LAVORO “PRET A PORTER”

Opera di Adam Niklewicz
                      Opera di Adam Niklewicz

È aumentata tra i giovani la disponibilità ad adattarsi al lavoro (47%) e a cercare di vedere positivamente la propria vita. Infatti gli italiani, tra i 18 e i 32 anni, ai quali è stato chiesto di valutare con un voto da 1 a 5 il senso di soddisfazione sulla propria vita raggiungono in media un valore pari a 4,3, mentre l’autorealizzazione viene messa in secondo piano rispetto al reddito, soprattutto nelle classi sociali medio basse.
A rivelarlo é il “Rapporto Giovani” – promosso dall”Istituto Toniolo di Studi Superiori con il sostengo di Intesa Sanpaolo e Fondazione Cariplo – presentato alMeeting di Rimini da uno dei suoi curatori, Alessandro Rosina, docente di demografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Dalla rilevazione, effettuata a ottobre 2015 su un campione di 9.358 persone, rappresentativo della popolazione italiana di eta’ compresa fra i 18 e 32 anni, emerge inoltre che l’elevata percentuale di Neet (valore assoluto superiore ai 2 milioni e 200 mila, il più elevato in Europa)”non compromette solo le vite lavorative dei giovani ma costituisce un enorme macigno” su sostenibilita’ sociale, dinamiche demografiche e sviluppo economico dell”intero Paese.
In Italia, spiega Rosini, “già prima della crisi economica il tasso di occupazione giovanile risultava essere uno dei più bassi in Europa. L’Italia e’ uno dei Paesi avanzati che con l’entrata in questo secolo meno si sono rivelati capaci di dotare i giovani di strumenti adatti per essere attivi e intraprendenti nel mondo del lavoro”. Conseguenza ne è che i giovani, “anziché essere protagonisti positivi di processi di innovazione e inclusione che rendono piu’ competitiva l’economia e più solida la società, si trovano relegati ai margini, dipendenti a lungo dai genitori, con progetti professionali e di vita bloccati”. Eppure, conclude Rosina, “non sono rinunciatari” ma “hanno in partenza progetti di vita importanti”.

di Nuccio Fava