Effetto Brexit: rientrano a Roma anche i senzatetto italiani a Londra

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Effetto Brexit: rientrano a Roma anche i senzatetto italiani a Londra

Sono venti, l’esercito della Salvezza: presto aumenteranno. Il fenomeno al contrario dopo il referendum britannico, «Ma servono iniziative più organiche e coordinate: incremento inaspettato, dobbiamo sapere quanti vivono per strada a Londra»

Il controesodo dei cervelli in fuga, certo. E anche il trasferimento dell’Agenzia europea del farmaco, che vorrebbe Milano. La Brexit impone a ciascuno un ragionamento di pro e contro: conviene restare a Londra? Conviene tornare in Italia? Pro e contro. Probabilmente economici, soprattutto. Ecco, in queste settimane, là a Londra si sentono talmente tanto questi discorsi così minuziosi sull’opportunità di «leave» o «remain», andarsene o restare come la Gran Bretagna nell’Unione europea, che davvero quella notte, quei due volontari, quella domanda posta così, proprio non se l’aspettavano, non ci avevano mai pensato: «Ma a me che sono un barbone, mi fate tornare in Italia?».

Senza stato
I volontari lavorano per la «Routers Home», un’associazione inglese che segue i senzatetto. Sul momento incurvano le labbra, smarriti anche loro. Passano due giorni, ci lavorano – bisogna contattare Roma, trafila di telefonate e fax, serve una sistemazione per le prime notti, il biglietto aereo chi lo paga? – e alla fine l’Esercito della Salvezza risponde che sì, si può fare. La notizia, però – oltre al controesodo del signore senza un tetto sulla testa che con la Brexit è rimasto anche senza uno «Stato» sotto i piedi – è anche un’altra: da questa prima richiesta, ventisei gennaio, ne sono arrivate già altre diciotto. Numeri che suggeriscono al capo del comando dell’Esercito della Salvezza, il tenente colonnello Massimo Tursi, di prendere, subito, iniziative più organiche e coordinate: «Prestissimo contatteremo le nostre fonti governative – spiega risoluto -: questo incremento così inaspettato, e in così pochi giorni, significa che potenzialmente le richieste potrebbero aumentare, dobbiamo sapere quanti italiani che vivono in strada si trovano oggi a Londra e quanti noi ne potremmo eventualmente assistere».

Solo quarantenni
Davanti all’incognita Brexit, si comincia sempre dalle domande. Chi non ha più un lavoro, senza essere residente, potrà restare? Chi non ha affetti (e dunque un vicolo matrimoniale) potrà restare? Ancora prima: il Pronto soccorso sarà ugualmente gratuito? È lampante come le rassicurazioni che si sentono ripetere da giugno, «chi è residente avrà gli stessi diritti di prima», non valgano per chi vive di emozioni come nel caso dei ragazzi adesso seguiti dall’Esercito. «Ragazzi» in senso anagrafico: si tratta, principalmente, di uomini, tra i 45 e i 47 anni, per il momento piemontesi e romani. Emigrati anni e anni fa ma rimasti senza lavoro ancora giovani.

Futuro sempre incerto
«Sappiamo che in molti non hanno una residenza e sono preoccupati – raccontano dall’associazione -: come succede ai nostri ricercatori che vorrebbero fare rientro, allo stesso modo anche loro non sanno cosa li aspetta nei prossimi mesi, un’incertezza che è abbastanza per fargli tornare il desiderio di tornare». L’ennesimo punto interrogativo in una vita di «se», forse troppo per chi, sempre nel dubbio, decide allora di cavalcare la tendenza e rientrare a Roma: «Ancora non conosciamo le dimensioni del fenomeno – dice Francesca Danese, ex assessore al Sociale nella giunta Marino e tra i responsabili delle relazioni esterne dell’Esercito a Roma -: l’importante è essere pronti ad accogliere chi ha bisogno creando corridoi umanitari e non recinti».Il controesodo dei cervelli in fuga, certo. E anche il trasferimento dell’Agenzia europea del farmaco, che vorrebbe Milano. La Brexit impone a ciascuno un ragionamento di pro e contro: conviene restare a Londra? Conviene tornare in Italia? Pro e contro. Probabilmente economici, soprattutto. Ecco, in queste settimane, là a Londra si sentono talmente tanto questi discorsi così minuziosi sull’opportunità di «leave» o «remain», andarsene o restare come la Gran Bretagna nell’Unione europea, che davvero quella notte, quei due volontari, quella domanda posta così, proprio non se l’aspettavano, non ci avevano mai pensato: «Ma a me che sono un barbone, mi fate tornare in Italia?».

dal sito roma.corriere.it