I BENI CULTURALI ITALIANI “A PEZZI”
di Sabrina Corradi

Elaborazione Immagine di Carla Morselli
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Per i nostri beni culturali non c’è spazio, quantomeno per una cultura che non produce reddito. Un perverso controsenso in un Paese incapace di investire economicamente nel proprio patrimonio immenso quanto trascurato culturale, sola via d’uscita per incrementare occupazione e produzione di cultura ed eccezionale fonte di ricchezza per lo Stato.
Il 14 luglio 2014 entrava in vigore, in applicazione del cosiddetto “decreto Franceschini” del 27 giugno (n. 94), ogni prima domenica del mese porte aperte gratuitamente ai principali luoghi della cultura italiani.
L’iniziativa venne vista come una rivoluzione, o almeno così venne presentata, molto stimolante sul piano educativo, se non altro per il coinvolgimento innanzitutto delle nuove generazioni.
Ci stiamo rendendo conto che l’Italia soffre di una perniciosa ignoranza.
Per questo motivo e molti altri, l’apertura gratuita dei musei, seppure limitata a un singolo giorno al mese, non può che essere considerata che positivamente come, purché rispetti la regola di essere stimolo per studi, educazione e passione per i fruitori, caratteristiche inscindibili dalla conservazione e dalla corretta godibilità dei luoghi. Facciamo un esempio: esaminiamo i casi degli scavi di Pompei e della Reggia di Caserta, tra i luoghi di cultura in assoluto più gettonati, nelle domeniche del 5 aprile e del 3 maggio 2015 sono stati letteralmente presi d’assalto da migliaia di visitatori selvaggi, che, attirati dall’ingresso gratuito, hanno trascorso l’intera giornata bivaccando sugli spazi, devastando prati e aiuole, consumando cibi e bevande in zone proibite, lasciando rifiuti fuori dai contenitori preposti e imbrattando con scritte goliardiche i monumenti esterni.
A Pompei l’affluenza massiccia, oltre i limiti di tolleranza, ha provocato la rottura del sistema idraulico delle vasche di raccolta dei liquami prodotti dal punto di ristoro, liquami fuoriusciti che si sono sparsi negli scavi. Tali atroci situazioni fanno capire come l’iniziativa ministeriale, se non rielaborata, contribuirà a massacrare ulteriormente il patrimonio culturale anziché valorizzarlo.
Da Pompei a qualsiasi altro sito culturale d’Italia, il discorso non cambia, anzi… pensiamo solo allo sfascio di Roma! Un fatto è certo senza un minimo progetto per mettere ordine nell’attuale disperazione e senza soprattutto il personale qualificato non se ne esce e a farne le spese è l’ormai decrepito patrimonio del Paese.

Elaborazione Immagine di Carla Morselli
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Per non parlare del turismo, del turismo di massa, vera piaga delle Città d’Arte italiane.
In occasione del flop del Giubileo, si è assistito ad un vero e proprio “turismo medievale”, vale a dire un popolo di “erranti camminatori” che hanno affollato Roma, intasandola, in tutti i sensi, occupando e deturpando quei pochi e malandati servizi della città: autobus, metropolitane, fontane, fogne etc… organizzandosi per dormire in rimediati scantinati spacciati da malavitosi denominati molto impropriamente bed and breakfast, controlli delle autorità praticamente inesistenti.
Colpa del Giubileo e del Papa? Non del tutto, in parte.
Le autorità religiose dovrebbero cooperare con le istituzioni per spostare fuori dai centri storici le grandi manifestazioni. Così come non è più possibile autorizzare percorsi nel centro storico di maratonine, cortei, e quanto possa distruggere ancor più la storicità delle città.
Dunque le colpe sono da addebitare alla mancanza di sensibilità culturale delle istituzioni intimidite via via da Chiesa, partiti, sindacati e compagnia cantante, sempre e comunque ai danni dei cittadini!
E’ quindi ormai divenuto inderogabile e speriamo obbligatoria la collaborazione tra scuola, università, soprintendenze, musei e associazioni per creare progetti culturali rivolti alle differenti fasce di visitatori, con un aumento del personale formato .
Occorrerebbe cambiare il termine “sistema dei beni culturali” in “ gestione integrata di reti e sistemi culturali”, conferendo questa apposizione si potrà considerare la gestione del bene culturale in termini moderni con una normativa dedicata, che consideri tale gestione una vera azienda con entrate e uscite e non una eterna voragine! Invece che disfarsi delle biglietterie dei musei per concederli in curiosi affidamenti a poche società, sempre le stesse, si cominci a formare giovani leve per gestire direttamente gli ingressi e la sicurezza nei musei, questa una delle tante risorse ….
Ministro Franceschini, uno dei pochi ministri che fa il suo dovere senza strombazzarlo, provi a prendere in considerazione queste modeste riflessioni, grazie.

di Sabrina Corradi