ROMA E LA RAGIONE DI GRILLO

Elaborazione Immagine di Carla Morselli
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Roma una bomba atomica? L’affermazione di Beppe Grillo è più che fondata. La Capitale potrebbe esplodere da un momento all’altro. Perché i problemi che vi si sono accumulati nel corso non solo negli ultimi anni ma dall’intero secondo dopoguerra sono talmente tanti e complicati che l’esplosione di uno potrebbe determinare un effetto domino destinato a provocare una devastazione di tipo nucleare.
Il rischio denunciato dal leader del Movimento Cinque Stelle non è affatto peregrino. Se fino ad ora il botto atomico non si è verificato lo si deve a due fattori specifici. Il primo è il carattere dei cittadini romani, di quelli di sette generazioni e di quelli inurbati più di recente. La tradizionale indolenza non favorisce le rivoluzioni. Può essere interrotta da scoppi d’ira che però non hanno mai lunga durata. In fondo nel corso degli ultimi duecento anni l’unico sussulto rivoluzionario paragonabile ad uno scoppio atomico è stata la Repubblica Romana, che però ha coinvolto solo una ristretta parte della popolazione dell’epoca e per di più per un periodo fin troppo breve.
Il secondo fattore, per il quale non c’è bisogno di andare troppo indietro nel passato, è che nel corso degli anni i romani hanno sempre pensato che ci potesse essere una alternativa al peggio. Al tempo delle grandi speculazioni delle giunte democristiane, l’alternativa è sembrata essere la sinistra in Campidoglio.
Quando questa sinistra ha fallito, la maggioranza della popolazione si è aggrappata alla destra per poi ritornare alla sinistra quando anche la destra capitolina si è mostrata incapace di amministrare decentemente. Infine, l’ennesimo fallimento della sinistra ha prodotto l’avvento della speranza grillina, che però non ci ha messo troppo tempo a sgonfiarsi come un palloncino bucato.
Perché, allora, Grillo ha ragione quando parla di rischio di esplosione atomica a Roma? Perché svanita anche la speranza rappresentata da Virginia Raggi e dalla sua giunta di litigiosi dilettanti allo sbaraglio, i romani non hanno più nulla a cui aggrapparsi. E possono essere disposti per disperazione a mettere da parte il cinismo e l’indolenza tradizionali per far esplodere la rabbia accumulata nel corso dei decenni. Il botto, se ne convinca Grillo che svolge il ruolo di sindaco aggiunto ed effettivo della Capitale, non risparmierà i grillini romani. E neppure quelli nazionali, Beppe in testa!

di Arturo Diaconale