IL COMICO IN PIAZZA
INTERVISTA A FABRIZIO MATURANI, IN ARTE MARTUFELLO

Stefano Mancini, Il Teatro nell'Arte
       Stefano Mancini, Il Teatro nell’Arte

Fabrizio Maturani, in arte Martufello, inizia la sua carriera di attore comico nelle feste di paese e nei locali della provincia di Latina. Durante uno spettacolo viene notato da un manager che lo segnala a Pier Francesco Pingitore, il quale lo chiama nella sua compagnia teatrale “Il Bagaglino”. Dalla fine degli anni settanta al 2011 – anno di scioglimento della compagnia – Martufello è uno dei personaggi più amati e conosciuti degli spettacoli teatrali, televisivi e cinematografici messi in scena da “Il Bagaglino”. Al suo attivo quarantatré anni di carriera, trenta dei quali trascorsi in televisione, una ventina di film e tre libri.

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Come è nato il suo personaggio?
“Il mio personaggio è nato quarantatré anni fa, quando ho iniziato a fare questo mestiere: visto che vengo da un paese, mi sono sempre sentito il “re” dei burini.”

Ha avuto un mentore?
“Pier Francesco Pingitore è stato tutto per me, e ancora lo è perché lavoriamo insieme da trentacinque anni.”

Come attore si definisce: un attore comico, un caratterista o un cabarettista?
“Un attore comico. Il cabaret si basa su una comicità diversa – una comicità di battute – invece l’attore comico deve far ridere ma anche far riflettere. Non racconta solo barzellette, come qualcuno pensa.”

Qual è il segreto della sua comicità e della comicità in generale?
“La naturalezza, la spontaneità, i tempi comici e la sincerità nella battuta.”

La comicità cambia con il passare del tempo?
“La comicità non cambia. Noi vediamo i film di Totò, di Alberto Sordi, di Nino Manfredi e ancora ridiamo. Cambiano i giovani e cambiano alcune mode, però alla fine la comicità è sempre universale.”

Quindi far ridere il pubblico di oggi è come far ridere il pubblico di sessant’anni fa?
“Sì, perché c’erano sempre gli stessi problemi. Oggi i giovani seguono i cabarettisti che fanno battute demenziali, ma la comicità vera è come la musica: ascoltiamo ancora le canzoni degli anni sessanta/settanta, ma non so – fra venti o trent’anni – quale musica contemporanea si ricorderà.”

La cosa più difficile per un comico?
“Far ridere è veramente difficile. Ci sono troppe tragedie nel mondo, quindi far ridere è difficile ma al tempo stesso reca sollievo alla gente.”

Il collega – con il quale ha lavorato – che stima maggiormente?
“Vengo da una scuola molto importante, quella del maestro Oreste Lionello, e ho lavorato con lui per trentun anni, fino a due mesi prima che morisse. Con lui c’era un rapporto speciale. Anche quando la scena imponeva di stare davanti a lui, con il pensiero stavo sempre dieci centimetri dietro di lui, per il rispetto che avevo per questo grande personaggio che mi ha insegnato e mi ha dato tanto. Con gli altri colleghi, Leo Gullotta, Pippo Franco e tutti i più giovani ho un rapporto bellissimo, di amicizia, stima e di rispetto. Penso di avere una dote: quella di non entrare mai in competizione con nessuno. Mentre invece sono sempre stato in competizione con me stesso, cercando di migliorarmi, e non ho mai dato importanza ai cachet perché non è il cachet che fa l’artista.”

Un consiglio a tutti i giovani che vogliono fare gli attori comici
“Innanzitutto studiare, ma non comicità o recitazione: i giovani dovrebbero studiare nelle scuole, perché con la cultura si hanno più possibilità. Poi bisogna crederci fino in fondo, con umiltà e serietà, e non bisogna mai lasciare nulla d’intentato.”

di Elisa Josefina Fattori