L’ARGENTINA SANA I TANGO BOND MA PAGA CON L’INFLAZIONE IL LIBERISMO DI MACRI
di Elisa Josefina Fattori

Portrait of a boy with the flag of Argentina painted on his face

Il 10 dicembre 2015 Mauricio Macri è diventato il primo Presidente argentino, democraticamente eletto, non appartenente né al partito di centro UCR, né al partito peronista. L’ex imprenditore – famoso per essere stato Presidente della società sportiva Boca Juniors – è figlio di Franco Macri, uno degli uomini più potenti d’Argentina: nato a Roma da genitori calabresi e trasferitosi nel 1949 in Sud America, è patriarca della Socma, holding che fattura oltre cinque miliardi di dollari l’anno.
Il liberista Macri è stato eletto Presidente con un programma politico proiettato sul risanamento dell’economia tramite gli investimenti, sull’apertura economica, sull’eliminazione della povertà e sulla lotta al narcotraffico, problemi lasciati in eredità dal precedente governo di Cristina Fernàndez de Kirchner (2011 – 2015), durante il quale il deficit era arrivato al 5,8% ed era ancora bloccato l’accesso ai mercati internazionali di credito a seguito dello scandalo dei “Tango Bond” del 2001 e dell’amministrazione controllata in vigore dal 2014. Infatti dal 2002 è in corso un contenzioso con la giustizia statunitense determinato dall’insolvenza – da parte del governo argentino – dei titoli di Stato ai risparmiatori (molti dei quali italiani) che li avevano acquistati.
L’infiltrazione del traffico di stupefacenti nelle strutture dello Stato è oltretutto emersa completamente a gennaio, dopo l’evasione di tre sicari che accusavano un esponente del governo kirchnerista di far parte del narcotraffico.
Appena insediato Macri ha eliminato i controlli sul capitale che inibivano l’acquisto di valuta estera, ha limitato le misure protezioniste e di controllo sui prezzi, ha accresciuto i tassi d’interesse, ha ridotto o annullato le imposte e i limiti delle esportazioni dei generi alimentari, minerari e dei prodotti manifatturieri e – nell’intento di ridurre il debito pubblico – ha aumentato fino al 500% il costo, fino ad allora irrisorio, dell’energia elettrica. A seguito dell’introduzione di queste misure il valore del dollaro è salito del 52% e l’inflazione del 33% rispetto al 24% dello scorso ottobre. La banca centrale è stata costretta a stampare moneta per sopperire ai buchi di bilancio.
Non c’è inflazione senza recessione ed aumento della disoccupazione. Nei primi due mesi del 2016 108mila argentini sono stati licenziati, ma in un terzo dei casi si è trattato di dipendenti pubblici accusati di essere ex militanti politici di sinistra. Si pronostica quindi una diminuzione del Pil dello 0,3% ed una crescita del tasso di disoccupazione dal 7,3% all’8,3%. Macri si è tuttavia dichiarato favorevole alla possibilità per il Mercosur – l’unione doganale di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela – di aprire il “libero scambio” con l’Europa e gli Stati Uniti, anche se la proposta entra in contraddizione con l’aumento dei tassi di interesse statunitensi e con la fuga dei capitali, dovuta al calo dei prezzi delle materie prime.
L’Argentina a marzo 2016 è tornata sul mercato dei Bond internazionali e grazie al “gioco”delle emissioni – permesse dagli accordi con gli obbligazionisti – si pagheranno i debiti tramite altri debiti. Macri ha raggiunto l’accordo con gli hedge fund (fondi speculativi) offrendo 4,65 miliardi di dollari contro i 9 miliardi chiesti dai fondi, con il rimborso del 150% del valore nominale dei Bond.

Mauricio Macri
                               Mauricio Macri

Un obiettivo importante del programma di Mauricio Macri in campagna elettorale è stato “riconciliare tra loro gli argentini dopo troppi anni di divisione” ma le tensioni tra la popolazione permangono: proprio lo scorso 23 marzo Barack Obama – arrivato a Buenos Aires per un incontro con il Presidente nel giorno del quarantesimo anniversario del colpo di stato del generale Jorge Videla – ha annunciato che sarebbero stati desecretati i documenti dell’esercito statunitense e della Cia riguardanti il periodo della dittatura militare (1976-1983). Lo stesso giorno il Vaticano ha aperto gli archivi della Santa Sede relativi agli anni delle dittature latinoamericane riguardanti l’Uruguay e l’Argentina, nazioni dove la presa di potere fu particolarmente violenta, con l’obiettivo di ricostruire la sorte dei desaparecidos o dei loro figli. Nei primi tre mesi di mandato il gradimento dell’amministrazione liberista di Macri è sceso dal 72% al 52%, e l’8 aprile un magistrato argentino ha chiesto di aprire su di lui un’inchiesta: dai “Panama papers” risulta infatti essere il direttore di due società offshore. Mauricio Macri dovrà necessariamente continuare ad avere consenso e margine di manovra sociale per portare avanti il suo programma d’innovazione e riforme.

Immagini dal sito www.entinoprofit.org; www.nacionalcordoba.com.ar