se non la verità almeno l’autenticità dei fatti e il peso delle intenzioni.
Questo ci lascia Umberto Eco che ha cercato di innovare usando gli strumenti della tradizione contro i tradizionalismi, nella continua inevasa richiesta di senso.

Immagini dal sito www.foliamagazine.it; www.panorama.it