GIOCARSI IL TUTTO PER TUTTO

Buffoni, villani e giocatori alla corte dei Medici - Anonimo pittore toscano del XVII secolo
Buffoni, villani e giocatori alla corte dei Medici, Anonimo pittore toscano del XVII secolo

Il tentativo di rinnovare la politica nazionale intrapreso da Renzi, nell’ultimo triennio, viene posto a dura prova da scadenze e obiettivi che richiedono particolare attenzione e anche una buona dose di fortuna. La luna di miele con gli elettori non si è certo esaurita, né credo possa ritenersi sensibilmente scemata, ma le sfide che il premier dovrà fronteggiare si rivelano assai delicate e rischiose per il suo progetto politico. A metterlo a repentaglio, poi, il “rottamatore” ci mette del suo, con quel discutibile gusto dell’azzardo, come quando ha solennemente dichiarato di considerare l’esito positivo del referendum costituzionale, quale condizione decisiva, ai fini della prosecuzione del suo impegno politico. O tutto, o niente, no alle mezze misure, questo lo stile mediatico che sembra preferire. Mentre, in realtà, alcun nesso dovrebbe legare una riforma costituzionale così vasta ed incisiva alle sorti di un governo o di una segreteria di partito, figuriamoci poi alla carriera politica di una singola persona ! E questo dovrebbe valere, in particolare, per una Costituzione rigida, come la nostra, non modificabile con legge ordinaria, bensì con una procedura più complessa che appare concepita proprio per favorire un consenso esteso ben oltre i confini di una mera maggioranza di governo. Occorre evitare che, in sede di referendum confermativo, l’attenzione e la consapevolezza di forze politiche e cittadini vengano dirottate, dai temi oggetto della riforma, a quelli inerenti alla lotta politica contingente.
Ma tant’è, Renzi è fatto così, pensa probabilmente che, solo giocando il tutto per tutto, convoglierà verso il SI’ alla sua riforma quell’Italia non ancora sedotta dall’offensiva pentastellata, ma anzi timorosa della medesima e quindi necessariamente preoccupata di salvaguardare la permanenza in sella dell’attuale premier che oggi appare certamente come il più efficace contraltare al grillismo montante.
Ma la sfida è azzardata e richiede il sangue freddo del giocatore, che certo al personaggio non manca, almeno così pare.
Ma prima ancora di questa sfida, se ne profila un’altra che ormai è imminente: quella delle elezioni amministrative nei grandi centri, tra pochissimi giorni. Dagli ultimi sondaggi che sono stati a suo tempo diffusi, tra i quattro maggiori centri chiamati alle urne, tre appaiono a forte rischio per i candidati del PD. A Roma e a Napoli la strada appare in salita e a Milano, dove il centrodestra è riuscito miracolosamente a riaggregare, come in tempi ormai remoti, le sue diverse anime, Stefano Parisi, candidato di questa coalizione, può ritenersi competitivo nei confronti di Sala, candidato del centrosinistra. Diciamo che tra i due la partita appare aperta e chissà…!?
E le grandi città, al di là delle peculiarità storiche e localistiche, costituiranno, comunque, un test politico che peserà sulla bilancia dei futuri assetti nazionali. La precarietà e debolezza del fenomeno “renziano”, resta, in fondo, a mio giudizio, l’identità culturale e politica. Quale sarà lo sbocco del fenomeno ? Arrivato alla guida del governo utilizzando la stessa maggioranza parlamentare che sosteneva il suo predecessore Enrico Letta, frutto di una serie di contingenze legate alla genesi di questa tormentata legislatura numero 17, Matteo Renzi dovrà porsi seriamente questo interrogativo, con quale fisionomia politico-culturale e con quali alleati affrontare le elezioni politiche del 2018 ?!
Bersani e Cuperlo, per non parlare dei fuoriusciti di Fassina, non sono compatibili con Alfano, né con Verdini che a molti appare ormai parte integrale della maggioranza parlamentare. L’equivoco già produce notevoli ostacoli alla navigazione legislativa (vedi tema delle Unioni civili o della prescrizione), difficilmente potrà essere ignorato nel momento della prova decisiva per il premier, quella delle prossime elezioni politiche. Già nelle amministrative, il sostegno del Nuovo Centrodestra a Parisi e a Marchini, al primo turno, contro i candidati del PD, la dice lunga sulla tenuta dell’asse tra Matteo e Angelino. Ma, dall’altra parte, la sinistra del PD appare orientata a far valere con forza – se di forza ne hanno ancora, come, peraltro, penso – le proprie ragioni – in vista dell’imminente referendum confermativo – sul combinato riforma costituzionale-legge elettorale, (nel senso, “modificate l’Italicum e noi vi votiamo più a cuor leggero il Sì al referendum”).
Quindi, dopo le amministrative e anche alla luce dei risultati, il tema della linea politica dovrà essere affrontato, è difficile immaginare di arrivare alla scadenza del 2018 con il contestuale sostegno della sinistra e dei centristi. Si porrà, prima o poi, il problema di scegliere. A meno che Renzi, confidando nel premio al partito più forte previsto dall’Italicum, non ritenga di poter fare a meno tanto dei centristi, quanto di una sinistra eventualmente ormai recalcitrante nei confronti della sua leadership. Certo, sarebbe un azzardo…,
ma, come abbiamo visto, il personaggio non disdegna questo tipo di sfida…!