ALLA RICERCA DELLA DIFFERENZA

Opera di Adam Niclewicz
                       Opera di Adam Niclewicz

Giovanni Spadolini, primo Presidente del Consiglio non democristiano, nel 1981 presentò il suo programma di governo che doveva, e ti pareva, affrontare quattro emergenze così identificate: istituzionale, morale, economica e terroristica.
A distanza di decenni è cambiato qualcosa? No !
Si sono aggravate queste emergenze e se ne sono aggiunte molte altre, tra le quali migranti, terremoto e amministrazione capitolina.
Ma di fronte a queste vere e proprie tragedie, non solo il governo e i partiti ma anche potenti interessi economici, pubblicitari, sono interessati solo al cartellone di un logoro teatrino dove va di scena, di volta in volta, l’opera buffa della serie “Renzi si dimette da Segretario ?” O “ le mattane de “la patata bollente -Vita e amori di Virginia”, che tristezza …
Perché far finta di prendere atto che nel referendum scorso il Pd si è già diviso ?
Perché dimenticare che il voto alla Raggi era un voto di protesta e tutta la nomenclatura palazzinara vuole farla dimettere per cementificare (e ci riuscirà , guarda caso si partirà dallo stadio voluto dalla emerita società della Roma per poi ricominciare con stralci di olimpiadi, mentre Roma muore) ?
Innanzi alla crisi grave del Paese e dell’Europa che va dal terrorismo, alle difficoltà perduranti sul piano economico e finanziario, alla tragedia della condizione giovanile e della occupazione, alle difficoltà delle famiglie e delle imprese che non si riesce ancora ad affrontare adeguatamente così pure per l’eccessivo carico fiscale, ebbene tale sconcertante quadro è stato sottovalutato.
L’informazione è in balia di una sorta di eccitazione emotiva e l’amplificazione della protesta e la tentazione rischiano di sopire e addormentare le questioni senza vero approfondimento e riflessione critica matura e ovviamente senza proposte di risoluzione.
Manca insomma la capacità di affermare e concepire un valore autonomo da trasmettere all’opinione pubblica, informata e sollecitata in modo da acquisire coscienza di situazioni e problemi senza forzature propagandistiche per suscitare posizionamenti preconfezionati a favore di questo o quello schieramento, di questo o quel leader.
Un esempio potrebbe essere quello di pubblicare la mappa delle aree di rischio in Italia da parte del Ministero dell’Ambiente oppure dirla tutta sulla volontà di Renzi di trattare le date, facendo finta di volere le elezioni solo per far rimanere i suoi accoliti il più a lungo possibili nei consigli di amministrazione, in scadenza ad aprile, delle aziende dello Stato (una cinquantina circa) e per proseguire il salvataggio di alcune sgangherate banche (due delle quali toscane), considerando Gentiloni l’esecutore compiacente.
Ma ormai il peso specifico di Renzi è in calo vertiginoso, secondo anche l’algebra delle correnti Pd.
In qualche modo si tratta di problema endemico presente nella tradizione del nostro Paese e che emerge in forme nuove e più complesse a causa della mancata uscita dell’Italia dalla grande crisi e del delicato passaggio e relativa incertezza per il futuro del nostro sistema istituzionale e politico.
Abbiamo dimenticato il concetto del vero leader.
Giustamente ci siamo fermati ad Aldo Moro, prestigioso politico e statista, per lo più sconosciuto alle nuove generazioni e ignorato per non meglio identificati motivi. Forse lo si ricorda perché ucciso, pare, dalle brigate rosse nel maggio del 1978.
Non a caso il Capo dello Stato Mattarella ha interrotto l’oblio richiamando il valore e l’importanza di Aldo Moro nella vita politica e intellettuale della società italiana.
Occorre tenere sempre presente che la componente ricorrente nell’azione ideale e politica di Aldo Moro è stata la ricerca del dialogo come prassi del confronto nonché l’individuazione del consenso delle fasce popolari operaiste della sinistra (allora comunista), dei ceti medi (socialisti e socialdemocratici) e dei cattolici per creare una cintura di consenso forte per avviare le riforme, in considerazione del flop dei governi di centro sinistra.
Infatti l’avvento del centro sinistra e la collaborazione con i socialisti non sono stati concepiti da Moro come temporanee aggregazioni di potere ma come segmenti di un percorso lungo e travagliato per giungere poi ad una misurata collaborazione col partito comunista di Berlinguer ed alla fine l’accettazione da parte della democrazia cristiana.
La tragedia di via Fani con la strage di tutta la sua scorta, il rapimento di Moro, la sua prigionia e l’assassinio brigatista interruppero ferocemente il percorso politico dello Statista .
In una stagione caratterizzata da svolte nel segno della rottamazione, da grave crisi economica e istituzionale anche a livello europeo e con un quadro geopolitico preoccupante, la lezione di Aldo Moro, il suo lascito culturale e politico sarebbero oltremodo utili, tanto in rapporto alle gravi difficoltà dell’Europa e ai timori e alle incertezze che percorrono in profondità la società italiana. Per uscire dall’equivoco storico generato da De Mita e Prodi e proseguito da Renzi, occorre cogliere l’occasione di questa crisi del Pd facilitando una scissione tra componente cattolica ed ex comunista per ristabilire la capacità critica e propositiva delle parti storiche del Paese.
Un’occasione inderogabile per la trasformazione della società civile italiana, secondo il disegno moroteo, lasciando ad ogni parte con pari dignità a cooperare sulle riforme strutturali di cui abbiamo bisogno.
Un possibile pontiere potrebbe essere Dario Franceschini : ha i numeri interni al Pd, è cresciuto conservando il rispetto della laicità e del cattolicesimo.
Un vero cattolico democratico con il coraggio delle idee nel pieno rispetto dei valori della Costituzione.

di  Luciano Tommaso Gerace