Spagna: vince il Pp di Mariano Rajoy, si lavora sul nuovo governo

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Spagna: vince il Pp di Mariano Rajoy, si lavora sul nuovo governo

Il partito liberale Ciudadanos è pronto ad aprire subito un dialogo con il Partito popolare per formare un esecutivo forte

Mariano Rajoy vince di nuovo le politiche spagnole, che hanno visto tramontare il “sogno” di Podemos di diventare il primo partito della sinistra superando i socialisti di Sanchez (Psoe). Il Pp conquista il 33% dei voti e 137 deputati su 350, 14 in più rispetto a dicembre, ma non abbastanza per assicurarsi la maggioranza assoluta del Parlamento. Apertura dal partito liberale Ciudadanos, pronto al dialogo per formare un esecutivo.
Il premier uscente si presenta ora alle trattative con gli altri partiti con una maggiore autorevolezza: quella del solo leader che ha vinto in queste politiche. Rajoy ha rivendicato che il partito più votato possa comunque governare, se non altro in minoranza.

Fra colpi di scena, dopo la pubblicazione del primo exit-poll che dava il partito post-indignado davanti al Psoe e il suo leader Pablo Iglesias in buona posizione per candidarsi a premier di un governo di sinistra, i risultati reali mano a mano hanno rovesciato il quadro politico.

Il Pp si rafforza, ma non raggiunge la maggioranza assoluta – Il Pp di Rajoy si rafforza rispetto a dicembre. Conquista infatti 14 deputati in più rispetto all’ultima tornata elettorale raggiungendo quota 137 su 350, con il 33% dei voti. In favore del partito del premier ha giocato un effetto Brexit, come sperava il premier uscente, spingendo una parte degli elettori a votare la “sicurezza” contro l’avventura di Podemos. Così i popolari vampirizzano anche il partito moderato emergente Ciudadanos, che scende da 40 a 32 seggi e al 13%. I socialisti, in leggera flessione a 85 deputati contro i 90 del Congresso uscente, con il 22,7%, si salvano però dal disastro annunciato dai sondaggi, che unanimi prevedevano il sorpasso di Podemos.

La delusione di Podemos – Il partito “viola” registra una forte delusione, dopo che le inchieste demoscopiche per settimane gli hanno fatto “toccare il cielo”, dando a un’ipotetica coalizione Podemos-Psoe guidata da Iglesias quasi la maggioranza assoluta. Il partito, alleato con Izquierda Unida, si ferma a 71 seggi, lo stesso risultato di dicembre.

Resta l’incognità governo – Questi risultati del “secondo turno”, provocato dalla paralisi del Parlamento dopo le politiche di dicembre, senza maggioranze chiare e fra veti incrociati dei partiti, rischiano però di non risolvere il problema della governabilità del Paese. Rajoy ha continuato a proporre durante la campagna elettorale quanto ha sostenuto negli ultimi sei mesi, cioè una Gran Coalicion con socialisti e Ciudadanos che garantisca per quattro anni la stabilità del Paese in un quadro “europeo”. Il leader socialista Pedro Sanchez però finora ha risposto “no”. Da soli popolari e Ciudadanos, con il lsuo leader Albert Rivera pronto al dialogo col pp, non arrivano però alla maggioranza assoluta di 176 seggi del Congresso.

Difficile una maggioranza Psoe-Podemos – Il deludente risultato della sinistra rende più difficile il possibile tentativo di una maggioranza progressista Psoe-Podemos, che potrebbe però cercare di allargarsi ai nazionalisti baschi del Pnv (5 seggi) o ricercare l’astensione degli indipendentisti catalani di Cdc e Erc (17 deputati).

Il quadro rimane complesso e assai frastagliato. I quattro leader in campagna hanno detto di essere determinati ad evitare un nuovo ritorno alle urne. Le trattative però si annunciano difficili. E un terzo scrutinio, fra tre o quattro mesi, non appare impossibile.

Il Pp ottiene la maggioranza assoluta in Senato – Il Pp ha tuttavia conquistato la maggioranza assoluta nel Senato di Madrid con 130 seggi su 208, davanti a Psoe (43) e Podemos (16). Rispetto al Senato uscente il Pp cresce di 6 seggi, il Psoe ne perde 4. I senatori in Spagna non votano la fiducia al governo ma sono decisivi nelle riforme costituzionali.

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