EUROPA ALLA PROVA DELLE EMERGENZE

Elaborazione Immagine di Carla Morselli
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L’Europa appare investita da una sorta di tempesta perfetta, scatenata da una miscela di insofferenza e di paura innescata dalle grandi sfide che si palesano sempre più incalzanti e che le istituzioni dell’Unione sembrano ancora impreparate a fronteggiare con quel grado di coesione e di determinazione che sarebbe ritenuto necessario. L’ondata migratoria dalle frontiere orientali, intensificata dalla catastrofe del conflitto siriano, la vittoria referendaria dei fautori della Brexit, l’euroscetticismo diffuso in altri paesi a livello popolare o, in taluni casi, nelle sfere governative, l’offensiva terroristica sempre più sanguinosa e a tamburo battente, con lo strascico di sciacallaggio che inevitabilmente si trascina, alimentano il senso di precarietà e di sfiducia nell’opinione pubblica e mettono ancor più a dura prova quell’unione politica che stenta a decollare.

Elaborazione Immagine di Carla Morselli
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Già in questi ultimi anni, egoismi, diffidenze e contraddizioni – e forse anche un allargamento troppo esteso e rapido e ancora maldigerito – avevano evidenziato le criticità del processo di integrazione, ora queste ulteriori sfide, provenienti anche dall’esterno, rivelano tutta l’urgenza, per la governance di Bruxelles, di un check-up completo, per fare i conti con le proprie carenze e i propri nodi irrisolti e mettersi finalmente in condizione di guidare i nuovi processi indotti da questa fase drammatica. All’esodo dai conflitti mediorientali e all’offensiva terroristica si aggiungono poi le conseguenze del sanguinoso golpe in Turchia, sventato in poche ore, seguito da una reazione repressiva che appare, in tutta evidenza, assolutamente sproporzionata, nelle dimensioni e modalità degli arresti, delle sanzioni e dei provvedimenti cautelari. Difficile farsi una ragione di come, in poche ore, si possano ipotizzare le responsabilità o complicità di un numero così elevato di persone, delle più diverse estrazioni sociali, ideologiche e professionali. E la Turchia è membro dell’Alleanza Atlantica, come gran parte dei paesi dell’Unione Europea e all’Unione stessa i suoi governanti dicono da anni di voler aderire. La Turchia stessa è anche il Paese partner dell’UE in un importante accordo sull’immigrazione proveniente dalle aree di guerra mediorientali e, in queste condizioni, le garanzie di funzionalità di questo accordo appaiono obiettivamente più precarie. Tensioni e derive già in essere sembrano dunque raggiungere quei livelli di guardia che pongono l’Unione di fronte a un bivio: o ripiegare nella mera salvaguardia degli interessi dei singoli stati, salvaguardando, come possibile, gli equilibri circoscritti entro le frontiere nazionali, o potenziare finalmente quella politica estera e di sicurezza comune invocata a più riprese e ormai formalmente istituita. E’ chiaro che la prima opzione non possa ritenersi praticabile, siamo ormai tutti sulla stessa barca e non possiamo gestire da soli i nuovi fenomeni che incalzano, né, all’occorrenza, difenderci da soli, con buona pace di tutte le possibili Brexit.
L’unica opzione possibile è una risposta comune e condivisa, un’azione coordinata di contenimento e superamento dei conflitti e di gestione dell’integrazione e dell’accoglienza. Operando sui fronti interni ed esterni. La sicurezza interna deve essere tutelata senza isterismi e caccia alle streghe, con un serio coordinamento delle polizie nazionali e con il rispetto delle garanzie, ma evidenziando una chiara fermezza nei confronti di eventuali atteggiamenti di contiguità e connivenza con i fautori del terrore. Sul fronte esterno, si rende necessario un impegno ancora più efficace dell’Europa, accanto agli altri partners internazionali, per porre fine alla guerra in Siria che sta distruggendo il Paese e espellendo milioni di persone dal suo territorio. Deve essere trovata la soluzione politica, questa deve ritenersi una sfida prioritaria per Usa, UE – che su questi temi deve ritrovare una totale sinergia con il governo di Londra, nonostante Brexit – e Russia. E con la vicina Turchia il dialogo resta ineludibile, per le storiche relazioni, la posizione strategica, l’alleanza difensiva e, in particolare, la contingente gestione dei flussi migratori, ma precisando, senza ambiguità, la netta riprovazione di ogni deriva dispotica e di ogni azione di giustizia sommaria e di repressione politica, contraria ai princìpi democratici e allo stato di diritto che caratterizzano la costruzione europea.

di Alessandro Forlani