ALTRO CHE NON CAMBIA NULLA…

Vignetta di Giulio Laurenzi
                            Vignetta di Giulio Laurenzi

Osservazioni di Gianfranco Pasquino sui poteri del Presidente della Repubblica nel post riforma del 6 ottobre

Una ventina d’anni fa Giuliano Amato notò acutamente che i poteri del Presidente della Repubblica sono paragonabili ad una fisarmonica, Quando i partiti sono forti comprimono la fisarmonica del Presidente; quando sono deboli il Presidente può suonarla a suo piacimento. Con le riforme costituzionali, la fisarmonica del Presidente rischia di produrre soltanto flebili suoni. Sarà prigioniera non dei generici partiti, ma del partito che avrà ottenuto il cospicuo premio di maggioranza. Dopo la settima votazione, il quorum per eleggere il Presidente della Repubblica scenderà a 3/5 dei votanti. Il partito premiato parte da una base di 340 voti, quelli della Camera, alla quale, se sarà il PD, aggiungerà almeno 70-75 voti dei Senatori. Totale 415. Se i votanti saranno all’incirca 680 (una cinquantina assenti), il quorum diventerà 378 e voilà un partito da solo si eleggerà il “suo” Presidente. Sarà poi proprio questo Presidente a nominare per sette anni 5 Senatori nella Camera delle regioni, ovviamente ricordandosi quale partito lo ha eletto alla sua carica. Nel frattempo, però, avrà anche perso due significativi poteri proprio con riferimento al governo (e, in parte, alla Camera dei deputati). Non eserciterà più il potere reale di “nomina del Presidente del Consiglio e, su proposta di questi, dei Ministri” in quanto sarà costretto a nominare il capo del partito che ha conquistato i 340 seggi alla Camera dei deputati, l’unica che darà la fiducia. In caso di difficoltà operative e politiche della Camera dei deputati, non potrà essere lui a decidere se scioglierla o non scioglierla (le decisioni di Scalfaro e di Napolitano sul non scioglimento del Parlamento chiesto loro sia da Berlusconi sia da Prodi sono rimaste memorabili). Infatti, il Presidente del Consiglio dirà al Presidente della Repubblica di sciogliere quando lo desidera lui facendogli sapere che i suoi parlamentari renderanno impossibile la formazione di qualsiasi altra maggioranza. Dunque, avremo, indirettamente, un Presidente della Repubblica notevolmente indebolito e un capo del governo dominus del Parlamento. Altro che non è cambiato nulla. Nel triangolo Presidente della Repubblica-Camera dei deputati-Presidente del Consiglio è’ cambiato parecchio. In peggio.