PER CAPIRE L’ISLAM PARTIAMO DAL MEDIOEVO ARABO… INTERVISTA A LEONARDO CAPEZZONE

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Nel suo libro “Medioevo Arabo”  parla della disunità – causata dalla rivalità dei califfati – del mondo arabo di fronte alle crociate. Ora il mondo islamico si sta dimostrando “disunito” nell’arginare adeguatamente l’ISIS?
Sono due circostanze storiche completamente diverse. Le ragioni della disunità medievale erano endogene, e credo di aver detto chiaramente, nell’introduzione, che il mio tentativo era quello di cogliere il divenire storico di un sistema di civiltà, quello arabo-islamico, che produceva in maniera autonoma non solo le proprie categorie di pensiero, ma anche le condizioni (economiche, sociali, politiche) che generavano dinamiche di unità o disunità, di progresso o di irrigidimento, di egemonia e di subordinazione a potenze ingerenti (quali di volta in volta i Turchi, o i Mongoli, che comunque si sono entrati in quel sistema d civiltà). Nel caso dell’Isis, mi sembra piuttosto che a livello di condanna il mondo arabo-islamico sia unanime. Sul piano militare, è di tutta evidenza che la resistenza (quella curda, ad esempio) è ambiguamente contrastata dalle potenze occidentali, che non sembrano così adeguatamente unite nell’arginare l’Isis.

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Quali sono, le vere motivazioni – allora ed ora – di questa incapacità?
Per il medioevo, la risposta l’ha data lei nella prima domanda. Per l’attualità, l’incapacità del mondo arabo-islamico è sintomo di un malessere più complesso, che dipende fortemente da quella condizione di subalternità a cui alludevo prima, consumata nei secoli recenti, all’ordine mondiale imposto dalle potenze occidentali, che sembrano niente affatto estranee alla genesi dell’Isis.

Cosa rappresentava, per il mondo islamico, il sito archeologico di Palmira? E’ stato distrutto dall’ISIS perché antico territorio dell’Impero Romano, o anticamente sotto il governo di una donna, la regina Zenobia? O a causa dell’avversione dell’Isis verso l’arte?
Come in qualsiasi civiltà, anche la cultura arabo-islamica classica aveva sviluppato una riflessione complessa sul senso del passato. In età moderna, la cultura archeologica e la tutela del patrimonio storico è fatto condiviso a qualsiasi livello (accademico, politico e amatoriale) anche dal mondo islamico. La parziale distruzione di Palmira, come quella di Ninive e di altri siti archeologici, da parte dell’Isis rientra perfettamente in quel progetto piratesco di visibilità della minaccia da esso rappresentata per il mondo. E’ una vera e propria dichiarazione di cattiveria compiaciuta. Non vi sono ragioni pseudo-culturali, che spesso vengono attribuite all’Isis facendo opera di deduzione attingendo a poche e imprecise nozioni che crediamo utili a spiegare tutto (di volta in volta la presunta iconoclastia islamica, oppure, come vedo qui, l’originale intuizione circa la regina Zenobia. Piuttosto, all’interno del progetto di distruzione, è risaputo che l’Isis trae finanziamenti dalla vendita di preziosi materiali archeologici, e la distruzione serve a nascondere, anche visivamente, le opere d’arte trafugate. Quando parlo di pirateria dell’Isis, mi riferisco al paradigma piratesco illustrato da Daniel Heller-Roazen, Il nemico di tutti. Il pirata contro le nazioni (Macerata, 2010).

Sotto l’oppressione dell’Isis quali sono stati i cambiamenti nella vita delle popolazioni “musulmane e non” dell’Iraq, della Siria e degli stati “affiliati” all’Isis come Afghanistan, Libano ed Egitto?
Le mutate condizioni le conosciamo attraverso i terribili resoconti dei fuggitivi. Però, parlare di stati affiliati, soprattutto per quanto riguarda il Libano o l’Egitto, mi sembra veramente fuori luogo.

Nel suo libro, facendo riferimento all’Isis, parla di “progressiva crescente somiglianza dei terroristi all’incubo e al pregiudizio da cui sembrano essere usciti”, ovvero parla del fenomeno – spesso notato dagli antropologi – che istiga a lavorare sull’oggetto del pregiudizio finché questo non rassomigli all’immagine che si ha di lui. Come si è sviluppato questo processo per quanto riguarda il terrorismo di matrice islamica?
Posso dire che il fenomeno ricorda, almeno a me, molto da vicino quel processo in verità assai frequente (anche se, nel caso dell’Isis, di segno tragicamente diverso) dove in un conflitto tra due parti antagoniste, una delle due accetta fino a fare proprio il discorso denigratorio e/o diffamante dell’altro e lo rielabora (dal suo punto di vista) in positivo, facendone uno strumento di vera e propria identità e di affermazione diretta esplicitamente contro l’altro. E’ una dinamica tipica del confronto tra maggioranze e minoranze.

Previsioni future: Secondo lei come evolverà l’ISIS nel mondo islamico? E a livello internazionale?
Non faccio previsioni, sono solo un medievista. Esprimo invece l’auspicio che i mezzi di comunicazione riescano un giorno a trasmettere all’opinione pubblica una consapevolezza dell’esistenza di una società civile nel mondo arabo-islamico, capace di generare, per lo più pacificamente, fronti e movimenti di protesta, di dissenso e di contestazione. Compresi quelli contro l’Isis.

Biografia Leonardo Capezzone

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Leonardo Capezzone è docente di Storia dei Paesi islamici alla Sapienza Università di Roma e Visiting Professor alla University of Chicago. Ha pubblicato La trasmissione del sapere nell’islam medievale (Roma, 1998); L’islam sciita. Storia di una minoranza (con M. Salati, Roma 2005); Fuori dalla città iniqua. Legge e ribellione nella filosofia politica dell’islam medievale (Roma, 2010)

Immagini dal sito www.mondadorieducation.it; www.uniroma1.academia.edu