“SONO ANDATO AVANTI SEMPRE SPERANDO E CANTANDO, E ANCORA CANTO”
INTERVISTA A ELIO PANDOLFI

Sergio Fasolini, Maschere
                        Sergio Fasolini, Maschere

Il Maestro Elio Pandolfi – classe 1926 – è un attore, cantante e doppiatore capace di notevoli caratterizzazioni, un artista elegante dotato di una voce versatile e di una naturale inclinazione alle sfumature. Diplomatosi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma approdò nel 1949 alla “Compagnia del Teatro Comico Musicale” di Radio Roma e, in sessantotto anni di carriera, ha lavorato in radio, in televisione, a teatro – come attore e come cantante lirico – e nel cinema sia come attore sia soprattutto come doppiatore.

Elio Pandolfi
                       Elio Pandolfi

Nella sua carriera ha lavorato nel cinema, in teatro, in radio e al doppiaggio. Che cosa ha amato di più?
“Ho fatto poco cinema, avevo cominciato con un bellissimo film di Alessandro Blasetti che si chiamava “Altri Tempi”, uno zibaldone che ebbe molto successo con un cast incredibile. Mi pareva di aver cominciato bene invece la mia carriera cinematografica non decollò. Tuttora ho una passione incredibile per il cinema e possiedo una bellissima cineteca: sono persino riuscito a trovare tutti i miei film della gioventù. Fortunatamente lavoravo in radio alla Rai, dove tornai. Non avrei smesso di fare la radio anche se il cinema mi avesse offerto qualche chances, ma non me ne ha offerte. In televisione ho partecipato ai primi esperimenti televisivi della Rai, dal ‘53 al ‘54, ed è stata un’esperienza importante perché eravamo una compagnia fissa e le trasmissioni erano in diretta. Ho fatto televisione fino al ‘64, mentre a teatro ho lavorato per dieci anni con la signora Antonella Steni in un duo favoloso. Poi nell’85 ero stanco d’interpretare ruoli teatrali molto facili, esili, semplici, chiacchierati e “personaggi strani” – perché nessuno credeva nelle mie doti – quindi mi dedicai al doppiaggio. È stata una fatica incredibile ma ho perseverato arrivando a doppiare delle cose belle, anche se la musica mi ha dato sicuramente le soddisfazioni più grandi: nel campo dell’opera e dell’operetta ho fatto grandi concerti. Nel ’67 ho cantato al teatro San Carlo di Napoli, il più bel teatro d’Italia, e da allora presi il volo nel campo della musica operettistica e lirica. Ho imparato la musica non studiandola – perché non leggo gli spartiti – ma ascoltandola, ascoltando i dischi. Tuttora canto e recito: lo scorso 17 giugno a Padova ho tenuto un concerto per il giorno del mio novantesimo compleanno e sarò presente nel prossimo film del regista Cosimo Messeri. Inoltre insegno canto ad allievi, soprattutto orientali, che vengono a lezione per perfezionare la lingua, insegno loro arte scenica e dizione. Posso dire che a novant’anni canto, recito, insegno, scrivo, viaggio, vado all’estero e non mi annoio mai.”
Paolo Panelli Bice Valori - Nino Manfredi - Elaborazione Immagine - www-ivid-it - www-panorama-itLei ha lavorato con personaggi che hanno fatto la storia dello spettacolo, da chi ha avuto di più professionalmente?

“Si dice “se tu sei bravo e fai ridere arrivi in platea, se non fai ridere e non sei bravo resti in palcoscenico”; Luchino mi disse: “Tu, con questa faccia che hai, puoi fare quello che ti pare” e poi mi insegnò ad essere “misurato”. Con Visconti ho lavorato due volte a teatro: l’esperienza più bella della mia vita. Con la sua regia ho recitato nel goldoniano “L’impresario delle Smirne”. Ho imparato molto anche da Orazio Costa, da Alessandro Brissoni, da Garinei e Giovannini. Ho imparato dai maestri dello spettacolo, per esempio ho recitato con Carlo Dapporto che mi ha insegnato il tempo scenico e la sintesi. Da ragazzo ero un appassionato di Aldo Fabrizi e mi accorsi di quanta comunicativa aveva, poi l’ho conosciuto e mi ha insegnato tante cose. Ad esempio Riccardo Billi mi ha spiegato l’uso del diaframma, perché recitare è come cantare. Ho avuto come amici tanti importanti lirici: Pavarotti quando non era conosciuto da nessuno, Renata Scotto e Renata Tebaldi. Quando ho cominciato a conoscerli mi sentivo meglio, come se la loro musica ed il loro canto mi aiutassero ancora di più a “sperare” pur non cantando ma sentendo cantare loro. Io non rimpiango la mia gioventù ma le cose belle che ho visto a teatro. Grandi attori, diretti da grandi registi, in compagnie stupende, con testi meravigliosi… e chi li vede più? Io la televisione non la vedo, seguo solo le partite di calcio. Non mi interessa perché ho voluto approfondire com’è la comicità odierna e ho capito che io appartengo ad un altro mondo, un’altra scuola. Ad esempio vidi Totò all’avanspettacolo, quando prima c’era il cinema e poi c’era lui. Nel 1940 ho conosciuto la Magnani e quando la vidi al Teatro Quattro Fontane in “Quando meno te l’aspetti” con Totò rimasi interdetto dal suo fascino, emanava luce. Poi ho lavorato molto con Fellini, ho doppiato tanti suoi film. Fellini era una persona meravigliosa.”

Tra i personaggi che ha doppiato, quale ha trovato più simile a lei?
“Io ho tre registri vocali. Ho doppiato grandissimi attori in ruoli che non mi avrebbero mai dato da interpretare: Spencer Tracy, Anthony Perkins, Groucho Marx, Charles Laughton ed avendo il dono della musicalità riuscivo ad imitare la voce dell’attore originale.”

Con il passare degli anni come è cambiato il mondo dello spettacolo in Italia, e come è cambiato lavorare nel mondo dello spettacolo?
“Il mondo dello spettacolo mi immalinconisce per come è ridotto mentre ho vissuto un tempo che dal lato artistico è stato indimenticabile. Io ho novant’anni e sono un attore uscente ma posso dire che quello che manca in Italia sono gli attori importanti, i volti importanti, le maschere. Noi non avevamo che l’imbarazzo della scelta: c’era Marcello Mastroianni – mio carissimo amico – che a teatro era una bomba e fece quattordici spettacoli con Visconti, c’era Paolo Stoppa e la signora Rina Morelli, la più grande attrice del teatro di prosa. Io ho fatto uno spettacolo con lei ed era di una bravura incredibile. Io oggi dovrei uscire per andare a vedere chi? Ho frequentato una scuola molto importante, l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, ed avevamo come insegnati dei grandi attori come la Wanda Capodaglio, Orazio Costa, il presidente era Silvio D’amico. Ora si cerca di rinnovare lo spettacolo secondo il “modo odierno” ma i risultati sembrano deludenti. Le fiction non le vedo mai, non mi piacciono, e gli spettacoli teatrali sono sempre gli stessi. È cambiata anche la musica: prendiamo ad esempio il Festival di San Remo. Un tempo cantavamo le canzoni del Festival già dopo pochi giorni mentre oggi neanche la melodia esiste più.”

Quali caratteristiche dovrebbe avere – secondo lei – oggi un giovane per avere discrete possibilità di successo nel mondo dello spettacolo?
“Ci sono giovani che hanno talento però andrebbero preparati e guidati. Ma adesso chi insegna nelle scuole di recitazione? Chi? Dovrebbe insegnare chi ha fatto teatro veramente. Noi avevamo dei professori, studiavamo ed imparavamo. Gli anni più belli me li ricordo all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Andavamo a lezione, andavamo a teatro e l’andare a teatro era un’altra lezione per imparare e quando tornavamo in Accademia dovevamo dire cosa avevamo visto e se c’era piaciuto. Quando ho insegnato recitazione ho capito che i nuovi “giovani attori” vorrebbero fare tutto in fretta ma prima dovrebbero prepararsi, studiare la dizione, le pause e la respirazione perché all’inizio ci sono tante cose da correggere. Recitare è come cantare. Stimo molto Alessandro Preziosi, del quale ho un bellissimo ricordo in “Elisa di Rivombrosa”. Invece uno dei miei allievi mi ha chiesto cosa ne pensavo della scuola di Maria De Filippi. Io sono rimasto a bocca aperta. Gli ho detto: “Và da lei!”. Sbagliava le parole, se le mangiava, gli dicevo di rallentare e alla fine non si è fatto più vedere. Mi sarebbe piaciuto insegnare all’Accademia Nazionale, ma sono sempre stato considerato un attore “non serio” dal tono leggero, un imitatore-macchiettista!”

Che cosa ne pensa del tradizionalismo che in Italia si riscontra nei testi/contenuti/messe in scena/modalità sia in ambito cinematografico che teatrale?
“Ora tocca a loro. A me non interessa più. Sa cosa manca ora agli attori, alle attrici? Il volto, la maschera: la faccia! Le donne sono tutte uguali, i ragazzi sono tutti bellocci. Adesso – ricordando il mio passato – penso a quante cose non hanno capito in me con tutti i talenti che avevo, ad esempio la Rai non mi ha mai adoperato per quello che sapevo fare.”

Vuole mandare un saluto agli italiani nel mondo?
“Un saluto a tutti. Quanti ce ne sono di italiani all’estero che conosco e che mi vorrebbero là! Mi è stato anche proposto di andare a Sidney ad insegnare al Teatro dell’Opera. Qualche italiano nel mondo mi scrive ed auguro loro tutto il bene del loro mondo. Auguriamo lunga vita a chi vuol fare teatro e di studiare, di essere pazienti, di non avere fretta e di essere semplici, perché ci sono attori che quando diventano “qualcuno” si danno un “certo tono” ma Sant’Agostino diceva una frase molto bella: “Sei diventato grande ma ricordati che eri piccolo.” Al giorno d’oggi la semplicità sembra non esistere più.”

Biografia di Elio Pandolfi sul sito ufficiale www.eliopandolfi.it

Immagini dal sito www.eliopandolfi.it; www.ivid.it; www.panorama.it