Satana ospite al Quirinale per esorcizzare il Male

Opera di Camilla Ancilotto
                     Opera di Camilla Ancilotto

Satana ospite al Quirinale per esorcizzare il Male

“Dai primi del ‘900 – secondo l’Apocalisse – Satana è stato buttato sulla terra e si sta manifestando in tutti i modi. Sta lavorando tra di noi. Siamo talmente circondati dal Male che non ce ne rendiamo più conto, ormai è la normalità. In realtà oggi non c’è una rappresentazione vera del Male, ce ne sono tantissime: il Diavolo è l’immagine dei bambini annegati in mare che arrivano in Europa con i barconi, ma può essere anche dentro ad un quadro. Dobbiamo riconoscerlo ed affrontarlo.” Così l’organizzatore Emilio Sturla Furnò introduce la mostra “In Arte Belzebù – Peccati d’Artista che esorcizzano il Male”, inaugurata il 14 aprile a Roma in via Piacenza 1 – e visitabile fino a sabato 16 – presso il Complesso Monumentale dei Dioscuri al Quirinale.
Il Male ci interessa, sempre di più. Infatti tutto quello che di “negativo” ci propongono i media attira maggiormente la nostra attenzione rispetto alle “notizie positive”. Il Male è presente tra di noi, e se c’è il Male c’è il Diavolo, chiamato anche Lucifero, Satana o Belzebù. In passato le sue immagini venivano commissionate dai padri della chiesa, erano veri e propri ritratti diventati – nel corso dei secoli – iconografia del Maligno. Ma gli artisti di oggi come lo vedono?
Ce lo mostrano in oltre cinquanta opere: Paola Romano, Camilla Ancilotto, Margherita Lipinska, Eugenia F. di Napoli, Sonia Ceccotti, Laura Sindici, Ekaterina Malakhova, Ewa Kuzniar, Constantin Migliorini, Alik Assatrian, Margherita Gazzolo, Gianluigi Contesini, Priscilla Contesini e Ferdinando Gatta, quattordici artisti quasi tutti appartenenti alla scuderia GALL’ART ROMA, agenzia d’arte contemporanea che lavora a livello internazionale promuovendo giovani talenti emergenti.
Ogni artista ha interpretato Satana in modo personale. Sicuramente colpisce il lavoro di Camilla Ancilotto: servendosi di prismi mobili ha raffigurato un diavolo che si trasforma – muovendo i prismi – in Gorge Bush o in Osama Bin Laden. La Ancilotto ci suggerisce che il Diavolo si nasconde anche in immagini insospettabili e che dietro ad un’immagine se ne può celare un’altra, solo in apparenza contrastante.
L’artigiano-artista Gianluigi Contesini ha ideato un manichino particolare formato da resina rosso sangue che – che salendo dal basso – si materializza in un corpo, ed una diavolessa a grandezza naturale che esce dal muro ad ali spiegate. Nelle foto di Priscilla Contesini una donna terrorizzata siede su un cumulo di teste di manichini, vuote ed inespressive.
Le cinquanta opere mescolano la paura, l’attualità, il gioco. Come nel lavoro della grafica Ekaterina Malakhova, che ha rappresentato il Diavolo nei panni di Bart Simpson, un diavoletto dispettoso. Quasi a ricordarci che mentre in passato la figura di Satana veniva mostrata nelle chiese per intimorire i fedeli, oggi l’immagine che tutti ci aspettiamo è goliardica. La tv e il cinema lo rappresentano in chiave horror, fantasy o in commedie stile “Il Diavolo veste Prada”. Il Diavolo è diventato un personaggio “malignetto”, perfido ma sicuramente affascinate: pensiamo ad Al Pacino in “L’Avvocato del Diavolo” e al “Piccolo Diavolo” di Roberto Benigni.
Questa mostra fa capire al visitatore che l’artista è una figura libera e dietro al suo lavoro c’è semplicemente l’espressione che nasce dall’emozione: esorcizza il Demonio, sia perché la sua mano è intrisa di creatività, sia perché l’arte è un’espressione divina. Secondo questa logica è Dio che ispira l’artista, anche nella rappresentazione di Satana. La contraddizione sembra incredibile, ma se l’arte raffigura il Male allo stesso tempo lo può esorcizzare.