Ennesima tegola sui grillini per la casa gratis a Casalino

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Ennesima tegola sui grillini per la casa gratis a Casalino

Roma – Non solo firme ricopiate, nella lista del M5S per le comunali 2012 di Palermo, ma anche «clonate» da quelle raccolte dai grillini per il referendum sulla privatizzazione dell’acqua dell’anno prima.
C’è molta carne al fuoco nell’inchiesta siciliana, con almeno 8 indagati tra parlamentari e attivisti, che mette sotto accusa lo stesso sistema di selezione dei Cinque Stelle. Almeno due professionisti non hanno riconosciuto le firme nella lista elettorale, dicendo di aver partecipato solo alla raccolta referendaria.

Si aprono vistose crepe nell’immagine del movimento moralizzatore di Beppe Grillo e le resistenze sono forti all’ordine rivolto dal leader ai coinvolti di autosospendersi. Per ora, solo in due hanno fatto il passo indietro: la deputata regionale Claudia La Rocca, la prima a pentirsi della contraffazione e a collaborare con i pm e un altro esponente di Palazzo dei Normanni, Giorgio Ciaccio, anche se dice di non aver ricevuto l’avviso di garanzia. Gli altri, compresi i due deputati nazionali Riccardo Nuti e Claudia Mannino, prendono tempo. Eppure, è stato sulla base di quella lista, che non conquistò neppure un consigliere, che loro e altri poterono poi presentarsi alle «parlamentarie» e puntare a Roma. Adesso a mettere sotto accusa tutto il metodo di reclutamento saltano fuori anche diversi fuoriusciti dal M5S.
Descrivono Grillo molto infuriato per il «pasticciaccio» palermitano, anche perché il Pd lo accusa apertamente di essere informato di tutto. Il referendum è alle porte e l’impatto della vicenda è certo negativo. Beppe cerca una controffensiva e annuncia su Twitter che oggi alle 13, in diretta sulla sua pagina Facebook, trasmetterà «un video appello a tutti gli italiani. #passateparola #IoDicoNo».

A peggiorare il quadro si aggiunge la storia dell’appartamento del capo della comunicazione M5S Rocco Casalino, pagato con i fondi pubblici destinati al partito. L’aveva scritta l’anno scorso L’Espresso, ma ora a ritirarla fuori in piena campagna referendaria lo stesso premier. «Siamo passati dalla casa del Grande fratello a quella del Grande Senato -dice Matteo Renzi, riferendosi al fatto che Casalino si è fatto conoscere come concorrente del primo reality show-. Ma perché, poi, la casa di Casalino? Dovevano cambiare tutto e invece giocano con le firme false, sono garantisti a giorni alterni, pagano le case. È il sistema che loro volevano scardinare. Se fossi un elettore dei Cinque stelle non protesterei, voterei Sì al referendum».

L’articolo citato dal premier raccontava che dal 2015 il M5S aveva speso al Senato 160 mila euro per pagare l’affitto di casa ai dipendenti della comunicazione, scelti dalla Casaleggio Associati. Casalino, in particolare, è ospitato dall’estate 2013 con un collega in un palazzo secentesco in via di Torre Argentina, in pieno centro storico. Il gruppo parlamentare ha poi precisato, senza smentire, che si tratta solo di 75 mq, confermando che ogni mese mette a disposizione per l’Ufficio comunicazione in media 1000 euro a persona per l’affitto degli appartamenti ai dipendenti non residenti. Beati loro.

dal sito www.ilgiornale.it