Rio 2016: samba e carnevale, si alza il sipario al Maracanà. Vanderlei ultimo tedoforo

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Rio 2016: samba e carnevale, si alza il sipario al Maracanà. Vanderlei ultimo tedoforo

dal nostro inviato
RIO DE JANEIRO La lunga attesa è finita: dopo 120 anni il mondo dei cinque cerchi sbarca in Sudamerica. A Rio, alle otto di sera, i Giochi si sono aperti nello stadio simbolo, il Maracanà, il palcoscenico del calcio, la casa dove Pelé ha messo a segno il gol numero 1000 della sua fantastica carriera: era il 19 novembre del ’69, un rigore contro il Vasco de Gama. Grande emozione in apertura della XXXI edizione delle Olimpiadi moderne con l’inno brasiliano davanti a un pubblico entusiasta che ha atteso il via della cerimonia gridando “Brazil Brazil”.
E’ quasi mezzanotte quando il fuoco olimpico entra nel Maracanà. Carnevale e tanta musica lo accolgono: il tennista Kuerten, Guga per tutti, lo consena alla leggenda del basket femminile Hortensia che a sua volta lo affida al maratoneta Vanderlei Cordeiro de Lima, bronzo ad Atene 2004 quando vinse Stefano Baldini e lui, in fase calente, venne bloccato da un pazzo inglese che già l’anno prima aveva invaso la pista della Formula 1 a Silverstone.
Thomas Bach, il gran capo del Comitato olimpico internazionale, ha elogiato Rio, “città meravigliosa”, ha detto che l’Olimpiade ha trovato casa in Brasile. “Qui ci sono diecimila atleti che sono i migliori del modno – ha aggiunto Bach – e in questa famiglia olimpica sono tutti uguali”. Il presidente del Cio ha toccato temi quali il rispetto, l’uguaglianza e ha introdotto il lavoro e la passione del Kenya e Kip Keino. Il campione olimpico nell’atletica a Città del Messico ’68, che ha ricevuto per primo da Bach l’onoreficenza dell’alloro olimpico per il suo impegno a favore dello sport nel suo Paese, ha ricordato a tutti il valore dello sport che è educazione, valore per la vita. “I giovani sono il futuro dell’umanità”, ha aggiunto Keino.
Bach, senza citare il suo nome, ha invitato colui il quale oggi fa le funzioni del presidente del Brasile essendo, adesso, Dilma, fuori causa. Michel Temer, che ha ricevuto una dose di fischi, ha dichiarato aperti i Giochi uscendo subito di scena lasciando i grandi campioni del Paese portare in campo la banera olimpica da issare sul pennone.
Robert Scheidt ha pronunciato a nome degli atleti il giuramento; altrettanto hanno fatto Norre per gli ufficiali di gara e Adriana Santos per i coach.
Tante contestazioni aspettando l’Olimpiade, accuse e rabbia, brutte figure per troppe cose non terminate, concluse alla meno peggio. Tutto s’è dissolto, i brasiliani hanno siglato la loro tregua olimpica. Lo hanno fatto con senso di nazionalismo, spirito speciale per accogliere il mondo perché i Giochi non sono solo gare e medaglie: i Giochi sono fratellanza, sono unione anche se fuori dal Maracanà qualce episodio di violenza e contestazione c’è stato nonostante tutto fosse blndato.

LO SPETTACOLO DELLA CERIMONIA
Cerimonia spettacolo, un po’ carnevale un po’ metropoli un po’ favelas per dimenticare che questa Olimpiade fortemente voluta per rilanciare il Brasile è bancarotta. Fortemente voluta, l’Olimpiade, ma anche, come altri avvenimenti sportivi, la Confederation Cup del 2013 e il Mondiale del calcio dell’anno dopo, hanno avuto forti contestazioni. Il Paese voleva scuole, voleva ospedali, voleva un posto migliore dove vivere. Al Mondiale del football la gente ha attaccato Dilma Rousseff durante l’inaugurazione e lei è scomparsa. Un Mondiale maledetto, quello, il Brasile schiaffeggiato dalla Germania, 7-1 per ridicolizzarla, e per fortuna che poi non è stata la “nemica” Argentina a vincere ma i tedeschi. Marco Balich, il veneziano che ha forgiato le cerimonie di Torino 2006 e dell’Expo milanese, ha attinto per la sua cerimonia al Brasile, da Jobim al samba, Caetano Veloso e il funky, Gilberto Gil e la ragazza di Ipanema – ovazione all’ingresso di Gisele – la bossa nova e i poeti. le geometrie e il lavoro della terra, i rapporti con la natura. Uno spettacolo a tratti suggestivo, il prato del Maracanà si intreccia tra passato e futuro, il vecchio e il moderno diventando un autentico palcoscenico sul quale si muovono e recitano i suoi protagonisti che spesso sono gli acrobati del suo spettacolo. A tratti le scene propongono una citta in costruzione, case afferrate da questi “operai” che si muovono come in un musical.
Un piccolo aereo vola via, si muove sopra lo stadio il 14 Bis prima di lasciare spazio al pop, alla musica popolare brasiliana, l Dream Team do Passinho. E’ ancora musical, canti, spettacolo, fuochi d’artificio. Jorge Ben Jor e Regina Casè si esibiscono nel loro Pais Tropical: è musica e danza, festa aspettando l’Olimpiade, con tutto la stadio coinvolto.
Come era stato ad Atene ma anche a Pechino e Londra, la storia del Paese è toccata con mano. In un attimo si passa a toccare anche temi attuali, la questione del clima, le emissioni di anidride carbonica passando in rassegna il mondo intero, Amsterdam, Doham la Florida, Shanghai, Rio, perché il problema è davvero globale.

LA SFILATA DELLE NAZIONI
Cinquanta minuti dopo l’inizio, ecco le squadra. Apre come sempre la parata la Grecia che ha nella velista Sofia Bekatorou l’alfiere.
Sfilata come sempre variopinta quella delle squadre, atleti e dirigenti, non tanti stavolta, con gli abiti tradizionali del loro Paese. Gioia vera perché la sfilata è un po’ l’essenza dei Giochi e tutti entrando nel prato sono pronti a immortalare l’attimo con un selfie. La sfilata apre le Olimpiadi, manda davvero in campo i protagonisti e stavolta accanto ai portabandiera c’è un bimbo o una bimba con una piccola pianta, il simbolo della vita che sboccia.
Entrano le squadre e l’Olimpiade si tuffa nel futuro. Chi pedala sulla bicicletta che indica il nome del Paese ci sono donne, uomini e c’è anche l’altro sesso. La più nota è Lea T, la figlia di Cerezo.
Entusiasmo per l’ingresso del team degli atleti indipendenti: un volontario il portabandiera.
Jacques Rogge, l’ex presidente del Cio che tanto ha voluto questa Olimpiade qui, è in tribuna ed applaude con i reali il suo Belgio dove Olivia Borlée, sprinter di una bella famiglia di atleti (tre fratelli quattrocentisti, il papà l’allenatore), è la portabandiera.
Sfilata come sempre variopinta quella delle squadre, atleti e dirigenti, non tanti stavolta, con gli abiti tradizionali del loro Paese. Gioia vera perché la sfilata è un po’ l’essenza dei Giochi e tutti entrando nel prato sono pronti a immortalare l’attimo con un selfie.
Entrano le squadre e l’Olimpiade si tuffa nel futuro. Chi pedala sulla bicicletta che indica il nome del Paese ci sono donne, uomini e c’è anche l’altro sesso.
Entusiasmo per l’ingresso della squadra degli atleti indipendenti: un volontario il portabandiera. Jacques Rogge, l’ex presidente del Cio che tanto ha voluto questa Olimpiade qui, è in tribuna ed applaude con i reali il suo Belgio dove Olivia Borlée, sprinter di una bella famiglia di atleti (tre fratelli quattrocentisti, il papà l’allenatore), è la portabandiera.
Volti noti tra gli alfieri come quello di Caroline Wozniacki per la Danimarca, Rafa Nadal per la Spagna, Michael Phleps per gli Stati Uniti, il judoka Teddy Riner per la Francia, la velocista Shelly-Ann Fraser-Pryce per la Giamaica (non c’è Bolt).

dal sito sport.ilmessaggero.it