Nero come dolore

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Nero come dolore

Una bandiera nera rigida dentro una gabbia ondeggiante. Le forme non si trascendono, dicono il nero del dolore, la constatazione dei fatti; la luce sembra non trafiggere queste forme che sono gesti di dolore, vi muore dentro. L’armonia e la ricerca non trovano nella materia e nel colore altro che il nero di una tragedia che non lascia neanche all’ironia o alla velocità il tempo di penetrare la forma . Non c’è ascolto né gioco, solo la prigionia del lutto che ci costringe al silenzio. L’eco non nasce, le forme non suonano e i materiali sono lì a dire la prigionia del senso e la paralisi di corpi opachi che non consentono che alla morte di manifestare uno sdegno, accartocciati fra le lamiere, incollati al silenzio, fra materiali trasformati piegati contorti e fissati nel cemento. La menzogna del nero che ci investe congela il presente senza empatia, senza parole, muore in queste forme. Annichiliti nella tragedia siamo testimoni di un tempo apocalittico . Nel nero è l’annientamento di ogni patria , nessuna umanità a cui far ritorno: sono bandiere a lutto congelate, vele nere sulla visione . L’arte contemporanea è in questo stallo, brandisce la denuncia mentre l’esperienza estetica si riduce all’astrazione nel dire la tragedia e l’inutilità del male. Resta la riflessione e questa morte infinita nell’estenuata ricerca, la contraddizione e la condizione umana annientano, irrigidiscono, annichiliscono, non sorge che il tormento e il silenzio: é un cupo sentire. E per quanto necessaria sia la denuncia mi chiedo cosa resterà di questa morte nel tempo? Cosa resterà di questa poesia senza speranza fuori dal suo contesto, senza la possibilità di abbracciare questo dramma che siamo dentro e fuori ?
Le opere di Antonio Fraddosio e Claudio Marini sono esposte all’Aranciera di Villa Borghese , al museo Carlo Bilotti, Viale Fiorello la Guardia, fino al 26 Giugno.