Strage Orlando: ecco chi era Omar Mateen, l’autore del massacro

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Secondo la Cnn, era in una lista Fbi di simpatizzanti Is. Il padre: “Religione non c’entra, era omofobo”. In alcune fotografie l’uomo indossava magliette dello nypd, il New York police department. La polizia: “Prima del massacro ha telefonato al 911 e ha giurato fedeltà allo Stato islamico”

 

Militante jihadista o squilibrato omofobo? Su Omar Mateen, il killer che ha provocato 50 morti assaltando un locale gay a Orlando, in Florida, si susseguono teorie e notizie. I parenti dell’uomo sostengono che il movente non è religioso. Ma, secondo la Cnn, Mateen era in una lista Fbi di possibili simpatizzanti dell’Is. Due volte, nel 2013 e nel 2014, le indagini nei suoi confronti non hanno portato a nulla.

La polizia ha riferito che Omar Mateen ha telefonato al 911 dicendo all’operatore di giurare fedeltà al leader dello Stato islamico (Is), Abu Bakr al-Baghdadi. Poi ha compiuto il massacro. Che l’Is, solo molte ore dopo, ha rivendicato.

In una serie di foto pubblicate su myspace l’uomo appare in diverse pose. In alcuni degli scatti indossa magliette dello Nypd (New York police department).

Voleva fare il poliziotto. Omar Mateen era nato 29 anni fa a New York da una famiglia di origine afgana. Era quindi cittadino statunitense. Viveva in una cittadina a quasi 200 chilometri dal luogo della mattanza, Fort Pierce. Aspirava a fare il poliziotto, fece domanda all’accademia. Divenne invece guardia giurata. Secondo un amico d’infanzia, era un ragazzo giocoso divenuto serio da adulto. Praticava il bodybuilding. Chi lo conosceva ha raccontato che partecipava alle preghiere della sera al Centro islamico di Orlando tre-quattro volte alla settimana insieme al figlio minore. L’imam Syed Shafeeq Rahman lo ha descritto come un uomo schivo, che non socializzava con nessuno, ma non aveva mai manifestato inclinazioni violente.

L’ex moglie. Sitora Yusufiy è stata intervistata dal Washington Post: “Non era una persona stabile. Era bipolare. Mi picchiava e lo faceva anche solo perché il bucato non era pronto e cose del genere”. I due si erano conosciuti online e dopo qualche tempo lei si era trasferita in Florida per stare con lui. Otto anni fa il matrimonio, nel 2011 il divorzio. “Sembrava una persona normale” ha aggiunto la donna, secondo la quale l’ex marito non era un fervente religioso: “Preferiva trascorrere il suo tempo in palestra”. E, sempre stando a quanto raccontato dalla ex moglie, assumeva anabolizzanti.

Il padre. Seddique Mateen ha chiesto perdono a nome della famiglia e, parlando con la Nbc, ha detto che l’azione del figlio “non ha nulla a che fare con la religione”. Secondo lui, l’uomo si sarebbe infuriato per aver visto degli uomini che si baciavano tra loro. L’omofobia come movente, insomma.

Secondo il Washington Post, il padre del killer, di professione assicuratore, è un fervente sostenitore dei talebani afgani. In passato Seddique Mateen, ha condotto una trasmissione tv chiamata Durand Jirga sul canale ‘Payam-e-Afghan’, in onda dalla California. In uno dei suoi video rintracciabili su YouTube, Mateen esprime sostegno ai talebani: “I nostri fratelli del Waziristan, i nostri guerrieri nel movimento e i talebani dell’Afghanistan stanno risollevandosi”.

Due volte indagato. Anche Omar Mateen era finito sotto il radar dell’intelligence Usa, come Tamerlan Tsarnaev, il più vecchio dei due fratelli ceceni che hanno compiuto l’attentato alla maratona di Boston nel 2013. Nel 2013, come ha riferito l’agente Ron Hopper dell’Fbi, Mateen fu oggetto di accertamenti dopo i suoi “commenti provocatori con colleghi su possibili legami con i terroristi”. Fu interrogato due volte ma l’Fbi chiuse il caso perché non riuscì a trovare riscontri a quei commenti. Mateen fu indagato nuovamente l’anno successivo per i suoi possibili legami con Moner Mohammad Abusalha, il primo americano a compiere un attacco suicida in Siria. Come
Mateen, Abusalha viveva a Fort Pierce, in Florida. “Stabilimmo che il contatto era minimo e che non costituiva una relazione importante o una minaccia in quel momento”, ha spiegato Hopper. Ma i media Usa cominciano a interrogarsi sull’efficacia dei controlli su potenziali sospetti.

dal sito www.repubblica.it