IL TERRORISMO CHE SI NUTRE DI PAURE

Oas, Adam Nicklewicz
                          Oas, Adam Nicklewicz

Ogni attacco terroristico aumenta la nostra paura .
I dati del Censis dicono che 8,3 milioni di italiani hanno cambiato il loro comportamento variando i percorsi quotidiani , l’uso dei trasporti, le mete del loro tempo libero .
I viaggi all’estero per le persone sotto i 35 anni sono diminuiti del 73%, il 52% evita teatri piazze, musei e concerti, il 27% non usa la metropolitana ; Il 38% vorrebbe un maggior sostegno alle forze laiche dei Paesi  Arabi, il 44% vorrebbe una forza europea e pene più severe per i terroristi.
C’è poi chi vuole chiudere le frontiere e chi vorrebbe vietare la preghiera agli imam.
Il senso di impotenza ci paralizza creando un panico generale tanto che l’orrore si innesta su un sentimento populista che tende ad individuare un nemico inducendoci a fuggire o ad abbatterlo.
Passato il panico proviamo a fare le stesse cose, i passi quotidiani, ma tutto è cambiato.
Il trauma nel migliore dei casi ci spinge a interrogarci su come sopravvivere e a capire cosa si agita in noi, fra il senso di colpa per essere sopravvissuti e la possibilità di evitare che vi siano altre vittime .
Cerchiamo responsabilità e moventi, vie di fuga e difese, ma una borsa abbandonata, un sacco della spazzatura potrebbero contenere un ordigno.
Così anche il gesto di un ragazzo depresso come quello di Monaco innalza il livello mediatico e diviene attesa e immagine del nostro peggiore fantasma: il terrorismo.
Proviamo angoscia paura rabbia, anche il tempo diviene quello dell’attesa del prossimo attentato.
Cerchiamo di arginare sentimenti e reazioni e ogni musulmano ci sembra un potenziale terrorista: questo è proprio quello che i terrore vuole da noi.

Vignetta di Giulio Laurenzi
                              Vignetta di Giulio Laurenzi

Il terrore ha oggi il nome del califfato che si compone di un orda di fondamentalisti che odia il resto del mondo, usa come arma l’Islam ed è organizzato come uno stato.
Diventa sempre più difficile distinguere fra Islam e fondamentalismo, mentre lo stato di emergenza cui siamo costretti abbassa i livelli di democrazia, corrode i diritti di cittadinanza e ci costringe a controlli e limitazioni. Il califfato raggiunge il suo obiettivo, spettacolarizza attraverso i media le azioni terrorizzanti e limita la nostra libertà. Il terrorismo accresce il suo potere , pretende riconoscimento, definisce la sua  immagine, fa proseliti fra i giovani e li trasforma in bombe umane in nome di un universo settario totalitario e rassicurante, che inneggia ad un futuro purificato.
I morti aumentano in tutto il mondo: New York, Parigi, Londra, Madrid, Casablanca,Orlando, Baghdad, Boston, Bruxelles, Nizza, Kabul; Iran , Afghanistan, Nigeria, Siria, Russia, Pakistan,nessun paese è escluso!
Ed è difficile comprendere cosa stia realmente accadendo , difficile restare lucidi e provare ad arginare la paura . Il terrorismo è un incubo in cui non possiamo vivere.
Ma è necessario dare dimensioni reali a questo mostro, limitarne l’immagine, impedire il dilagare della violenza; ci si sente vulnerabili e indifesi, eppure occorre conoscere le loro azioni, individuare chi li sostiene e li fiancheggia, comprenderne la nascita e la composizione la storia, da chi acquistano armi e chi li usa. Opporre ragione e umanità non basta, è necessario demolire la loro motivazione, isolarli, trovare la radice di questo male. Per uscire dall’inutilità della morte di questo atroce sacrificio di vite, ci vorrà tempo, arriveremo a comprendere anche le nostre responsabilità in tutto questo, per ora tutti ma proprio tutti siamo un bersaglio.

di Carla Morselli