I POVERI VISTI DA POVERI

La locandina d'epoca del film
                    La locandina d’epoca del film

 

A volte è difficile fare la scelta giusta perché o sei roso dai morsi della coscienza o da quelli della fame.
(Totò)

 

Nel 2002, prima dell’introduzione dell’euro come moneta al posto della lira, nessuno chiese agli Italiani il parere tramite Referendum popolare. Il Presidente della Repubblica di allora Ciampi e le Istituzioni tutte al grido “ce lo chiede l’Europa” ci imposero tale discutibile imposizione con il risultato che tutto ciò che si acquistava con mille lire passò a un euro (che ne valeva duemila) ,da lì in poi la povertà del Paese cominciò a crescere velocemente .
Ma poi chi è “quest’Europa che ce lo chiede?”Quella stessa che fa finanziare dalle Regioni italiane le start-up di innovazione come fonte di lavoro per poi costringerle alla chiusura dopo 18 mesi (i casi più inquietanti nella Regione Lazio) ? Vie d’uscite in apparenza per poi diventare trappole finanziare d’indebitamento per farle sopravvivere …e via a rivolgersi all’usura. In poche parole un vero fallimento dei brillanti economisti prima di Letta e poi di Renzi .
Anche per questo motivo ho imparato che quando sento o leggo da parte di qualche politico, analista finanziario etc…afferma “ce lo chiede l’Europa”, cerca di contrabbandare qualcosaccia per presunta verità e quindi diffido da coloro che blaterano tale richiesta e invito a fare altrettanto!
Se l’accusa sarà di antieuropeismo, lor signori vadano a leggere la storia degli anni dell’euro in Europa e capiranno qualcosa di più sulle consultazioni popolari in Francia,Germania,Paesi Bassi…, ne è prova (e non ultima) il referendum inglese sulla Brexit. In questi Paesi il referendum è vincolante e decisivo, in Italia è un optional, spesso inutile.
Mi scuso per la digressione ma era necessario fornire una cornice anche storica dell’evoluzione della povertà.
Oggi nel Paese ci sono oltre 50.700 persone senza fissa dimora, in aumento rispetto alle 47.648 stimate nel 2011.
Queste persone nei mesi di novembre e dicembre 2014, hanno utilizzato almeno un servizio di mensa o accoglienza notturna nei 158 comuni italiani . Questa quota di povertà rappresenta il 2,43 per mille della popolazione regolarmente iscritta presso i comuni considerati dall’indagine, valore in aumento rispetto ad anni prima.
Lo studio è stato reso noto dall’Istat che nel 2014 ha realizzato la seconda indagine sulla condizione delle persone che vivono in povertà estrema, a seguito di una convenzione tra Istat, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora e Caritas Italiana.
Cresce, rispetto al passato, la percentuale di chi vive solo, a svantaggio di chi vive con un partner o un figlio.
Quando i bisogni universali non vengono soddisfatti ci troviamo nella povertà assoluta(intendendo la mancanza di cibo, un posto dove dormire, mancanza di vestiti, risorse finanziarie per curarsi ).
Quando la povertà è a livelli altissimi esseri poveri comporta anche problemi fisici, ad esempio per malnutrizione. Gradi modesti di povertà potrebbero portare a disagi psicologici come sentirsi falliti per quello che si è e quello che si vorrebbe essere, come ricordavo prima.
L’essere povero quindi influisce sui rapporti sociali, poiché in genere c’è la tendenza a trattare il povero in maniera diversa.
La povertà è in se una limitazione delle possibilità di vita, è una partenza svantaggiata sia nella vita culturale che sociale e porta spesso all’emarginazione.
Emarginato significa, essere relegato in un angolo, comporta un problema di integrazione nella società da assumere volentieri e spesso i caratteri della discriminazione.”I barboni insegnano”.
L’istruzione invece è una sorta di riscatto perché apre nuovi orizzonti e opportunità di lavoro, di contatti sociali, di guadagni.
Vero è che un Paese che produce troppo laureati, oltre a dover pensare all’offerta di lavoro spesso deve impegnare il Servizio sanitario nazionale a curare le depressioni giovanili.
Aspetti fondamentali dell’analisi sulle povertà sono le divisioni geografiche e del Paese.
Si parla tanto di pancia, cuore e cervello degli elettori, ma senza mangiare parlare di pancia è troppo!
Infatti, la crisi sempre più grave del Mezzogiorno ( secondo la puntuale relazione dello Svimez) racchiude nella formula sin troppo aderente “il Mezzogiorno peggio della Grecia”, con la crescita della povertà e della disoccupazione, specie giovanile e delle donne. Ancora più preoccupante l’assenza di politiche economiche di sviluppo per le regioni meridionali, ormai caratterizzate da rassegnazione per non intravedere un futuro di cambiamento .
L’emigrazione torna tristemente alla ribalta, rappresentando una strada obbligata per le migliori energie, che lasciano i loro paesi cercando un posto all’estero.
Si tratta della più grave crisi della società italiana se si considera che anche sul piano demografico si è raggiunto il più basso livello di natalità . Di questa tragedia politica e governo si occupano troppo poco.
L’importante è pensare al referendum sul sistema elettorale…tragedia nella più ampia e grave tragedia!
E’ fin troppo evidente che si tratta di problemi complessi e proprio per questo è segno di poca responsabilità non ricercare nuove strade per fare fronte .
Esaltare l’azione dell’esecutivo e annunciare brillanti orizzonti , rinunciando alla responsabilità di raccontare veramente come stanno davvero le cose è solo propaganda che prima o poi si ritorcerà contro (i dati delle elezioni amministrative e soprattutto l’astensione diranno pur qualcosa?).
Si gioca forse troppo sulla pelle degli italiani, sempre più sconcertati dalla crisi economica , dalla disoccupazione, dall’insicurezza, dalla corruzione e malaffare e soprattutto da una classe politica che non vuole rinunciare ai privilegi, ecco perché trionfa il Movimento di Grillo !
Anche se Il Presidente della Repubblica ha sottolineato la gravità della corruzione e delle mafie (che aggravano ancora di più la difficile condizione del Mezzogiorno e del resto d’Italia), ha anche auspicato una diminuzione dei contrasti e delle contrapposizioni tra le forze politiche, per puntare alle riforme necessarie .
Una considerazione di Mattarella mi ha particolare colpito: ”un solo uomo al comando non è compatibile con la democrazia, articolata su organi e poteri separati, chiamati a collaborare per il bene della società e dello Stato”. Chi ha buon orecchio ascolti, Renzi ha buon orecchio….