Le tribù sconfiggono le multinazionali del petrolio

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Per la compagnia petrolifera quello era soltanto il “Lotto 135”. Ovvero un pezzo di terra (incontaminato) da scandagliare per l’eventuale estrazione d’oro nero. Ma l’invasione di uomini e macchinari non ci sarà. Perché a vincere, stavolta, sono le tribù dell’Amazzonia.

In tutto il mondo se ne contano un centinaio. Sono le popolazioni incontattate, quelle che non hanno rapporti e relazioni con la società che noi tutti conosciamo. Sono sparsi in almeno tre continenti, Amazzonia peruviana compresa.

Ed è proprio qua, in corrispondenza di questa terra che vanta il più alto livello di biodiversità nel mondo, che la compagnia petrolifera canadese Pacific E&P ha rivolto le sue attenzione (e i suoi interessi). Sulla mappe – con l’autorizzazione del governo – ha segnato i confini e attribuito un numero che, guarda caso, corrisponde a un pezzo di foresta. Un luogo vergine, ricco e incontaminato nel quale vivono tribù solitarie che conoscono solo le loro genti e la loro storia.

Sono tribù incontattate, certo. Ma non per questo meno disposte a lottare per difendere ciò che loro ritengono un diritto inalienabile. Quello alla terra.

«Non voglio che i miei figli siano distrutti dal petrolio e dalla guerra. Ecco perché ci stiamo difendendo. Le compagnie petrolifere ci stanno insultando. Non resteremo in silenzio mentre ci sfruttano nelle nostre terre ancestrali. Se necessario, moriremo in questa guerra».

Parole, queste, raccolte da una ricercatrice di Survival International. A pronunciarle è un indigeno della tribù dei Matsés. Queste popolazioni si sono unite nella lotta contro le prospezioni petrolifere condotte in questo angolo incontaminato. Un percorso iniziato nel 2012 e che si è appena chiuso con un esito felice e inaspettato: la compagnia si è ritirata con tante di scuse. Sì, hanno vinto gli indigeni.

A fianco delle tribù, in questi lunghi anni di lotte e confronti, oltre a Survival si sono schierati molte organizzazioni internazionali come Aidesep (Asociación interétnica de desarrollo de la Selva Peruana), Orpio (Organización regional de los pueblos indígenas del Oriente), Orau (Oak ridge associated Universities) e perfino la Rainforest Foundation Norway.

«Se la loro terra non verrà protetta, tutti i popoli incontattati rischiano la catastrofe» spiega Stephen Corry, direttore generale di Survival. «Rappresentano una parte essenziale della diversità umana e il loro diritto alla vita deve essere rispettato».

Un diretto che hanno saputo difendere. Proprio come la loro amata terra.

dal sito buonenotizie.corriere.it