I FONDI CI SONO…
INTERVISTA A SIMONA PUTZU
di Elisa Josefina Fattori

Elaborazione Immagine di Carla Morselli
           Elaborazione Immagine di Carla Morselli

 I fondi ci sono, ma nessuno ce lo dice.

Avvocato, perché in Italia non è sviluppata, come negli altri Paesi UE, la cultura della conoscenza e dell’uso dei fondi europei? Manca un’adeguata comunicazione?
“In Italia non esiste una sufficiente informazione rispetto a tutti i tipi di fondi europei, sia per quelli diretti che per quelli indiretti, i famosi fondi strutturali. Certamente non esiste una comunicazione adeguata e questa è una colpevole, se non dolosa, responsabilità da parte delle Istituzioni delegate a questo. Talune Istituzioni Pubbliche inoltre hanno assunto negli ultimi anni il ruolo di contact points nazionali per fornire informazioni sui finanziamenti europei di determinati programmi, ma di fatto possiamo vedere come nel 90% dei casi nessuno sia a conoscenza di questi sportelli (che per tale ruolo ricevono finanziamenti). Questo è un dato che ho acquisito nei corsi di euro progettazione che periodicamente realizzo: tutti coloro che li frequentano– siano essi giovani laureati, liberi professionisti, dipendenti di Pubbliche Amministrazioni, collaboratori di Associazioni Non Profit, Fondazioni, Centri di Ricerca, docenti o ricercatori universitari – non sono a conoscenza di alcun programma europeo pubblicizzato dai contact points nazionali.Questo gap potrebbe essere superato con una formazione di base sui finanziamenti europei, ma non solo: la formazione potrebbe realizzarsi in sede universitaria, come corso di studi vero e proprio. Spesso i corsi sui finanziamenti europei sono relegati all’interno di master specialistici post lauream, mentre se fossero realizzati all’interno dei corsi universitari darebbero agli studentiuna formazione primaria più completa. Analoghi corsi di formazione dovrebbero essere previsti all’interno della Pubblica Amministrazione come aggiornamento professionale dei propri dipendenti, perché solo con una formazione diffusa e qualificata si può raggiungere l’obiettivo di un appropriato e completo utilizzo dei fondi europei.”

Un recentissimo articolo de “Il Sole 24 ORE” ha messo in luce un’Italia “a due velocità” come beneficiaria delle risorse europee ( in coda per il programma dedicato al settore culturale-creativo e per i finanziamenti per la crescita e l’occupazione, più veloce nell’intercettare le opportunità dei fondi a gestione diretta per la ricerca, per l’innovazione e la competitività delle imprese. Il risultato stupisce, date le potenzialità dell’Italia a livello culturale e l’urgenza di arginare il problema della disoccupazione). Lei cosa ne pensa?
“La capacità dell’Italia di utilizzare fondi nel settore della ricerca è dovuta a tale motivazione: il nostro è un Paese con grandi problemi a livello strutturale, organizzativo, politico ed amministrativo, ma è anche un Paese composto da persone competenti e preparate soprattutto nel settore scientifico, e certamente i ricercatori universitari italiani – che si vedono continuamente tagliarei fondi che dovrebbero arrivare dalle nostre Istituzioni – hanno deciso da tempo di “guardare oltre”.Ed ecco che l’Italia nel settore della ricerca scientifica accede ai grandi finanziamenti del Programma Horizon 2020, il programma di finanziamento diretto della Commissione Europea per eccellenza in questo settore.Ma esiste ancora un limite mentale da esaminare ed affrontare: quando parliamo di ricerca dovremmo prendere in considerazione tutti i settori della ricerca, non solo quella scientifica ma anche quella umanistica. Il problema dell’Italia è che solo per la ricerca “scientifica tout court” viene preso in considerazione il finanziamento europeo mentre tutti gli altri settori di ricerca – economica, giuridica, sociale ed umanistica – non considera queste fonti di finanziamento che sarebbero utili per chi nelle università è costretto ad andare ad elemosinare anche una risma di carta per stampare.Lo stesso discorso vale per le PMI che accedono ai finanziamenti del Programma Horizon 2020 o Cosme nel settore tecnologico (ICT), mentre anche le imprese che lavorano nel sociale dovrebbero essere interessate ai fondi europei.Nel settore culturale purtroppo il nostro Paese si è adagiato in una situazione di totale incompetenza gestionale dei Beni, i vari dirigenti si sono interfacciati unicamente con le solite richieste di finanziamento presso le sedi ministeriali competenti, ma pochi si sono addentrati nel mondo dei fondi europei diretti. Da questo punto di vista, negli ultimi tempi qualcosa sta finalmente cambiando. Speriamo che le nuove dirigenze siano in grado di capire come la Cultura potrebbe essere il maggiore veicolo di indotto occupazionale e promozione sociale, economica e commerciale del nostro Paese, e debba quindi essere riconosciuta e sviluppata in un respiro più ampio di quello locale.”

Cosa fanno le Regioni Italiane per facilitare la comunicazione istituzionale dei diversi progetti e fondi europei?
“Se guardiamo i siti web delle varie Regioni Italiane vediamo che per molte di esse non esiste un settore dedicato ai fondi europei, non solo quelli diretti, ma anche quelli indiretti ovvero i fondi strutturali di loro competenza. Tranne qualche sparuto tentativo non esiste alcuna informazione sulle possibilità di finanziamento europeo a cui potrebbero accedere i cittadini, le PMI, le Istituzioni Pubbliche, le associazioni rappresentative, le associazioni non profit, i centri di ricerca, le fondazioni e le Università.”

Quanti tipi di progetti e bandi ci sono? Qualche esempio?
“I finanziamenti europei sono moltissimi. Quelli diretti sono erogati attraverso Programmi pluriennali, ed ogni anno centinaia di bandi vengono destinati a progetti di vario tipo: agli Enti Locali, alle PMI, ai centri di ricerca e università, alle associazioni non profit e alle ONG. Esistono Programmi molto importanti nel settore della ricerca come ad esempio il Programma Horizon 2020, i Programmi Justiceper la tutela dei diritti fondamentali e delle vittime di reati, il Programma Daphne che promuove progetti per tutelare e proteggere soggetti deboli come i minori e le donne maltrattate, il Programma Cosme per il finanziamento di attività delle PMI e per promuovere le loro attività e la loro internazionalizzazione, il Programma Salute Pubblica per finanziare progetti nel settore sanitario, il Programma Erasmus+ che finanzia progetti di formazione per giovani e adulti, attività culturali nel settore della musica, del teatro, delle arti visive, dello Sport ed il Programma Media che finanzia il settore cinematografico. Esistono molti altri Programmi e finanziamenti oltre quelli ora citati che mirano a promuovere e concretizzare le politiche europee. Le politiche europee non sono un limite, sono una grande occasione di sviluppo e apprendimento, che gli altri Paesi riescono a cogliere mentre l’Italia no.”

Quale differenza e tra i fondi diretti della UE quelli che passano tramite le Regioni?
“I finanziamenti europei si dividono in finanziamenti diretti e finanziamenti indiretti, nei finanziamenti diretti abbiamo come interlocutrice la Commissione Europea attraverso le varie Direzioni Generali o le Istituzioni Europee interessate, mentre nei finanziamenti indiretti – o fondi strutturali – abbiamo come interlocutrice la Regione. Nei fondi diretti il merito del progetto verrà valutato da esperti esterni indipendenti e selezionati precedentemente, mentre nei fondi indiretti la Regione deve pubblicare il bando (e già per predisporre il bando serve un tempo infinito), in seguito solitamente nomina una commissione di valutazione successiva al bando (con dinamiche “tipicamente italiane” che influiscono pesantemente sui tempi di costituzione della commissione, di valutazione e di effettiva erogazione dei fondi). Un’altra problematica molto grave è data dal fatto che in Italia nei bandi regionali sui fondi europei indiretti vengono richiesti adempimenti molto pesanti ai partecipanti, come ad esempio le fideiussioni, mentre nei bandi diretti della Commissione Europea questo tipo di vincoli non esiste.Un’altra peculiarità tutta italiana è che spesso i fondi strutturali vengono erogati solo con modalità di finanziamento “in conto interesse”, ovvero nel tempo occorre restituire i fondi con un tasso di interesse indicato dall’intermediario bancario indicato dalla Regione, mentre nei finanziamenti diretti gestiti dalla Commissione Europea esistono finanziamenti “in conto capitale” ovvero a fondo perduto senza la necessità di restituzione dei finanziamenti ricevuti. In molti paesi europei a livello territoriale per l’erogazione dei fondi strutturali non esiste il vincolo di fideiussione o di restituzione “in conto interesse”, questa è una peculiarità che si è sviluppata in Italia. Personalmente preferisco dedicarmi come consulente ai fondi diretti e non quelli indiretti per le problematiche appena elencate.”

Cosa suggerirebbe ai giovani per utilizzare queste opportunità?
“Ai giovani suggerirei innanzitutto di formarsi adeguatamente, e le Università pubbliche italiane sono ottime nonostante i grandi problemi in cui versano. Poi consiglierei loro di focalizzare il loro obiettivo organizzando un piano di fundraising (raccolta e gestione fondi) adeguato, contattando gli uffici europei nel settore interessatoe raccogliendo le informazioni utili per ottenere il finanziamento di cui hanno bisogno. Gli uffici della Commissione Europea, così come quelli delle altre Istituzioni Europee, sono molto disponibili e forniscono una risposta entro pochissimi giorni rispetto al quesito posto, in ottemperanza al regolamento di responsabilità che vale per tutti i dipendenti delle Istituzioni Europee.”

Esistono fondi dedicati per l’imprenditoria femminile?
“Certamente. Esistono fondi per l’imprenditoria femminile così come esistono fondi dedicati all’imprenditoria giovanile. Possono essere utilizzati sia i fondi diretti attraverso i bandi della Direzione Generale Occupazione e Affari Sociali della Commissione Europea, sia i fondi indiretti gestiti dai Ministeri italiani competenti per settore.”

Biografia

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Simona Putzu, avvocato con specializzazione in Diritto Europeo, Diritto Internazionale, Diritto dei Consumatori, Diritto delle Organizzazioni Non Profit.
È consulente di Pubbliche Amministrazioni, Università, Enti Non Profit e Società nel settore della progettazione europea, degli appalti e degli accreditamenti. Esperto Esterno Indipendente presso alcune Direzioni Generali della Commissione Europea, in particolare per i Programmi Horizon2020, Cosme, Salute Pubblica, Consumatori, Giustizia, Erasmus+, è iscritta nel Registro dei Lobbisti del Parlamento Europeo e coordinatrice del Progetto consiliare “EU and International Fund Raising” dell’Ordine degli Avvocati di Roma.

di Elisa Josefina Fattori