Dacca, esercito: “Uccisi 20 ostaggi, per la maggior parte italiani e giapponesi”. Salvi in 13, sei terroristi morti, uno catturato

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Dacca, esercito: “Uccisi 20 ostaggi, per la maggior parte italiani e giapponesi”. Salvi in 13, sei terroristi morti, uno catturato

Tragico bilancio dopo l’intervento delle forze speciali dell’esercito bengalese nel bar-ristorante dove un commando di jihadisti si era barricato con un numero imprecisato di persone. La presenza dei connazionali nel locale era stata confermata dall’ambasciatore Mario Palma. L’Is ha rivendicato l’azione prima dell’intervento delle teste di cuoio

DACCA – L’assenza di notizie dall’Unità di crisi della Farnesina sulla sorte dei sette italiani presenti tra il numero imprecisato di persone prese in ostaggio da un commando dell’Is in un bar ristorante a poche centinaia di metri dalla nostra sede diplomatica a Dacca, e vicino al luogo dove fu ucciso il cooperante Cesare Tavella, lasciava presagire il peggio. Quanto si temeva è ora confermato. Shahab Uddin, portavoce dell’esercito bengalese, fa sapere che i venti civili uccisi dai jihadisti sono tutti stranieri, per la maggior parte italiani e giapponesi.

La Farnesina per il momento parla di “probabile presenza di italiani tra le vittime”. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che in mattinata si è trattenuto per un’ora a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Matteo Renzi, ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo bengalese Abul Hassan Mahmood Ali, secondo il quale, riferisce la nota, le autorità locali non hanno ancora elementi sulla nazionalità delle vittime. Il ministro Mahmood Ali si è impegnato a dare informazioni il più presto possibile sulla sorte degli italiani coinvolti.

Il gruppo di terroristi, composto da almeno sette elementi, li aveva trattenuti con sè dopo aver dato l’assalto, intorno alle 20,45 di venerdì sera, al Holey Artisan Bakery (foto), locale di Gulshan, il quartiere diplomatico della capitale del Bangladesh. Che vi fossero sette italiani a cena nel locale era stato confermato dall’ambasciatore italiano a Dacca, Mario Palma. Gianni Boschetti, riuscito a fuggire nelle prime fasi dell’irruzione dei terroristi, dichiara all’Ansa che nel Holey Artisan Bakery gli italiani erano almeno una decina, divisi in “due tavoli. In uno ero seduto con mia moglie e un cliente, nell’altro c’erano sette o otto persone”. Boschetti, grossista di abbigliamento, non ha più saputo nulla della moglie e delle altre persone. Scampato all’eccidio anche un altro italiano, dipendente del locale, riuscito a fuggire dal tetto subito dopo l’inizio dell’attacco.

Durante il sequestro, le forze di sicurezza hanno stabilito un contatto con i terroristi e tentato una trattativa. Quando si è capito che non c’erano margini, è entrato in azione l’esercito, un centinaio di uomini del battaglione intervento rapido con blindati. Quattro ore di scontro a fuoco, tra spari, esplosioni e raffiche, prima che fosse dichiarata la fine dell’emergenza. Quando le armi hanno taciuto, circa dieci ore dopo l’assalto dei jihadisti, è iniziato lo stillicidio sul numero delle vittime innocenti, sulla loro nazionalità, sull’inferno che hanno vissuto.

Il primo bilancio lo fornisce la premier Sheikh Hasina: “Uno dei terroristi è stato catturato, ferito e portato in ospedale. Altri sei uccisi, ma tra gli ostaggi vi sono vittime. Siamo stati in grado di salvare 13 persone e non abbiamo potuto salvarne altre”. A seguire, il direttore delle operazioni militari dell’Esercito, generale Nayeem Ashfaq Chowdhury, offre in conferenza stampa il numero delle vittime e un macabro dettaglio: “Abbiamo recuperato venti corpi. La maggior parte con brutali ferite da arma da taglio. Probabilmente machete”.

Un portavoce del governo giapponese dichiara che un connazionale è stato salvato ma si ignora la sorte di altri sette. All’emittente Times Now, il colonnello Tuhin Mohammad Masud, comandante delle forze speciali, rivela che tra gli ostaggi tratti in salvo figurano due cingalesi. I media parlano anche di un argentino e due bengalesi.

Agghiacciante la testimonianza resa al Bangladesh Daily Star da Rezaul Karim, padre di Hasnat Karim, uno degli ostaggi. “Gli assalitori non si sono comportati male con i connazionali del Bangladesh. Controllavano la religione degli ostaggi. Chiedevano a ognuno di recitare versi del Corano. Quelli che li conoscevano venivano risparmiati, gli altri torturati”.

Mentre in Turchia l’attentato all’aeroporto di Istanbul viene attribuito all’Is anche in assenza di una rivendicazione, questa volta lo Stato Islamico ha voluto porre il suo sigillo con grande tempestività, ben prima che le forze speciali mettessero fine all’azione terroristica. Con un comunicato diffuso dall’agenzia di stampa fiancheggiatrice Amaq, ripreso da Site, in cui si anticipava il bilancio di sangue: almeno 24 persone uccise, di diverse nazionalità. Tanta rapidità si spiega probabilmente con la necessità di mettere in chiaro la paternità del terrore in un’area della galassia del radicalismo islamico che risente anche dell’influenza di Al Qaeda. Tanto è vero che Ansar al-Sharia Bangladesh, organizzazione qaedista locale, aveva a sua volta rivendicato l’attentato.

Mattarella: “Spero si agisca con saggezza”. “Il ministro degli Esteri e l’ambasciatore italiano in Bangladesh sono in contatto costante con le autorità di Dacca, nell’auspicio che tutto venga fatto nella maniera più efficace e saggia” aveva dichiarato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al suo arrivo a Buenos Aires, prima del blitz dell’esercito bengalese. “Siamo tutti molto angosciati da questo ennesimo atto di barbarie, sperando che si concluda senza vittime”.

Sumon Reza, supervisore del locale, ha riferito di aver visto due degli assalitori: sotto i 30 anni, magri e con armi di piccolo calibro. ” Hanno usato esplosivi per respingere la polizia. Due dipendenti del locale – racconta Reza a Repubblica – sono stranieri: l’italiano, Jaco, è sfuggito all’attacco, ma l’altro, argentino, purtroppo no. Jaco, che il nostro chef per il gelato italiano, è riuscito a sfuggire alla cattura rifugiandosi sul tetto con altri dipendenti. Poi è riuscito a saltare fuori e a mettersi in salvo”. E continua: ” Il locale è frequentato da molti stranieri e molti italiani. Da quel che sappiamo, in quel momento nel ristorante stavano pranzando dei vostri connazionali”.

Gowher Rizvi, un consigliere del primo ministro del Bangladesh Sheikh Hasina, ha dichiarato che prima del blitz le forze di sicurezza avevano cercato di negoziare una via d’uscita dalla crisi. L’ambasciatore italiano aveva poi detto a Rainews che non c’era “alcuna volontà di negoziare” da parte degli attaccanti. Intanto, il sito dell’agenzia di stampa filo-Isis Amaq ha pubblicato foto di cadaveri all’interno del ristorante, rimbalzate sul web. Sono immagini dalla provenienza non verificata, in cui si vedono cadaveri di uomini e donne per terra, in un lago di sangue, fra i tavoli con i piatti della cena che le vittime stavano consumando.

I precedenti. Dacca è già stata teatro di attentati terroristici. Il 23 aprile un professore universitario è stato ucciso a colpi di ascia da militanti islamici, prima di lui attacchi simili erano avvenuti in passato contro dei blogger e intellettuali laici.

dal sito www.repubblica.it