Migranti e profughi: l’impegno Caritas

Griekenland 10 september 2015 Vele vluchtelingen willen de grens over steken naar Macedonie. De politie van Macedonie laat ze passeren maar dat gaat gepaard met veel schreeuwen en soms slaan. foto: ARIE KIEVIT
                Griekenland 10 september 2015

Migranti e profughi: l’impegno Caritas

Di stretta attualità è il dramma dei profughi al confine tra Grecia e Macedonia, di cui si è tornati a parlare grazie anche alla visita di Papa Francesco a Lesbo lo scorso 16 aprile. Sono soprattutto siriani, iracheni e afghani, tra cui molte donne e bambini, i rifugiati che stanno percorrendo la strada della speranza per arrivare nel Nord Europa, attraversando tutta una serie di paesi che, colti di sorpresa, sono sprovvisti di programmi di accoglienza specifici.
Prima e dopo l’accordo tra Unione Europea e Turchia la Caritas insieme ad altri organismi aveva denunciato alcuni rischi ed espresso perplessità (vedi lettera al Presidente del Consiglio del 15 marzo 2016 e del 21 marzo 2016).

“Un’emorragia continua perché la comunità internazionale resta inerte e non affronta le cause a monte di questa tragedia umana” sostiene don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana. Una crisi umanitaria che va affrontata come tale. La vera emergenza si è venuta a creare nei luoghi di transito dei migranti, totalmente inadatti all’accoglienza, per cui migliaia di persone al giorno si sono trovate ad attraversare o a sostare in luoghi in cui non ci sono posti-letto, presidi medici, toilette e docce per l’igiene personale, distribuzione di cibo, spesso manca addirittura l’acqua potabile.

Caritas continua il suo impegno sia nei Paesi d’origine (vedi la Campagna Il diritto di rimanere nella propria terra”), nei Paesi lungo tutte le rotte dei profughi sia in Italia per l’accoglienza che nelle varie aree di crisi. In Siria e nei Paesi limitrofi, a Gaza, in Iraq fornendo alloggi, assistenza sanitaria, cibo, generi di prima necessità, istruzione, protezione a donne e bambini, assistenza psicologica per traumi causati dal conflitto. Nell’Europa dell’Est le Caritas dei paesi maggiormente coinvolti, con il sostegno di Caritas Italiana, si sono attivate per portare aiuti a questa marea umana priva di tutto: generi alimentari, acqua, materiale per l’igiene, pannolini per i neonati. E soprattutto una parola di conforto nei tanti bivacchi di fortuna che si incontrano nelle città di questi paesi.

Caritas Italiana ha inoltre realizzato diverso materiale, a partire da un Dossier su accoglienza profughi (.pdf) per informare sulla situazione nei vari contesti, dai Balcani al Mediterraneo e contribuire alla conoscenza di un fenomeno dai tratti molto complessi che negli ultimi mesi ha assunto una dimensione globale. Il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana  ha approvato un Vademecum con una serie di indicazioni pratiche per le Diocesi italiane circa l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati in Italia e per la solidarietà con i paesi di provenienza dei migranti. In Italia, la Chiesa italiana, già in prima linea nella prossimità ai migranti, indica così alle comunità locali chi, dove, come, quando accogliere, in risposta all’appello lanciato da Papa Francesco il 6 settembre 2015. Un appello del Papa che ha trovato infatti le nostre Chiese già da tempo in prima fila nel servizio, nella tutela, nell’accompagnamento dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Infatti, su circa 95.000 persone migranti – ospitate nei diversi Centri di accoglienza ordinari (CARA) e straordinari (CAS), nonché nel Sistema nazionale di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) – diocesi e parrocchie, famiglie e comunità religiose, accolgono oltre 20.000 migranti.
Durante il 38° Convegno delle Caritas è stato diffuso il Rapporto  “La primavera dei profughi e il ruolo della rete ecclesiale in Italia” (.pdf), aggiornato ad aprile 2016.

Nello specifico Caritas Italiana ripropone una progettualità già sperimentata in una decina di Diocesi nel corso del 2012. Si tratta del  progetto “Rifugiato a casa mia” che vede il coinvolgimento della comunità cristiana in uno sforzo volto all’accoglienza di rifugiati e richiedenti protezione internazionale presso famiglie, istituti religiosi o parrocchie dove comunque i beneficiari dovranno essere seguiti da famiglie tutor. All’estero, la Conferenza Episcopale Italiana propone di valorizzare le esperienze di cooperazione internazionale e di cooperazione missionaria e sostenere 1.000 microrealizzazioni nei Paesi di provenienza dei migranti in fuga da guerre, fame, disastri ambientali, persecuzioni politiche e religiose, per garantire loro il diritto di rimanere nella propria terra. L’accoglienza non può far dimenticare le cause del cammino e della fuga dei migranti che arrivano nelle nostre comunità.

dal sito www.caritasitaliana.it