I TALENTI DI ALTAROMA
INTERVISTA A MARIANNA CIMINI
di Olimpia Aldegheri

Marianna Cimini - Elisa Josefina Fattori - Psuedonimo Olimpia Aldegheri - ss 16 - 350X200

Ospite di TALE(nt) of ROME – progetto di marketing territoriale e di rigenerazione urbana perMarianna Cimini - Elisa Josefina Fattori - Pseudonimo Olimpia Aldegheri - Commenti il recupero di quartieri non “istituzionali” come l’Esquilino e San Lorenzo – Marianna Cimini è stata una dei 5 designer che hanno presentato le collezioni P/E 2017 presso l’Auditorium di Mecenate e l’ITIS Galileo Galilei durante la fashion week capitolina appena conclusa. Marianna Cimini, cresciuta in Costiera Amalfitana, si trasferisce giovanissima a Milano per frequentare il prestigioso “Istituto Marangoni”. Inizia a collaborare con importanti brand italiani tra cui MaxMara e Tod’s, dove è responsabile di una capsule collection per Fay Donna. Vince il “Premio Moda Italia”, è finalista con menzione speciale del concorso “Next Generation” e del concorso “Muuse” per Vogue Talents. Nel 2012 Marianna lancia l’omonimo marchio. Nel 2014 viene inserita da Vogue Talents tra i migliori 200 designer emergenti.

Tra i prestigiosi concorsi ai quali ha partecipato ed ha vinto, quale le ha dato i maggiori sbocchi professionali?
“Devo molto a quasi tutti i concorsi ai quali ho partecipato infatti, oltre ad essere un terreno d’incontri e scambi con i migliori professionisti del settore, hanno rappresentato anche importanti momenti di crescita. Forse con maggior affetto ricordo il primo concorso vinto nel 2006 che mi ha permesso di entrare nel gruppo MaxMara – dove ho lavorato per diversi anni – ma anche il concorso sponsorizzato da Vogue e, sempre nel 2014, “Who Is On Next?” di AltaRoma dove ho avuto la possibilità di portare in passerella per la prima volta una mia collezione.”

Come si diventa designer di successo in Italia nel 2016?
“Quando lo scoprirò ve lo farò sapere! Per quanto mi riguarda credo che la figura del designer “fine a se stessa” oggi sia del tutto anacronistica. Lo stilista deve necessariamente ragionare in termini di comunicazione e di commerciabilità, il che non significa svilire la propria creatività ma vuol dire portarla ad un livello di difficoltà superiore e dunque la sfida diventa più interessante.”

Il suo brand in cosa si distingue?
“Quando penso al mio brand mi viene sempre in mente il titolo di un libro che amo molto, “Creature ostinate” di Aimee Bender: in questa brevissima descrizione si racchiude l’essenza del mio lavoro. Ovvero l’ostinazione a non seguire le tendenze del momento ma restare fedele al mio punto di vista sul mondo, l’ostinazione nel realizzare un prodotto 100% “Made in Italy” nonostante le mille difficoltà che questo comporta. Dal punto di vista stilistico “la mia creatura ostinata” si distingue per un gusto tipicamente italiano, per un’apparente pulizia delle linee, per le cromie energetiche e per un’eleganza mai urlata, senza tempo.”

A livello internazionale la moda italiana è competitiva come 20/30 anni fa?
“Oggi assolutamente sì. Abbiamo avuto anni bui in cui la moda italiana si è snaturata, perdendo terreno sul piano internazionale ma negli ultimi anni la situazione è molto cambiata, basti pensare che gli stilisti a capo delle più importanti maison di moda del mondo sono italiani.”

Quando disegna una collezione da cosa si fa influenzare? Cerca l’innovazione o si ispira alla Storia della Moda?
“Tutto mi influenza in fase di ricerca: un libro letto, un film visto, una ragazza che incrocio per la strada, fare quattro chiacchiere con un’amica che lamenta di non aver trovato l’abito perfetto. Durante la progettazione il mio punto di partenza sono gli accostamenti cromatici e la scelta dei tessuti. Il “passato” lo lascio al passato, lascio che sia un sentore, un atteggiamento ma mai nulla di decifrabile.”

Per Marianna Cimini cosa significa “essere alla moda”?
“Sentirsi bene con quello che si indossa. Nel mio caso è indossare una camicia bianca da uomo e un paio di sandali di Positano fatti a mano.”