La Bce torna a bacchettare l’Italia

The European Central Bank's headquarters (ECB) is pictured in Frankfurt/Main, Germany, on January 22, 2015. The European Central Bank will purchase 60 bn euros of bonds per month until end September 2016, Draghi announced. AFP PHOTO / DANIEL ROLAND (Photo credit should read DANIEL ROLAND/AFP/Getty Images)

La Bce torna a bacchettare l’Italia

Nel Bollettino mensile la Banca centrale ha avvertito che l’Italia fa parte di quei Paesi che non rispettano i parametri di bilancio in misura significativa, ovvero per più dello 0,5% del pil. Eurozona in crescita lenta, ma costante. Nuovi stimoli, se necessario

Anche con la flessibilità l’Italia non rientra nei parametri europei di bilancio. Queste non sono le ennesime dichiarazioni del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che vanno ad aggiungersi al botta e risposta in tema di flessibilità intercorso con l’allora premier italiano, Matteo Renzi. Queste sono le rilevazioni della Banca centrale europea che ha menzionato direttamente l’Italia all’interno del suo bollettino economico di fine anno, citando le analisi condotte dall’esecutivo Ue.

La Penisola, ha sottolineato l’Eurotower, fa parte degli Stati dell’area euro, insieme a Belgio, Cipro e Slovenia, in cui “il miglioramento del saldo strutturale di bilancio verso l’obiettivo di medio termine disattenderebbe le richieste in misura significativa, superiore cioè a oltre allo 0,5% del pil”. Una valutazione che “sarebbe confermata anche qualora ai Paesi in questione fosse concessa ex-post la flessibilità nel quadro del Patto di Stabilità e di crescita richiesta dai governi nei rispettivi documenti programmatici di bilancio”.

In aggiunta, l’Istituto guidato da Mario Draghi ha puntualizzato che, “per quanto riguarda Italia e Belgio, i pareri della Commissione implicano che la conformità con il braccio preventivo non si configura più come fattore mitigante nel valutare l’inosservanza della regola del debito”. Roma, nel frattempo, è ancora in attesa di sapere come si pronuncerà la Commissione Ue sul programma di bilancio 2017, dato che si era ripromessa di “riconsiderare la propria valutazione dei fattori pertinenti”. Una decisione doveva essere presa a novembre, ma è stata rinviata al prossimo anno anche, e non solo, a causa del referendum costituzionale del 4 dicembre, voto che ha portato a un rimpasto di governo e all’aumento del differenziale Btp/Bund.

In merito allo spread si è pronunciata anche la Bce. “L’Italia ha assistito al maggiore aumento degli spread sui titoli di Stato principalmente a causa dell’incertezza politica derivante dal referendum”. Una dinamica che non ha coinvolto solo il Bel Paese: “i rendimenti delle obbligazioni sovrane decennali sono saliti in tutti i Paesi dell’area, con incrementi compresi tra 40 e 90 punti base, mentre i differenziali di rendimento rispetto al Bund tedesco decennale hanno registrato un ampliamento compreso tra 5 e 50 punti base, ad eccezione della Grecia, dove sono scesi di oltre 200 punti base”.

Guardando all’area euro, la ripresa economica sta proseguendo e la Bce si attende il proseguimento di tale trend a un ritmo moderato ma in via di consolidamento. Il terzo trimestre di quest’anno, di fatto, ha visto il pil salire dello 0,3% in termini reali, mostrando un’evoluzione analoga a quella del secondo trimestre, mentre i dati più recenti hanno dato evidenza di un perdurare dell’andamento positivo anche negli ultimi tre mesi dell’anno.

Tuttavia, la crescita economica dell’Eurozona sarebbe frenata dalla lenta attuazione delle riforme strutturali e dagli ulteriori aggiustamenti dei bilanci in diversi settori. Non vi sono ancora, infatti, segnali convincenti di una tendenza al rialzo dell’inflazione di fondo nell’Eurozona, prezzi al consumo che dovrebbero comunque beneficiare del rialzo dei prezzi del petrolio.

“In prospettiva, sulla base delle quotazioni correnti dei contratti future sul petrolio, è probabile di fatto che l’indice dei prezzi aumenti ancora significativamente al volgere dell’anno portandosi oltre l’1%, soprattutto a seguito degli effetti base del tasso di variazione sui dodici mesi dei prezzi dell’energia”, ha detto la Bce, aggiungendo che “sostenuti dalle misure di politica monetaria, dalla prevista ripresa dell’economia e dalla corrispondente riduzione graduale della capacità produttiva inutilizzata, i tassi di inflazione dovrebbero infine salire ulteriormente nel 2018 e nel 2019”.

Intanto i bassi tassi di interesse e gli effetti delle misure non convenzionali adottate dalla Banca centrale continuano a sorreggere la dinamica della moneta e del credito. La crescita dell’aggregato monetario ampio si è mantenuta stabile nel terzo trimestre, nonostante il lieve calo registrato a ottobre, mese in cui l’espansione dei prestiti al settore privato è aumentata.

Gli effetti delle misure della Bce seguitano a sostenere l’espansione della moneta e del credito. Le banche hanno trasmesso le favorevoli condizioni di provvista attraverso una riduzione dei tassi attivi e un miglioramento dell’offerta di credito, contribuendo così alla graduale ripresa della dinamica dei prestiti, visto in rafforzamento anche nel terzo trimestre di quest’anno.

Tutto considerato, Francoforte ha condotto un esame esaustivo delle prospettive economiche e di inflazione e dell’orientamento di politica monetaria. La valutazione ha confermato la necessità di estendere il Qe oltre l’orizzonte di marzo 2017 al fine di “preservare il grado molto elevato di accomodamento che è necessario per assicurare una convergenza durevole dei tassi di inflazione verso livelli inferiori ma prossimi al 2%”. E se servirà si farà altro. “Il Consiglio direttivo”, ha ribadito l’istituzione, “seguirà con attenzione l’evoluzione delle prospettive per la stabilità dei prezzi e, se necessario per il conseguimento del suo obiettivo, agirà ricorrendo a tutti gli strumenti disponibili nell’ambito del suo mandato”.

Un messaggio multicolore quello lanciato dall’Eurotower che non ha invertito la direzione dell’azionario europeo. Ad eccezione di Milano, dove il Ftse Mib avanza dello 0,28% a 19.269 punti, le borse del Vecchio Continente proseguono al ribasso: Parigi a -0,08%, Francoforte a -0,07%, Londra a -0,14% e Madrid a -0,27%. Poco mosso il mercato obbligazionario, con lo spread Btp/Bund che tratta a 157,8 punti base, mentre il rendimento del decennale italiano si attesta all’1,834%.

dal sito www.milanofinanza.it