RIPENSARE L’EUROPA

 

Gillis Coignet, Il ratto di Europa -(Gillis met de Vleck / Aegidius Quinetus, 1542-1599)
Gillis Coignet, Il ratto di Europa – (Gillis met de Vleck / Aegidius Quinetus, 1542-1599)

Quando, tra le macerie ancora fumanti del secondo conflitto mondiale, i primi movimenti europeisti transnazionali iniziarono a confrontarsi sul futuro politico del nostro continente, nessuno avrebbe scommesso sulla realizzazione di un’Unione europea con istituzioni e norme comuni. Tante e rilevanti erano le ragioni che autorizzavano a essere pessimisti: la povertà diffusa tra le popolazioni europee, il timore del riarmo tedesco, lo spettro della guerra fredda.
E invece.
E invece il coraggio di pochi – intellettuali, diplomatici, statisti – prevalse sullo scetticismo e la diffidenza di molti e permise di porre la prima pietra di quel grande edificio europeo in cui oggi abitiamo tutti.
L’architettura giuridica che contraddistingue l’Unione europea e la rende un’opera istituzionale unica è, al tempo stesso, il suo punto di forza e di debolezza.
Com’è noto, all’atto della fondazione della prima Comunità, la CECA, le teorie funzionaliste – che promuovevano un approccio pragmatico all’integrazione, basato su una progressiva condivisione di ambiti di competenze originariamente riservate agli Stati membri – si imposero sull’approccio federalista di Rossi e Spinelli, i quali sostenevano, invece, la necessità di un’effettiva cessione di parti rilevanti della sovranità statale per consentire all’Unione di agire efficacemente.
Sebbene l’idea federalista sia stata recuperata nel tempo – e sia al centro del dibattito odierno sul futuro dell’Europa – l’impronta funzionalista originaria ha condizionato e continua a condizionare il processo di sviluppo e di attuazione del diritto dell’Unione.
Si può osservare, infatti, come l’approccio funzionalista abbia… funzionato decisamente meglio quando si è trattato di regolare aspetti legati alla tutela del mercato e della libera circolazione di merci, capitali e servizi, mentre lo stesso non può dirsi per i casi in cui il diritto dell’Unione sia stato chiamato a regolare materie in cui la sovrapposizione della legislazione europea a quelle nazionali era idonea a generare conflitti tra l’interesse collettivo, di cui l’Unione dovrebbe farsi portatrice, e quelli dei singoli Stati membri. In questi casi, appare evidente come il progetto unitario europeo abbia il più delle volte fallito nel fornire risposte adeguate a problemi comuni (crisi economica, gestione dei flussi migratori e di richiedenti asilo, repressione del terrorismo) e ciò anche – sopratutto – per via di una debolezza strutturale delle sue istituzioni e della sua legislazione, in molti settori sovrabbondante e farraginosa.
In estrema sintesi, si può ritenere che le prime Comunità europee (la citata CECA, la CEE e l’Euratom) hanno conosciuto una fase espansiva, che ha contribuito in modo decisivo al benessere del nostro continente, quando sono state chiamate a svolgere una funzione di regolazione del mercato interno. L’Unione europea – che ha dapprima affiancato e poi sostituito le tre Comunità – ha, invece, esaurito la sua spinta propulsiva originaria nel momento in cui ha provato ad affermare la prevalenza dell’interesse pubblico europeo su quello nazionale, senza però essere dotata degli strumenti giuridici necessari a tale scopo. Non va dimenticato, infatti, che, secondo la celebre definizione data dal Tribunale costituzionale tedesco, al momento l’Unione europea non è più che una «associazione di Stati sovrani fondata sul principio di attribuzione delle competenze», segno che gli stessi Stati membri non si considerano davvero coinvolti in un processo di unificazione di tipo federalista.
Il temuto referendum sulla cd. «Brexit» del prossimo 23 giugno può essere l’occasione per ripensare l’Europa. Per tornare cioè a immaginare (e poi a compiere) scelte coraggiose per il nostro futuro, prima di tutto quella di rilanciare – ma solo con chi lo desidera in modo convinto – un autentico progetto costituente e riscrivere, sulla base di tale progetto, la nostra Carta fondamentale.