(DIS-) PIACERE DELLA LETTURA
di Marcello Marzano

David Dalla Venezia, n.525
                        David Dalla Venezia, n.525

Potremmo sciorinare pagine e numeri, statistiche e ricerche di mercato, e poi ancora menzionare articoli autorevoli e grida di allarme, a proposito di libri e di lettura, per parlarvi di lettori forti e lettori medio-deboli, di letteratura alta o bassa che sia ma non verremo mai (o quasi) a capo del problema, o dei nostri numerosi punti interrogativi.

Esiste una crisi del Libro in Italia? A che punto è l’editoria italiana? Chi legge oggi in Italia? E cosa legge.

Uno sguardo sommario e un occhio socio-antropologico al panorama odierno della lettura nel nostro Belpaese ci raccontano inesorabilmente che gli effetti negativi della crisi socioeconomica vissuta in tutti i paesi globalizzati, si sono riversati anche e soprattutto sulla crescita culturale ed educativa.
Per dirla in modo molto semplice, nel corso di questi ultimi anni le famiglie hanno visto ridotto in modo costante e continuo il potere d’acquisto dei loro soldi, e dovendo fare delle scelte, anzi delle rinunce, è inevitabile che i tagli sugli acquisti siano ricaduti sulla cultura.
In verità anche i Governi che si sono succeduti nel nostro paese in questi ultimi vent’anni, hanno avuto gran parte di questa responsabilità avendo sforbiciato per risparmiare su finanziamenti e stipendi e quant’altro, molto più nel campo della Cultura che in altri settori; dai teatri, ai musei, dove ad esempio i cittadini si riversano in massa solo nelle giornate del FAI che promuove ingressi gratuiti, proseguendo con il mondo del cinema, degli eventi sportivi e dell’editoria. Rendendo così al cittadino pessimi servizi e cattivi esempi da seguire.
Non investendo nella Cultura, anche il cittadino medio ha così preferito tagliare dalle sue spese “il superfluo”, e così, laddove nel nostro comune sentire italico, l’acculturarsi è considerato un obbligo di cittadinanza di poco conto, l’andare a teatro, visitare i musei, e tra tutte le altre soprattutto LEGGERE LIBRI, sono divenute spese superflue.
Fatta questa debita e doverosa premessa, risulta più facile comprendere il fenomeno della crisi che negli ultimi dieci anni almeno, si è abbattuto anche nel settore dell’editoria.
A voler sentire il parere degli addetti ai lavori, quali gli scrittori, gli editori e come ultimo anello di questo settore, i librai, che offrono il libro ai propri lettori, le voci sarebbero piuttosto unanimi: la gente non legge più come una volta.
Un assunto piuttosto generico e banalizzante se vogliamo. Ma non del tutto falso. E neppure del tutto vero!
Leggere.
Bellissimo termine con etimologie dal latino legĕre: “raccogliere, scegliere”; e dal greco antico léghein: “radunare e dire”, parola che solo nel nostro dizionario della lingua italiana ci dona almeno una dozzina di significati differenti:
seguire con gli occhi i caratteri di una scrittura… ;
venire a conoscenza del contenuto di un testo… ;
interpretare, analizzare prodotti artistici… ;
capire, intuire pensieri sentimenti stati d’animo altrui… ;
amare, praticare la lettura… ecco ci soffermeremmo su questo significante del nostro segno Leggere, per dirla con De Saussure, per riflettere sul piacere della lettura negli italiani.
La lettura è un’educazione, fa parte del nostro processo di apprendimento, dovrebbe essere naturale, un comportamento insito che l’uomo si porta avanti dall’età tenera all’età adulta.
Ma sappiamo anche che il fenomeno dell’analfabetismo di ritorno la fa da padrone, perché spesso molti perdono via via quelle competenze a causa del mancato esercizio dimenticando, ad esempio, il piacere della lettura.
Inoltre l’esserci catapultati letteralmente nell’era della tecnologia, ed avendo a disposizione mezzi e strumenti digitali, alla portata di tutti, fino a pochi anni fa inimmaginabili alla stragrande maggioranza delle menti umane, ha ridotto il nostro sforzo di comprensione e di allenamento, anche alla Lettura.
Certo però è, che non è vero che la gente non legge più. Se dovessimo dare retta al nostro sguardo antropologico cui accennavamo sopra, camminando per strada, frequentando mezzi pubblici, bus, metro, taxi, treni, ma pure sbirciando nelle auto altrui in coda, noteremmo che le persone sono costantemente con lo sguardo incollato sui loro inseparabili smartphone, tablet o altri apparati mobili, e che cosa fanno? Leggono. Purtroppo (o per fortuna) leggono.
Cosa leggono, non ci è dato saperlo con assoluta certezza, ma è facilmente intuibile, visto il grandissimo dilagare che hanno avuto negli ultimi anni le innumerevoli Reti Sociali (social network) all’interno delle quali gli utenti, liberi cittadini di uno stato elettronico e sempre più digitalizzato, postano notizie dell’ultimo avvenimento mondiale, scrivono brevi pensieri sugli argomenti di attualità, condividono il mondo dell’informazione in qualsiasi settore possa interessarli: spettacolo, sport, cronaca, letteratura, finanza, economia, pettegolezzi, ma per lo più scrivono commenti, e leggono.
È un altro modo di leggere e concepire la lettura. Internet ci sta rendendo disabituati alla lettura lunga, alla concentrazione su una lettura e un’occupazione sola, al prenderci del quieto tempo per occupazioni come queste. Quelli che un tempo leggevano libri o anche solo il giornale, il quotidiano, sui tram, nelle sale d’attesa o nei treni, oggi adoperano il loro smartphone, o altri supporti elettronici per leggere e-books. O almeno si spera.
Forse non tutti quanti, ma molti, vivono con i loro schermi luminosi sotto il naso anche mentre stanno per addormentarsi, e tutto quel tempo, non è più a favore della lentezza di un libro cartaceo.
A discapito degli umili ed esigui frequentatori di librerie, gli utilizzatori di internet che sono un’oceanica proporzione in più, e dunque anche gli scrittori, menti eccelse, che hanno ancora qualcosa da dire, lo fanno dove possono raggiungere più lettori possibili, in rete.
Di libri, ahinoi, ne escono centinaia ogni mese, e se non saltano ai radar dei lettori, dopo pochi mesi, o pochi anni al massimo (salvo delle rare eccezioni) non esistono più.
La crisi dell’editoria in tutto l’Occidente e in Italia, è un dato di fatto, insomma. Ma la questione è culturale, non solo squisitamente commerciale.
Abbiamo visto come i tempi e i modi e gli spazi che prima erano dedicati alla lettura dei libri sono stati occupati da mille altre opportunità tecnologiche oramai alla portata di mano sempre e ovunque.
E inevitabilmente la crisi dell’oggetto Libro è quanto sia diventato marginale come mezzo di costruzione e diffusione della nostra cultura contemporanea, avendo notato quanto questa trovi sbocchi ed espressioni in formati più brevi e utilizzabili da un maggior numero di fruitori.
Poi però, chiunque di noi sia cresciuto in un ambiente culturalmente attivo, abbia avuto una buona educazione al libro cartaceo e resta un appassionato “romantico” dei libri, e lo siamo un po’ tutti, se vogliamo, questo ci regala il piacere, e la bellezza, e la scoperta di nuove forme di scrittura e di sogno, perché i libri insegnano anche un po’ a lasciarci andare ai sogni.
E perché ci sono dei libri bellissimi, se uno li legge.