LA ROTTAMAZIONE DELLE ROTTAMAZIONI

Vignetta di Virginia Alonso Navarro
                 Vignetta di Virginia Alonso Navarro

Il governo non proprio irresistibile di Paolo Gentiloni, terzo governo della legislatura della marmotta, che ricomincia sempre daccapo, è in carica da un mese, ora più, ora meno, e vacanze di Natale comprese ha già rottamato gran parte delle rottamazioni (chiamiamole così) del precedente. 1000 giorni in un sol boccone.
L’antica sapienza democristiana ha partorito un esecutivo identico al precedente che, superando in fretta il predecessore, si è precipitato a:
Archiviare – com’era ovvio – l’Italicum e a anestetizzare il Mattarellum stesso, nuova proposta del segretario del Pd, che è durato lo spazio di un mattino invernale.
Intervenire su Mps, le cui azioni non stavano in salute come da propaganda del precedente, che aveva peraltro cambiato i vertici per avviare un’operazione che si è rivelata un fallimento totale. E i cittadini pagano molto più di quanto avrebbero dovuto sborsare. Tutto ciò che per molti mesi si era negato, appare nel breve volgere di qualche giorno.
Avviare la commissione d’inchiesta sulle banche, certo tardiva e “a babbo morto”, ma promessa da più di un anno dal precedente e mai istituita.
Dichiarare che “i colpevoli vanno puniti”, come fa oggi Padoan, che non dice però come saranno “puniti” coloro che hanno responsabilità politiche di nomina e di “copertura” dei precedenti amministratori: mentre dichiara, probabilmente, gli fischiano le orecchie.
Dirsi disponibile a modificare gli immodificabili voucher, che gli uomini del precedente hanno sempre difeso toto corde. Certo, scelta tattica, ma difficilmente il precedente avrebbe ammesso tale squilibrio nel mercato del lavoro, esploso nei suoi famosi 1000 giorni.
Intervenire sulla Scuola, che non era così buona, evidentemente, se si cercano mediazioni su mediazioni, senza riuscire a risolvere i problemi che la stessa riforma ha creato.
Attaccare Alitalia, che si dava per sistemata (anzi, era un gioiellino), che va parecchio male.
Intervenire (si fa per dire, perché è comunque pochissimo) sulla povertà, ma prima eravamo a zero proprio, mentre adesso anche quel miliardo (uno) sembra il sol dell’avvenire.
Le stesse persone stanno smontando tutto quello che ha fatto il premier precedente. E loro stessi, perché c’erano, votavano, difendevano, non facevano una piega, enfatizzavano, umiliavano il dissenso, respingevano infastiditi ogni cautela venisse rivolta loro.
Non che siano più bravi o più buoni (sono gli stessi!), semplicemente devono ridurre i danni e sistemare i pasticci creati in questi lunghi tre anni, per recuperare quella serenità minima persa con il famoso motto dello star sereni, appunto.
E così, in pochi mesi, saremo tornati a ciò che c’era prima, dopo che tutto il Paese, maggioranza compresa, si è resa conto che il famoso ciclo di riforme era una saga tra la fiction e l’orrido, totalmente inconcludente e utile soltanto a mantenere il potere.
Ci si chiede che cosa ci sia di sinistra e di progressista in tutto questo via vai, ripercorrere a ritroso le proprie orme, risalire una corrente che li ha portati alla sconfitta referendaria, montare e smontare montature. La risposta è semplice: nulla.
E che cosa resterà di questi anni ottanta, vissuti irresponsabilmente? Alcune ricette degli anni Ottanta, appunto, e gli ottanta euro. Con qualche pessima norma per le opere, la Tav in Val di Susa, l’abolizione dell’articolo 18, e poco altro. E quanto alla rottamazione delle rottamazioni, mi pare che il ceto politico sia rimasto lo stesso, prima, durante e dopo, e che la cultura politica non sia affatto cambiata, se non in peggio.
Come dice quella canzone, tutta la vita gira infinita senza un perché. E tutto viene dal niente e niente rimane senza di te.

di Giuseppe Civati