INTERVISTA AD UN ITALIANO NEL MONDO: GUIDO PICCOLI A LONDRA

Elaborazione Immagine di Carla Morselli
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Per la prima volta al secondo posto tra gli stranieri in arrivo, tra il 2014 ed il 2015 gli italiani approdati a Londra sono stati 57.600 rispetto i 42.000 dell’anno precedente: una crescita delGuido Piccoli 37%. I dati – diffusi dall’Istituto di Statistica britannico – fanno riferimento ai soggetti che hanno ottenuto il National insurance number, una sorta di codice fiscale che ha funzione previdenziale e sanitaria. Guido Piccoli, trentacinquenne veneto, a Londra si è trasferito nel 2010, quando di anni ne aveva ventinove. La sua esperienza è molto diversa da quella di tanti connazionali, perché Guido non è arrivato a Londra in “cerca di fortuna”, ospite di un amico o per lavorare come cameriere in un pub, ma perché assunto come business analyst dal Parlamento britannico, presso il quale ha lavorato per tre anni.

Quali esperienze formative e lavorative hai avuto in Italia prima di trasferirti all’estero?

“In Italia ho lavorato per quattro anni in una società di consulenza che operava principalmente nel settore finanziario dove ho potuto imparare il mestiere del consulente. La mia laurea in biotecnologie, infatti, non è il tipico titolo di studio ricercato da banche e assicurazioni ma il percorso universitario è stato certamente un’ottima palestra per sviluppare impegno e determinazione nel raggiungimento degli obiettivi.”

Come sei riuscito ad ottenere un posto di lavoro al Parlamento inglese? Perché bravo, fortunato o ti sei fatto raccomandare?

“Ho semplicemente inviato la mia candidatura online ad un’offerta di lavoro trovata sul sito del Parlamento britannico. Credo di essere stato fortunato e bravo allo stesso tempo: devo aver fatto una buona impressione durante i colloqui e sono stato la persona giusta al momento giusto. In tutta onestà, penso che abbiano chiuso un occhio sul mio inglese e abbiano voluto scommettere su di me, ma non ho ricevuto nessuna raccomandazione.”

L’Italia è un Paese da abbandonare?

“No, l’Italia è un Paese da valorizzare ed aiutare a crescere. Non mi sono trasferito a Londra perché non trovavo lavoro in Italia. Ero alla ricerca di un cambiamento ed ho deciso di cercare lavoro all’estero. Sento molto parlare di connazionali che emigrano perché ci sono più opportunità al di fuori dell’Italia e mi sento – in parte – responsabile di non contribuire al miglioramento dello status quo lavorativo del mio Paese.”

Ci ritorneresti?

“Vorrei ritornare a casa, ma non subito. Vorrei continuare a lavorare a Londra per alcuni anni ed acquisire una più solida esperienza da poter reimpiegare in un lavoro in Italia. Questo è il piano a medio termine, ma tutto dipende da cosa mi tratterà nel Regno Unito nel prossimo futuro e se la mia figura professionale sarà rivendibile nelle aziende italiane.”

Perché gli italiani sono ancora ricercati all’estero?

“Non ho dati alla mano anche se mi capita di incontrare parecchi italiani che lavorano in negozi o bar. Probabilmente un aspetto che concorre ad assumerli è il fatto che gli inglesi non cercano questi lavori e il “buco” viene colmato dagli stranieri. L’altro aspetto – basato unicamente sulla mia esperienza – è quello della flessibilità e della determinazione: se sei disposto a lasciare famiglia ed amici per immergerti in una cultura e in una lingua diverse dalle tue, lontano da casa, significa che credi veramente in quello che stai facendo e ce la metterai tutta per ottenere risultati.”

Pensi che l’applicazione della Riforma del Lavoro – il JOBS ACT – sarà un incentivo per gli investitori esteri in Italia e sbloccherà l’economia favorendo l’occupazione?

“Non sono sicuro che si possano già vedere i frutti della Riforma del Lavoro. Se il Jobs Act riuscirà a garantire una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro ed una sensibile crescita occupazionale, credo che gli investitori esteri busseranno presto alla nostra porta, soprattutto se saranno attratti da incentivi e se riusciremo a pubblicizzare efficacemente i benefici derivanti dagli investimenti nelle nostre aziende.