“I MEDIA TRA ÈLITE E POPOLO” – 13°RAPPORTO CENSIS – UCSI
di Elisa Josefina Fattori

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La tredicesima edizione del Rapporto sulla comunicazione monitora il consumo dei media, misurati nella loro evoluzione dall’inizio degli anni 2000, e prosegue l’analisi dei cambiamenti avvenuti nelle “diete mediatiche” degli italiani. Il titolo del Rapporto – “I media tra élite e popolo” – descrive il ruolo degli strumenti digitali che, come strumenti di disintermediazione, si inseriscono nel solco scavato tra “élite e popolo” prestandosi, ad esempio, alla decostruzione delle forme d’autorità al potere, fenomeno sfociato nelle correnti populiste oggi diffuse in Europa ed Occidente. La convinzione è che i media di ultima generazione ed i servizi di social networking possano fornire risposte più efficaci, veloci ed economiche – di quanto sia stato fatto finora – ai bisogni delle comunità. Inoltre nell’economia della disintermediazione digitale per i consumatori si amplia la gamma degli impieghi di internet, che risponde ad una pluralità di bisogni più sofisticati rispetto alla sola esigenza di comunicare ed informarsi. Tende a scomparire la mediazione tra il fornitore dei servizi e l’utente finale: usare internet per prenotare viaggi, per acquistare beni o svolgere operazioni bancarie significa spendere meno soldi o sprecare meno tempo. Inoltre le app stanno rimodellando abitudini e comportamenti quotidiani, dal conoscere il tempo di attesa di un mezzo pubblico alle diverse forme di sharing mobility e crowdfunding.
Alla moltiplicazione ed integrazione dei media corrisponde l’attitudine degli utenti alla personalizzazione del loro impiego, in un autoassemblaggio delle fonti del web; il primato dell’Io-utente sancisce quella che il Censis ha definito “era biomediatica”. Il soggetto-utente si trova al centro del sistema mediatico, sia in virtù della possibilità di costruirsi percorsi individuali di fruizione dei contenuti, sia in relazione alla libertà di diffusione dei contenuti liberamente generati dall’utente stesso, fino ad arrivare alla “fenomenologia del selfie”: l’individuo si specchia nei media con la convinzione di essere i media. Di fatto il boom dei media digitali ha confermato il trend anticiclico dei consumi tecnologici. Tra il 2007 e il 2015, mentre i consumi generali flettevano complessivamente del 5,7%, decollava la spesa per acquistare apparecchi telefonici e computer.
La rilevazione dei consumi mediatici degli italiani nel 2016 ha evidenziato che la penetrazione di internet tocca un nuovo record, attestandosi al 73,7% degli italiani (e al 95,9% dei giovani under 30); la televisione continua ad avere un pubblico sostanzialmente coincidente con la totalità della popolazione (il 97,5% degli italiani); i quotidiani cartacei perdono lettori, ridottisi al 40,5% degli italiani mentre continua ad aumentare l’utenza dei quotidiani online (+1,9% nell’ultimo anno) e degli altri siti web d’informazione (+1,3%). Due italiani su tre hanno un contatto praticamente quotidiano con le tecnologie digitali ma questo a discapito dell’assiduità con i mezzi stampa. Se nel 2011 i telegiornali rappresentavano per l’80,9% degli italiani un punto di riferimento fondamentale per l’acquisizione delle informazioni, nel 2016 il dato è sceso al 63% e lo stesso peso è assegnato a Fecebook dal 35,5% degli italiani che lo usano regolarmente come fonte di news.
Nel 2016 due italiani su tre hanno dimestichezza con almeno un social network; Facebook è il social network più utilizzato e raggiunge l’89,4% di utenti tra i giovani under 30. Molto alta l’utenza di Facebook anche tra le persone istruite, diplomate e laureate mentre le donne, con il loro 58%, si collocano al di sopra della media relativa alla popolazione in generale.
Nel 2016 – riguardo al binomio “media e donne” – il tradizionale predominio femminile nel consumo dei libri, settimanali e mensili si estende nel campo dei telefoni cellulari e nell’uso di internet, dove c’è stato il sorpasso sugli uomini: il 74,1% di utenza per le donne rispetto al 73,2% riferito agli uomini.
Ancora rilevate la distanza tra i consumi mediatici giovanili e quelli degli anziani: tra i giovani under 30 la quota di utenti della rete arriva al 95,9%, mentre è ferma al 31,3% tra gli over 65.
Un punto delicato che emerge dalle rilevazioni Censis è quello del rapporto tra ricerca della sicurezza e rispetto della privacy, soprattutto in relazione al fenomeno del terrorismo: l’opinione pubblica oscilla in modo apparentemente contraddittorio, dato che il 72,7% degli italiani dichiara che la privacy può essere violata dalle autorità se c’è in gioco l’interesse nazionale, ma contemporaneamente il 45,7% ritiene che la riservatezza personale non possa essere infranta in nessun caso.

Immagine dal sito www.censis.it