CONSULTAZIONI: NON RENZI MA RENZI (O FEDELI)

Opera di Pawel Kuczynski
                        Opera di Pawel Kuczynski

L’ex presidente-segretario sembra avere già metabolizzato tutto quanto, riproponendo con disinvoltura il proprio ruolo di comandante in capo.
Il referendum ha segnato una novità rilevante per un doppio significato: il netto rifiuto della riforma costituzionale voluta in ogni modo dal governo, l’implicito giudizio politico fortemente negativo nei confronti del presidente del Consiglio che era giunto ad annunciare l’abbandono da ogni impegno politico se il Si non avesse vinto. L’apertura della crisi era dunque inevitabile, ma la soluzione resta complessa e intricata. Il ruolo che la Costituzione impone al presidente della Repubblica rivela con grande evidenza la sua funzione di garanzia e di moderatore, che richiederebbe come corrispettivo un forte senso di responsabilità delle forze politico-parlamentari al fine di individuare una via di uscita ragionevole nell’interesse dell’Italia. Le posizioni tuttavia restano molto distanti: Lega, Meloni e Grillini, urlano di andare subito al voto. Berlusconi vuole votare solo dopo l’approvazione di una legge elettorale proporzionale e dopo la sentenza della Corte Costituzionale di fine gennaio. Esigenza imprescindibile perché non sarebbe immaginabile un voto prima che la Consulta si pronunciasse sull’Italicum. Resta inoltre per il parlamento da colmare la diversità disomogenea tra Camera e Senato da sanare per fornire chiarezza e criteri omogenei alle prossime elezioni comunque anticipate. L’ex presidente-segretario sembra avere già metabolizzato tutto quanto, riproponendo con disinvoltura il proprio ruolo di comandante in capo. Non solo nel Pd, meglio nel Pdr-partito democratico Renzi-come sostiene da tempo il professor Diamanti, ma anche da protagonista assoluto nel difficile percorso della crisi. Il ragionamento è il seguente: ”nonostante la sonora sconfitta abbiamo pur sempre ottenuto il 40%dei voti. Piattaforma significativa per ripartire all’attacco e rivendicare gli importanti risultati ottenuti nei 1000 giorni di governo”. Ragionamento singolare tanto più perché privo di qualunque riflessione critica sul perché tanto malessere e scontento si è riversato contro il governo specie da parte dei giovani e delle regioni più deboli. Stupefacente il totale silenzio della direzione che resta convocata in seduta permanente con due proposte in campo: governo di responsabilità nazionale con la partecipazione di tutti, oppure prosecuzione di Renzi , il grande sconfitto, che dovrebbe continuare nel suo ruolo di grande regista sino alle elezioni anticipate comprese.

di Nuccio Fava