QUESTI FANTASMI

Elaborazione Immagine di Carla Morselli
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I fantasmi non esistono. I fantasmi siamo noi, ridotti così dalla società che ci vuole ambigui, ci vuole lacerati, insieme bugiardi e sinceri, generosi e vili (Eduardo De Filippo) .

Non meraviglia più la disinvoltura con cui si cambiano pareri e posizioni politiche: un ombrello sotto il quale trovare riparo conveniente di fronte a variopinte circostanze e nuove prospettive di potere.
Purtroppo non si è sottratto a questa banale ma comoda tentazione l’ex Presidente del Consiglio che scopre nel mattarellum la soluzione di legge elettorale da licenziare al più presto.
E ancora Renzi in frenetica attività con la piena riconquista del ruolo del capo indiscusso e di nuovo Presidente del Consiglio solo che lo fa tramite Gentiloni, il quale si presta (ancora per poco) ad esserne una sorte di portavoce “ tomo tomo e cacchio cacchio…” per dirla alla Totò.
Sarebbe stato più salutare per Renzi mantenere l’impegno di ritirarsi per qualche tempo dalla vita politica, almeno avrebbe dato una immagine di sé, di politico ( che perdendo ) con il senso della misura.
Una riflessione gli sarebbe stata utile anche per capire le cause profonde del significato del no per il voto referendario.
Eh si ,stiamo parlando ancora di Matteo, non per “ nostalgia sentimentale dell’ex “, ma perché è ancora lui il direttore d’orchestra con bacchettina.
L’immenso malcontento, la forte rabbia dei giovani e delle periferie abbandonate, dei lavoratori e pensionati turlupinati con gli ottanta euro preelettorali (ora in qualche modo prelevati dallo stesso Stato ) ha fatto si che l’uomo del miracolo economico ( ci ricorda tanto il molto ben più avveduto quanto politicamente vituperato Berlusconi ) non sia più acclamato.
Il triste balletto nel Pd per intravedere un nuovo segretario è solo virtuale…
Sarà ancora Renzi a comandare perché ha conservato le redini del governo!
Un governo composto, come il precedente, anche da “ministri prossimi alla burletta” : pensiamo alle infelici perché offensive uscite del Ministro del Lavoro e delle dichiarazioni mendaci delle Ministre dell’Istruzione e della Funzione Pubblica
Ma cosa potremmo mai aspettarci da costoro e da chi li ha indicati?
E nonostante ciò ancora una volta spetta alla politica saper dare risposte, non tattiche e rinvii, ma di reale comprensione e relative iniziative.
L’aggrapparsi al mattarellum dopo che il renziano italicum veniva abbandonato alle ortiche, dopo i tanti voti di fiducia definendolo il sistema elettorale che tutto il mondo ci avrebbe copiato, è stato uno degli atti importanti di Renzi che con altri provvedimenti economici hanno acclarato l’inadeguatezza nel legiferare poi trasmessa al governo attuale.
Sul fronte degli interventi economici si è passati dall’economia creativa dei Governi Monti-Letta alla versione toscana dei principi rimaneggiati dell’economia della conoscenza, senza risultati.
Perché per parlare di economia della conoscenza è necessario che alla base ci sia stato uno studio approfondito di apprendimento, innovazione mediante alcuni procedimenti sempre in evoluzione e competitività. Ogni teoria economica è basata su uno studio dove l’economia della conoscenza evidenzia tutti i legami tra i processi di apprendimento e le messe in opera. Mi chiedo chi dei Governi degli ultimi quindici anni ha fatto cosa ?
Chi, dando uno sguardo alla globalizzazione dell’ economia, ha proposto un vero sviluppo economico di avanguardia? Finora i nostri economisti hanno scimmiottato quegli interventi già in essere in Usa e in alcuni Paesi Europei assai diversi dal nostro Paese ( chiedo scusa ma sono un sociologo e ragiono da cittadino con speranze nel cambiamento ).
Questo modo di fare politica in Italia, che, si consuma all’interno di obsoleti riti partitocratici, senza veri dibattiti democratici, senza aperture significative alle forze sociali e culturali, alle esigenze dei settori più disagiati, senza slanci di dialogo e confronto, segnano purtroppo la crisi della politica e la sua chiusura quasi autistica.
Ne conseguono cristallizzazioni delle posizioni di potere e rischio di soventi trasformismi, mentre sarebbero indispensabili aperture di orizzonti e la capacità di un grande dibattito comprensibile e apprezzabile dalla più vasta opinione pubblica. Si rischiano, invece, atteggiamenti di vario tipo, confronti asfittici, tutti finalizzati a ragioni fondamentalmente di logiche di spartizione di potere. Se la ricerca di tornaconto personale e di gruppo è forse inestirpabile dalla lotta politica, resta ancora più vero specie in tempi così severi il fine dell’agire politico che non andrebbe mai smarrito: la realizzazione del bene comune. Ad esempio, sfatiamo uno dei ricorrenti decennali riti della nostra democrazia: perché sono quasi sempre i segretari di partito a fare i Capi di Governo? A parte “ i regali mai desiderati “ al Paese di Napolitano: parlo di Monti e Renzi, nel parterre politico ci sono validissimi personaggi come l’attuale Ministro Calenda preparati e conosciuti all’Estero che potrebbero essere valide risorse per rappresentare l’Italia (in pole anche Draghi).
Ecco… rileggiamoci la storia della Repubblica.

di Francesco Petrucci