LA REALTÀ È DIVERSA DALLA “VERITÀ INTERPRETATA”

Elaborazione Immagine di Carla Morselli
          Elaborazione Immagine di Carla Morselli

Non si ha la pretesa di descrivere in modo definitivo quanto si verificò in quegli anni cosiddetti di ‘piombo’, di uomini e leggi.
Il viaggio non facile, parte da una carrellata di ‘materiale’ accatastato in tanti anni di dedizione, rinunce, sacrifici, dolori, gioie, pericoli, amarezze, soddisfazioni che ha forma di ricordi, articoli di quotidiani, periodici, testimonianze, e si sviluppa attraverso un riesame cronologico e, soprattutto, secondo una impostazione responsabile delle singole vicende.
Ciascuna storia potrebbe avere e pretende troppo spesso una diversa versione dei fatti, verità non del tutto scoperte, ma in questo ‘girato’ non può che vedersi lo sforzo di far capire e rivivere, proprio attraverso i dettagli, forse anche immedesimandosi.
La verità ha i suoi spigoli, le sue ruvidezze, il suo non facile assetto, e, per affrontarla, occorre il coraggio di non farsi attrarre dalle tentazioni del comodo resoconto personale.
In queste pagine si scorge ciò che venne e viene dimenticato, ciò che pesa, le cose più vere, meno convenienti, meno agevoli. Comodo è non sapere, non voler sapere o, peggio, far finta di non sapere. Ma magistrati, gli innumerevoli carabinieri, poliziotti barbaramente uccisi, picchiati, aggrediti, feriti, i giornalisti, gli avvocati, gli imprenditori, gli industriali eliminati, gambizzati, i tanti cittadini sequestrati, le famiglie terrorizzate sono una realtà che non si può cancellare.
Si è voluto soffermare sui particolari di alcune vicende che hanno costituito un vissuto di cui gli stessi italiani, in qualche modo sono stati protagonisti, alcuni come assassini, molti come complici, più o meno inconsapevoli, tanti come vittime innocenti e altri ancora, come quelli del Palazzo, delle poltrone, delle carte, come spettatori, come giudici, come curiosi, utili, inutili, partecipi, o indifferenti. Ma anche rievocare alcuni aspetti che potessero smentire le ignobili trovate e le menzogne di cui, anche per semplici fini propagandistici, ci si è voluti nutrire. E non è stato facile, anche perché di solito non si è portati a tornare alla verità, ma trattandosi di un vissuto non si poteva non ritrovarla. Si sono proposti avvenimenti citando anche nomi autentici, senza sconti. La fantapolitica non mi ha mai affascinato, e nel tenerla a bada ho fatto si che trovasse spazio altrove, nei faziosi, negli ipocriti, negli stolti, nelle persone in primo piano che hanno voluto giocare con la verità e maltrattarla. Senza sapere, o fingendo di non sapere che lei, la verità è lenta a farsi strada, ma arriva sempre.
C’è stato un periodo, protrattosi a lungo, connotato da un tempus tacendi, in cui siamo stati zitti, ma in questo tempus loquendi è doveroso parlare, pur nelle tante spie lampeggianti atte a minacciarci e a intimorirci. Da buon carabiniere non ho mai derogato a quell’ uso obbedir tacendoche connota il percorso di ogni militare dell’Arma, ma, a fronte alle azioni terroristiche che hanno sconvolto un intero contesto sociale e scompaginato la vita di tantissime famiglie, di fronte ad un’attività mediatica incline ad eroicizzare gli autori di così inaudita violenza, i carnefici e le loro affascinanti vite e spettacolari azioni a mezzo della carta stampata, della televisione, del cinema dedicato, ho ritenuto che si dovesse incominciare a parlare. Doveroso, naturale è stato tornare alla memoria e riflettere su quella lunga, interminabile schiera di morti, d’invalidi, di feriti che urlano ancora sia contro gli assassini sia verso i tanti convinti che morti, invalidi e feriti fossero necessari e indispensabili strumenti per una rivoluzione.
La memoria storica, insostituibile filo conduttore tra passato e presente, rafforzandosi nel tempo su fondamenta meno false, forse favorirà la costruzione di un futuro con meno errori, chissà! E forse alcuni tra quelli citati in questo giallo potranno sollecitare la loro sensibilità, con la speranza che, nel fare ammenda, alla suscettibilità facciano prevalere ciò che la coscienza, se ci sarà, suggerirà, senza dimenticare o chiudere in un archivio vicende poco limpide che li hanno visti protagonisti.
Non c’è modo di stabilire se ricordare sia indispensabile. Dimenticare, invece, è sempre atto di viltà.

ANTONIO FEDERICO CORNACCHIAAntonio Federico Cornacchia, alias Airone 1, è stato forse il poliziotto italiano più famoso della seconda metà degli anni Settanta: fu lui ad arrestare Renato Vallanzasca e ad aprire per primo il bagagliaio di una Renault 4 in via Caetani, trovando il corpo di Aldo Moro. O a scoprire i covi dell BR e dell’Anonima Sarda. Airone 1 è il nome urlato ogni giorno in una radiolina di un’alfetta bianca, direttamente dal cuore dei ’70 dei massacri e delle stragi, delle connivenze e degli spari, di Moro e di Pecorelli, di Dalla Chiesa e della Magliana, di Paul Getty e di Cossiga, delle commissioni parlamentari e dei governi balneari, del compromesso e dei servizi segreti. Airone 1 apre oggi i suoi diari e racconta le sue verità, vissute e ascoltate in prima persona, come rivelazione dei retroscena degli atti sconvolgenti e oscuri di quel mondo criminale e provocatorio. Un mondo le cui gesta si riverberano e lasciano tracce, spesso incomprensibili, che arrivano ai giorni nostri.