Turismo e decoro, l’avvilente paragone tra Roma e Milano

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Turismo e decoro, l’avvilente paragone tra Roma e Milano

L’invasione dei camion bar, gli ambulanti di souvenir, il traffico dei bus turistici: il confronto la Capitale lo perde non nei numeri, ma nelle scelte con cui certi amministratori hanno governato facendo scivolare la città nella serie B del turismoL’invasione dei camion bar, gli ambulanti di souvenir, il traffico dei bus turistici: il confronto la Capitale lo perde non nei numeri, ma nelle scelte con cui certi amministratori hanno governato facendo scivolare la città nella serie B del turismo

Le statistiche sono talvolta bugiarde. Un sospetto esiste anche su quella che vuole Roma ormai sorpassata da Milano per presenze turistiche. Tanto più fondato perché si basa sui dati ufficiali: quando sappiamo che nella capitale l’attività turistica è ormai largamente illegale. A cominciare dagli appartamenti in affitto settimanale sempre più diffusi e capillari, dal centro alla periferia, sempre in nero. Se sorpasso dunque c’è stato, non è nei numeri assoluti. Bensì in qualcosa di molto più importante. Passare a Milano un fine settimana arrivando da Roma è la prova più avvilente che si debba affrontare. Per esempio, nel centro di Milano non ci sono i camion bar che deturpano quello di Roma, spacciando peraltro merce di dubbia qualità a prezzi astronomici e senza rilasciare in molti casi nemmeno lo scontrino fiscale. Per esempio, nel centro di Milano non c’è neppure uno di quei microscopici esercizi fluorescenti gestiti rigorosamente da personale extracomunitario dove si vendono bibite e frutta finta che hanno invece letteralmente invaso il centro di Roma nella più totale indifferenza di chi dovrebbe controllare le attività commerciali: e l’hanno invaso così rapidamente e con tale omogeneità, anche nelle sue parti più pregiate, da far immaginare l’esistenza di un monopolio analogo a quello dei camion bar. Per esempio, il centro di Milano non pullula come quello di Roma di improbabili negozietti ricolmi di magliette di calciatori taroccate.
Per esempio, nel centro di Milano sopravvivono i negozi storici che invece sono stati banditi dal centro di Roma, dove li hanno rimpiazzati nel migliore dei casi ordinarie pizzerie a taglio. Per esempio, a Milano si trovano ancora botteghe alimentari e frutterie, scomparse invece dal centro di Roma a vantaggio di impersonali supermercati spuntati come i funghi e sempre pieni di turisti assetati di acqua minerale da due euro al mezzo litro. Per esempio, il centro di Milano non è invaso dai pullman turistici che invece imprigionano il centro di Roma con la complicità di una burocrazia asservita e di una politica indifferente. Dicono tutto, questi paragoni. Parlano di una città, Milano, attenta a preservare la propria identità di metropoli europea e l’immagine di motore culturale del Paese. Caratteristiche che le consentono di attirare il turismo più ricco e di qualità. Ma parlano anche di un’altra città, Roma, che ha svenduto il centro più bello del mondo a lobby insensibili alla bellezza, racket di paccottiglia, sistemi di illegalità diffusa. Una scelta che facendo precipitare la qualità dell’offerta ha fatto crollare anche la qualità della domanda. Con il risultato che la capitale è invasa da un turismo straccione capace solo di lasciare alla città l’elemosina di un panino al botulino e una coca cola all’immancabile camion bar, oltre alle buche provocate dai pullman. Perché di una scelta precisa si è trattato. La scelta di un’amministrazione miope e compromessa, incapace di vigilare sullo scempio del commercio e connivente con le lobby. Nessuno è esente da responsabilità: il disastro viene da lontano. Il che la dice lunga sullo spessore di certi amministratori che hanno governato la capitale, facendola scivolare anche nella serie B del turismo. Ma per questo grave reato nessuno ha pagato mai. Tutt’altro.Le statistiche sono talvolta bugiarde. Un sospetto esiste anche su quella che vuole Roma ormai sorpassata da Milano per presenze turistiche. Tanto più fondato perché si basa sui dati ufficiali: quando sappiamo che nella capitale l’attività turistica è ormai largamente illegale. A cominciare dagli appartamenti in affitto settimanale sempre più diffusi e capillari, dal centro alla periferia, sempre in nero. Se sorpasso dunque c’è stato, non è nei numeri assoluti. Bensì in qualcosa di molto più importante. Passare a Milano un fine settimana arrivando da Roma è la prova più avvilente che si debba affrontare. Per esempio, nel centro di Milano non ci sono i camion bar che deturpano quello di Roma, spacciando peraltro merce di dubbia qualità a prezzi astronomici e senza rilasciare in molti casi nemmeno lo scontrino fiscale. Per esempio, nel centro di Milano non c’è neppure uno di quei microscopici esercizi fluorescenti gestiti rigorosamente da personale extracomunitario dove si vendono bibite e frutta finta che hanno invece letteralmente invaso il centro di Roma nella più totale indifferenza di chi dovrebbe controllare le attività commerciali: e l’hanno invaso così rapidamente e con tale omogeneità, anche nelle sue parti più pregiate, da far immaginare l’esistenza di un monopolio analogo a quello dei camion bar. Per esempio, il centro di Milano non pullula come quello di Roma di improbabili negozietti ricolmi di magliette di calciatori taroccate.

Per esempio, nel centro di Milano sopravvivono i negozi storici che invece sono stati banditi dal centro di Roma, dove li hanno rimpiazzati nel migliore dei casi ordinarie pizzerie a taglio. Per esempio, a Milano si trovano ancora botteghe alimentari e frutterie, scomparse invece dal centro di Roma a vantaggio di impersonali supermercati spuntati come i funghi e sempre pieni di turisti assetati di acqua minerale da due euro al mezzo litro. Per esempio, il centro di Milano non è invaso dai pullman turistici che invece imprigionano il centro di Roma con la complicità di una burocrazia asservita e di una politica indifferente. Dicono tutto, questi paragoni. Parlano di una città, Milano, attenta a preservare la propria identità di metropoli europea e l’immagine di motore culturale del Paese. Caratteristiche che le consentono di attirare il turismo più ricco e di qualità. Ma parlano anche di un’altra città, Roma, che ha svenduto il centro più bello del mondo a lobby insensibili alla bellezza, racket di paccottiglia, sistemi di illegalità diffusa. Una scelta che facendo precipitare la qualità dell’offerta ha fatto crollare anche la qualità della domanda. Con il risultato che la capitale è invasa da un turismo straccione capace solo di lasciare alla città l’elemosina di un panino al botulino e una coca cola all’immancabile camion bar, oltre alle buche provocate dai pullman. Perché di una scelta precisa si è trattato. La scelta di un’amministrazione miope e compromessa, incapace di vigilare sullo scempio del commercio e connivente con le lobby. Nessuno è esente da responsabilità: il disastro viene da lontano. Il che la dice lunga sullo spessore di certi amministratori che hanno governato la capitale, facendola scivolare anche nella serie B del turismo. Ma per questo grave reato nessuno ha pagato mai. Tutt’altro.

dal sito roma.corriere.it