DA VENTOTENE A BRATISLAVA SENZA RITORNO

Elaborazione Immagine di Carla Morselli
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Spirava ancora un caldo vento estivo il 22 agosto a Ventotene, quando i tre principali leader europei, Merkel, Hollande e Renzi, depositavano fiori gialli e blu sulla tomba di Altiero Spinelli – che qui, durante il confino scrisse il celebre Manifesto Per un’Europa libera e unita con Ernesto Rossi e Ursula Hirschmann – promettendo a se stessi e al mondo intero che l’Unione europea non era finita con la Brexit e che anzi era attesa da una nuova fase di rilancio per portare finalmente a compimento quel processo di integrazione politica e consolidamento istituzionale da troppo tempo invocato.
Lo spirito di Ventotene, però, si è dissolto ben presto con la prima brezza autunnale che soffiava fastidiosamente fin dentro le giacche degli stessi leader europei riuniti a Bratislava il 16 settembre, raffreddandone l’ardore mediterraneo e tramutandolo in un distaccato garbo mitteleuropeo che sempre, in queste occasioni, accompagna il ritornello dei “vorremmo (fare di più), ma non possiamo” su cui è stata costruita l’odierna “Europa dei piccoli passi”.
Unica variante sul tema, il J’accuse di Renzi contro l’immobilismo del duumvirato franco-tedesco che, a detta del nostro Presidente del Consiglio, ostacola la creazione di un’Europa sociale, più attenta ai diritti e alle tutele dei popoli che al rigore dei conti, che elude i veri problemi (dello sviluppo economico e della gestione dei flussi migratori), puntando a “vivacchiare” fino alle nuove elezioni, per non offrire (ulteriormente) il fianco alla deriva populista che agita il nostro continente. Tutto molto giusto, se non fosse che anche il governo italiano gioca la sua partita (per la riforma costituzionale, per uscire dalla crisi e rilanciare l’occupazione, ecc.), al pari della Germania, della Francia e di tutti gli altri Paesi membri dell’Unione (e anche di quelli che non sono più tali, come la Gran Bretagna), così che diventa lecito, e inevitabile, per tutti diffidare di tutti.
Fintantoché gli Stati europei giocheranno le loro partite “uno contro tutti”, ma… su campi separati sembra difficile pensare che l’Unione ne possa trarre beneficio, anzi. È probabilmente già un fatto straordinario che il rumore di fondo delle continue lamentele rivolte contro il “Moloch” europeo non abbia ancora raggiunto una soglia intollerabile portando qualcuno a ritenere che la costruzione della nostra casa comune sia, in fin dei conti, un’operazione tanto inutile quanto dannosa. Quel che è certo, però, è che oggi come allora, al di là della retorica e di qualche fiore giallo e blu, il Manifesto di Spinelli pare destinato a rimanere imprigionato nello stesso “confino” dove è stato scritto.