EUROPE JE T’AIME… OU NON PLUS? (EUROPEIZZIAMOCI O NO ?)

Opera di Marilena Nardi
         Opera di Marilena Nardi

Immaginiamo una serata tra amici a fine estate.
Ognuno racconterebbe la propria avventura, sia che abbia avuto esiti felici sia che no. Qualcuno di loro di sicuro potrebbe vantare mete esotiche e fuori dai soliti circuiti, molti racconterebbero di essere restati nella nostra beneamata penisola, e altri che potrebbero raccontarci di qualche destinazione in Europa.
L’Europa.
Il nostro paese? La nostra comunità? Un’idea di continente?
Solo fino ad una ventina d’anni fa, viaggiare per una qualsivoglia località sita in Europa, per noi che eravamo bambini, e per i nostri genitori, presupponeva i classici preparativi di un viaggio all’estero: documenti di viaggio, passaporti, cambio di moneta del paese in cui ci si recava, pianificazione di sopravvivenza linguistica con frasari dizionari e quant’altro…
O, se non altro questi preparativi ci insinuavano l’idea che stessimo per affrontare una avventura in terre straniere.
Che poi, anche andare in montagna nelle vicinissime Svizzera e Austria, richiedevano questi minimi accorgimenti.

Poi, come per incanto, ad un certo momento della nostra storia personale, tutto cambiò.
Senza voler ripercorrere a ritroso tutta la vicenda di come nacque la CEE (Comunità Economica Europea) e siamo nel 1957, poi divenuta CE (Comunità Europea) e infine UE (Unione Europea) passando attraverso numerosi trattati stipulati tra i vari paesi, tra cui quello di Lisbona prima e di Maastricht dopo, dobbiamo aspettare di trovarci intorno al 2009 per avere una visione più completa e verosimilmente attuale della situazione panoramica europea.
E non per incanto, ma per davvero, ci scoprimmo con una moneta unica, l’Euro, e la fantastica possibilità di spostarci entro i Paesi membri di questo grande Stato unito, senza passaporti e visti da richiedere ai consolati, ma solo con la nostra umile Carta d’Identità.

Di fatto, viaggiare in Europa senza limiti e costrizioni, ha dato a molti ragazzi del nuovo millennio la possibilità di conoscere meglio altre realtà, di decidere se andare a studiare all’estero (i progetti Erasmus, gli scambi internazionali, e altro ancora, hanno fatto molto per la mobilità giovanile), o solo di abbracciare un amico francese o spagnolo oppure ucraino a poche ore di volo da noi (con i voli lowcost, poi, e con i bagagli leggeri, tutto è divenuto più semplice) il tutto, con il beneplacito dei moderni genitori.
Genitori che, a loro volta hanno approfittato delle stesse opportunità, magari con la scusa di andare a trovare i loro figliuoli, per cominciare ad uscire dal loro guscio rassicurante e provare ad esplorare meglio quest’Europa.

Ma i viaggi e la nostra serata tra amici, volevano solo essere un pretestuoso incipit per sondare quali sentimenti nutre l’italiano verso questo grande Paese di Paesi.
È difficile spronare i nostri amici a dirci qualcosa di definitivo, ma a ben guardare, non sono tantissimi gli Euro-entusiastici.
Le recenti vicende del referendum sulla Brexit, avvenuto in Gran Bretagna (che pure fu uno degli stati promotori del Mercato Europeo Comune – MEC) per decidere se uscireo meno dall’Unione Europea (nonostante fosse rimasta l’unica nazione a non avere mai aderito alla moneta comune) hanno sicuramente scatenato dibattiti e ripensamenti anche in quei cittadini che erano stati i più fiduciosi nell’idea della grande Europa.
A questo potremmo aggiungere che le fazioni politiche del nostro paese negli ultimi anni non hanno certo incoraggiato il sentire comune del cittadino su questo argomento; sia da destra che da sinistra assistiamo a comizi urlati di Leader che incitano all’uscita dall’Euro, inteso come moneta in primis e poi forse anche dall’Unione, ma che non asseriscono con convincimenti reali, soluzioni alternative e positivistiche per la nostra nazione.

Secondo le ultimissime stime dell’Osservatorio europeo curato da Demos-Oss, oppure di quelle del rapporto dell’Eurobarometro, alla maggioranza dei cittadini – in Italia e negli altri paesi europei – l’Europa dell’euro non suscita passione né tantomeno entusiasmo, la accetta per prudenza, anzi per paura. E teme che restandone fuori, potrebbe andare peggio.
Manca un vero sentimento di appartenenza all’Europa, se questa viene percepita, da troppi europei, come qualcosa di lontano, piuttosto vago e indefinito, di cui non sentirsi parte fino in fondo.

Un italiano su due non si sente europeo. Il 50% dei cittadini nel Belpaese non si sente cittadino dell’Unione Europea; e questo sentimento è dettato anche e soprattutto dal problema dell’accoglienza. Il 69% degli italiani, infatti, ritiene che serva una politica comunitaria della Ue sull’immigrazione, e che, anche se non è contrario all’aiuto in sé – in fondo gli italiani sanno essere sempre molto disponibili nelle situazioni di emergenza umanitaria – è contrario all’idea che debba essere il proprio Paese a farsene carico.
E dunque si registra comunque una notevole insofferenza sulle questioni migratorie.

Il grado di fiducia verso l’Unione Europea risulta maggiore soltanto in Germania. E temiamo che non sia un caso, vista l’influenza tedesca sulle politiche e decisioni comunitarie.
In Francia, Spagna e Polonia quella fiducia riguarda circa quattro cittadini su dieci. Mentre in Gran Bretagna sembra essere largamente minoritario e in Italia lo è ancora di più con il 27% soltanto della popolazione che nutre ancora fiducia nell’UE.

Dunque saremmo in assoluto il paese più EUROSCETTICO!

Un altro dato poco confortante è l’idea generalizzata che la moneta unica abbia causato danni economici ad alcuni dei suoi Stati membri, e l’euro sembra essere quindi una causa, o comunque indice, del disagio e del dis-amore dei cittadini verso l’Europa. A grandi linee lo si ritiene un “male necessario” ma la maggioranza teme che abbandonarlo sarebbe peggio. Tuttavia, circa un terzo degli italiani se potessero, lascerebbero l’euro.
Perché l’Euro sembra essere una moneta senza Stato, e l’Unione Europea sembra affidare, sempre più, alla moneta la propria sovranità e la propria identità. Per quanto riguarda la politica estera, nelle politiche sociali e demografiche, invece la UE risulta assente; basterebbe volgere uno sguardo sulle nostre coste e vedere quello che avviene mentre incessantemente sbarcano centinaia di disperati in fuga dal terrore, oppure di fronte alle minacce dell’ISIS, ormai onnipresenti in tutti i contesti europei. Emergenze queste che rimangono scaricate sugli Stati nazionali, che aloro volta agiscono seguendo le loro logiche interne e i loro interessi (esterni).

Pochi giorni dopo lo scorso Ferragosto si è svolto nei pressi di una portaerei ormeggiata davanti all’isola di Ventotene un incontro a tre promosso dal nostro premier Renzi, con la cancellieraMerkel e il premier francese Hollande,con l’intenzione di rendere omaggio alla memoria del Manifesto di Ventotene («Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto», scritto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni (e Ursula Hirschmann) tra il 1941 e il 1944, prigionieri dei nazifascisti).
A commento di questo evento fantasma e un po’ di facciata, Emma Bonino, ex Ministro degli Affari Esteri,intervistata da un quotidiano nazionale, esordisce dicendo:
“I simboli sono importanti ed è giusto che i giovani ripensino alle radici di quel progetto europeo nato a Ventotene sulle macerie della guerra. Un progetto che ha fatto dell’Europa il continente più ricco, non solo in termini di Pil […] Le radici sono importanti, ma devono produrre frutti e fiori. Per ora di sostanza non ne ho vista molta”.
La Bonino persegue poi nell’intervista l’idea di una politica estera comune e ricordando i temi dell’economia, dei giovani, della migrazione e della sicurezza ribadisce il concetto che solo un Metodo Comunitario può risolvere i problemi.
E su questo non si distacca molto dal pensiero degli Italiani, come avevamo già visto.
http://www.repubblica.it/politica/2016/08/24/news/emma_bonino_ue_solo_slogan_vuoti_se_non_si_apre_il_tavolo_per_riformare_i_trattati_-146545222/

Tutto questo disegno, il sentire politico, civile, e pure sentimentale dei cittadini, ci dà la misura di un difficile cammino verso la costruzione di un’Europa che si è sviluppata forse senza un disegno Politico e Culturale. Perché quell’Europa immaginata fra gli altri da Adenauer, de Gasperi, Churchill, Schuman, l’Europa di Jean Monnet e di Altiero Spinelli, appunto, è rimasta un’Immagine. Un’orizzonte. Ancora lontano.