IL COMICO IN PIAZZA
INTERVISTA A FABRIZIO MATURANI, IN ARTE MARTUFELLO

di | 14 Ott 2016

Stefano Mancini, Il Teatro nell'Arte

       Stefano Mancini, Il Teatro nell’Arte

Fabrizio Maturani, in arte Martufello, inizia la sua carriera di attore comico nelle feste di paese e nei locali della provincia di Latina. Durante uno spettacolo viene notato da un manager che lo segnala a Pier Francesco Pingitore, il quale lo chiama nella sua compagnia teatrale “Il Bagaglino”. Dalla fine degli anni settanta al 2011 – anno di scioglimento della compagnia – Martufello è uno dei personaggi più amati e conosciuti degli spettacoli teatrali, televisivi e cinematografici messi in scena da “Il Bagaglino”. Al suo attivo quarantatré anni di carriera, trenta dei quali trascorsi in televisione, una ventina di film e tre libri.

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Come è nato il suo personaggio?
“Il mio personaggio è nato quarantatré anni fa, quando ho iniziato a fare questo mestiere: visto che vengo da un paese, mi sono sempre sentito il “re” dei burini.”

Ha avuto un mentore?
“Pier Francesco Pingitore è stato tutto per me, e ancora lo è perché lavoriamo insieme da trentacinque anni.”

Come attore si definisce: un attore comico, un caratterista o un cabarettista?
“Un attore comico. Il cabaret si basa su una comicità diversa – una comicità di battute – invece l’attore comico deve far ridere ma anche far riflettere. Non racconta solo barzellette, come qualcuno pensa.”

Qual è il segreto della sua comicità e della comicità in generale?
“La naturalezza, la spontaneità, i tempi comici e la sincerità nella battuta.”

La comicità cambia con il passare del tempo?
“La comicità non cambia. Noi vediamo i film di Totò, di Alberto Sordi, di Nino Manfredi e ancora ridiamo. Cambiano i giovani e cambiano alcune mode, però alla fine la comicità è sempre universale.”

Quindi far ridere il pubblico di oggi è come far ridere il pubblico di sessant’anni fa?
“Sì, perché c’erano sempre gli stessi problemi. Oggi i giovani seguono i cabarettisti che fanno battute demenziali, ma la comicità vera è come la musica: ascoltiamo ancora le canzoni degli anni sessanta/settanta, ma non so – fra venti o trent’anni – quale musica contemporanea si ricorderà.”

La cosa più difficile per un comico?
“Far ridere è veramente difficile. Ci sono troppe tragedie nel mondo, quindi far ridere è difficile ma al tempo stesso reca sollievo alla gente.”

Il collega – con il quale ha lavorato – che stima maggiormente?
“Vengo da una scuola molto importante, quella del maestro Oreste Lionello, e ho lavorato con lui per trentun anni, fino a due mesi prima che morisse. Con lui c’era un rapporto speciale. Anche quando la scena imponeva di stare davanti a lui, con il pensiero stavo sempre dieci centimetri dietro di lui, per il rispetto che avevo per questo grande personaggio che mi ha insegnato e mi ha dato tanto. Con gli altri colleghi, Leo Gullotta, Pippo Franco e tutti i più giovani ho un rapporto bellissimo, di amicizia, stima e di rispetto. Penso di avere una dote: quella di non entrare mai in competizione con nessuno. Mentre invece sono sempre stato in competizione con me stesso, cercando di migliorarmi, e non ho mai dato importanza ai cachet perché non è il cachet che fa l’artista.”

Un consiglio a tutti i giovani che vogliono fare gli attori comici
“Innanzitutto studiare, ma non comicità o recitazione: i giovani dovrebbero studiare nelle scuole, perché con la cultura si hanno più possibilità. Poi bisogna crederci fino in fondo, con umiltà e serietà, e non bisogna mai lasciare nulla d’intentato.”

di Elisa Josefina Fattori