Le lezione di Giulio Regeni e le verità d’Egitto

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Le lezione di Giulio Regeni e le verità d’Egitto

C’è una macabra nemesi nelle stravaganti versioni sulla morte di Giulio Regeni che arrivano da Il Cairo. Come la sceneggiatura scritta male di un pessimo film. In italiano c’è un modo di dire: «Macché verità d’Egitto?». Si usa per bloccare sul nascere il tentativo di mentire, di dire il falso, di prenderci in giro. E se dal primo momento, da quando cioè le ricostruzioni dei vari portavoce di altrettanto stravaganti commissariati di polizia erano già palesi depistaggi, almeno non avevano l’arroganza di voler sembrare autentici, di fornire prove posticce, di prenderci per un Paese, e soprattutto per un popolo, che si mette a tacere con quattro fesserie. Ma attenzione, Italia, a non dimenticarti chi sei. Se vuoi davvero arrivare in fondo a questa storia. E se vuoi davvero rispettare Giulio Regeni.
Forse Sisi non lo sa, ma a pochi chilometri da Fiumicello, il paesino del Friuli dove Giulio è nato e dove vive la sua famiglia, c’è la tomba di un intellettuale che amava e rispettava: Pier Paolo Pasolini. Ricercatore di verità scomode, come lui. Morto, come lui. Pronto a denunciare lo Stato, in questo caso l’Italia, per l’omertà e i depistaggi che a sua volta hanno connotato molti dei nostri casi di Stato. Terrorismo, rapimento Moro, stragismo. Non siamo un Paese che può dare lezioni di trasparenza a nessuno. Non a cuor leggero.
Ricordiamocelo bene prima di sfilare sui giornali e in televisione imbevuti di retorica. Anche noi, quando allo Stato comodava, abbiamo raccontato bugie. Siamo il Paese che non ha messo davvero la parola fine praticamente a nessun delitto di stato da Matteotti in poi. Quindi, mentre critichiamo l’Egitto, per le bugie che racconta, teniamo bene in mente la curiosità spontanea di Regeni, la voglia di sapere, la sua missione di studioso, non trasformiamola in un geroglifico incomprensibile, come certe teorie che ci arrivano dall’Egitto, impariamo a rispettare la sua lezione: la ricerca della verità vuol dire fatica, dolore, sofferenza.
Altrimenti ci troveremo a dividerci ancora una volta, a essere tifosi di questa o quella teoria sulla morte di Regeni. E la morte di Giulio non sarà servita nemmeno a questo. A capire quanto un popolo come il nostro abbia bisogno di imparare dalla sua storia. E da un ragazzo di 28 anni che non c’è più.
Era prevedibile che succedesse, così come era prevedibile che non reggesse alla distanza. Quello che non era prevedibile è che davvero il governo egiziano stesse lavorando non a un’indagine seria, bensì a una specie di copione teatrale per salvare capra (l’estraneità del governo Sisi) e cavoli (i rapporti con il governo italiano). Sembra il “piove governo ladro”. Troppo facile per essere vero, finché un giorno ti accorgi che è vero.
La goffaggine con cui alcuni personaggi di regime del maresciallo-generale, ora presidente, Sisi cercano di venderci questa messa in scena, con tanto di uccisione di presunti criminali comuni e ritrovamento, in bella mostra, di tutti i documenti di Giulio è talmente hollywoodiana da suonare come un’ammissione di colpa. Sembra dirci la sceneggiatura egiziana: siamo così coinvolti in questa drammatica e assurda vicenda di tortura e di morte, da non riuscire a non essere ridicoli quando cerchiamo una spiegazione differente, che regga, che ci assolva, che sposti l’attenzione legittima dell’Italia altrove.
La lezione di Giulio è dunque a tutti i politicanti d’Egitto. E dentro ci metto quelli del Cairo e quelli italiani che, come da proverbio, si scannano l’uno contro l’altro per dire che hanno ragione loro. Che si sostituiscono al vero protagonista della vicenda, che usano la morte di Giulio per salire in scena. Perché noi siamo un Paese stravagante, ma non poi così stravagante. E la fantasia egiziana oggi si scontra con la faciloneria della nostra retorica. Del nostro tifo. Della nostra poca equidistanza dai fatti. Proprio quella che denunciava Pasolini, quando scagliava sul suo Paese le accuse che oggi scagliamo contro gli altri.

dal sito iltirreno.gelocal.it