Inps, frenano le assunzioni stabili

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Inps, frenano le assunzioni stabili

Nei primi cinque mesi dell’anno il saldo tra aperture e chiusure di contratti a tempo indeterminato sprofonda del 78% rispetto al 2015 per la riduzione degli incentivi ai rapporti stabili. Nuovo record dei voucher: +43% a quota 56,7 milioni di ticket venduti

ROMA – Tracollano i contratti stabili. E volano i voucher, la nuova frontiera del precariato. I nuovi dati Inps confermano un quadro poco consolante del mondo del lavoro. Nei primi cinque mesi del 2016 sono stati stipulati 712.007 contratti a tempo indeterminato (comprese le trasformazioni) mentre le cessazioni, sempre di contratti a tempo indeterminato, sono state 629.936 con un saldo positivo di 82.071 unità. Il dato – si rileva dall’osservatorio Inps sul precariato diffuso oggi – è peggiore del 78% rispetto al saldo positivo di 379.282 contratti stabili dei primi cinque mesi 2015 e risente della riduzione degli incentivi per le assunzioni stabili. Il dato è peggiore anche del 2014 (+122.188 posti stabili in cinque mesi).

Non solo. Nel periodo tra gennaio e maggio 2016 sono stati venduti 56,7 milioni di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro lordi ciascuno, con un incremento, rispetto ai primi cinque mesi del 2015, pari al 43%. Nello stesso periodo del 2015 – fa però notare l’Inps – la crescita dell’utilizzo dei voucher, rispetto al 2014, era stata pari al 75,2%.

Una doccia gelata in un anno certo non facile per l’indebolita economia italiana. La riduzione del bonus per agevolare le assunzioni a tempo indeterminato ha certo influito. Nei primi cinque mesi, calcola l’Inps, le assunzioni con esonero contributivo biennale – non più triennale e con esonero passato dal 100 al 40% – sono state 158.841 a cui aggiungere le trasformazioni di rapporti a termine (che beneficiano dello stesso incentivo) pari a 43.426, per un totale di 202.267 rapporti di lavoro agevolati. Si tratta del 30% del totale delle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato, una percentuale pari alla metà di quella registrata con l’esonero contributivo triennale nel corso del 2015 (60,8%).

Sul fronte stipendi, appena 15 mila contratti a tempo indeterminato su oltre mezzo milione (544.621) siglati fino a maggio prevedono una retribuzione lorda superiore ai 5 mila euro. Poco più di

25 mila sono sotto i mille euro. Quasi la metà (249 mila contratti) ricadono tra 1.251 e 1.750 euro lordi. In questa fascia media finiscono circa 1 milione di posizioni su oltre 2 milioni, considerando anche i contratti a termine e gli apprendisti oltre agli stabili (il 43,5%).

dal sito www.repubblica.it