PERCIÒ : CAMBIARE TUTTO, CAMBIARE SUBITO…

Elaborazione Immagine di Carla Morselli
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Il vantaggio accumulato da Hillary Clinton nei confronti di Trump non deve indurre in errore l’osservatore italiano.
L’America è una nazione profondamente divisa al suo interno con una opinione pubblica che si focalizza su una cultura demo liberale e, in contrapposto, una quasi metà che stinge su sentimenti di destra che si estendono sino alle minoranze neonaziste.
In questo quadro molto articolato è difficile prevedere da ora che la vittoria arriderà al candidato democratico.
Da 13 mesi ormai ogni giorno sui media rimbalzano in maniera ossessiva le immagini, le dichiarazioni, le contro dichiarazioni, gli ammiccamenti, le gaffes, le offese di genere e di cultura che il candidato Trump ha elargito nelle primarie sconfiggendo gli altri 17 pretendenti ed ora continua a elargire in questo scampolo di campagna elettorale prima delle elezioni presidenziali dell’8 novembre.
Ma a differenza di quanto può pensare un osservatore dotato di ragionevole equilibrio, bisogna tenere conto di quanto sta accadendo nell’altra metà della popolazione americana, quella cioè orientata a destra e un tempo terra di coltura per il partito repubblicano.
Uno degli elementi fondamentali della società americana è la inossidabile voglia di cambiamento.
Si tratta di un sentimento molto diffuso che stinge quasi sempre nel populismo, che non si basa su fatti concreti, ma che coinvolge sentimentalmente la voglia di pulire tutto, buttar via le cose che sanno di stantio e ricominciare daccapo.
Si tratta di una molla collettiva che nei 240 anni di questa “antica democrazia” ha saputo risolvere momenti topici della sua vita nazionale e collettiva.
Ma il pulire tutto e gettare ogni cosa nella pattumiera determina spesso dei danni macroscopici.
Pochi si ricordano o vogliono ricordare che la presidenza Obama ha creato più di 15 milioni di nuovi posti di lavoro, ha riassorbito la crisi terrificante con effetto domino a livello planetario che era stata lasciata come eredità da George W. Bush.
Per molti americani è la presenza di un nero alla Casa Bianca che determina da anni forti risentimenti viscerali perché la guerra civile non è finita nel 1865 con 600.000 morti. Ma si perpetua in non sopiti risentimenti sociali e culturali che trovano la loro massima espressione negli Stati del sud.
Hillary Clinton è un personaggio che piace poco anche a molti democratici costretti a votare per lei nonostante che alcune pesanti leggerezze di comportamento, come nel caso dell’uso di un conto personale di posta elettronica quando era segretario di stato, abbiano leso non poco la sua immagine.
Dalla sua Hillary potrebbe vantare a ragione l’esperienza fatta sia come first-lady, sia come senatore, che come ministro degli esteri della più importante nazione mondiale.
Si tratta di talenti professionali che dovrebbero rappresentare una garanzia per chi voglia essere tutelato al massimo livello della amministrazione della cosa pubblica.
Ma per molti americani sa di vecchio, di già visto, di obsoleto.
Perciò: cambiare tutto, cambiare subito…

di Oscar Bartoli