CHI TROVA UN TESORO TROVA UN AMICO…

Opera di Agim Meta
                      Opera di Agim Meta

Una cara amica avanti con l’età ,la Pinuccia, mi disse : “sai Francè ,chi trova un tesoro trova un amico!”
Una brillante reinterpretazione del proverbio in termini bizzarri, ma ahimè, molto realistici al dunque.
La Pinuccia invertendo tesoro al posto di amico mi ha fatto ragionare sorridendo.
Chi non ha mai pensato che in realtà il potere non sia una forma di tesoro?
Gli ipocritoni, proprio a partire da molti politici, sbracciandosi strillano: “per noi politica significa fare un servizio ai cittadini!”. Bisogna vedere di che “servizio”… si tratta?
Siamo seri su! Evito di parlare delle primarie del Pd perché l’esito è scontato : vincerà Renzi (si vedano precedenti articoli) ma il vincitore è un “politico divisivo” e si perderà nel somministrare punizioni ai rivoltosi, facendo precipitare i consensi elettorali e contribuendo ancora di più alla ingovernabilità del Paese.
Non abbiamo sentito prima e durante le primarie Pd Renzi, Orlandi ed Emiliano parlare di temi internazionali fondamentali (Europa, conflitti probabili maturandi Usa contro Corea del Nord (si legge praticamente e commercialmente Cina), la guerra in Siria, il peso dell’Italia nel mondo (ammesso e concesso), le prospettive economiche italiane a livello internazionale etc….
Sentiamo parlare del solito andazzo e di prossime manovre in arrivo del duo lexotan Gentiloni-Padoan.
Di un leader italiano nemmeno l’ombra!
Se ci troviamo in questa situazione politica in cui 5 Stelle e l’astensionismo crescono perchè il malcontento, comunque motivato, dilaga, delle ragioni ci saranno quindi ? O no?
Incapacità, accidia e mestiere sono i tratti dell’identikit di molti rappresentanti politici (corruzione docet), per fortuna però ci sono anche le persone serie.
Poi ci si lamenta che gli elettori disertano le urne!
Ormai, e le presidenziali francesi del primo turno lo hanno dimostrato: per i cittadini non si vota più per questa o quella forma-partito ma a favore o contro il sistema .
Innanzi alle ormai “non più certezze”, dall’Unione Europea alla delocalizzazione, i cittadini sono incerti e preoccupati e ne abbiamo ben donde pensando alla Brexit, alle tasse, alle banche, agli immigrati.
Ormai è chiaro che i partiti non sono in grado , in questa confusa fase , di definire il quadro dei rapporti e delle alleanze da realizzare nella prossima legislatura e subordinano ogni loro decisione in merito al modello di legge che verrà dalla Consulta e su cui il Parlamento dovrà necessariamente pronunciarsi per definire la sostituzione dell’Italicum. Finora calma piatta sul versante della discussione parlamentare ma qualche giorno fa il Presidente della Repubblica ha dovuto strigliare partiti sottolineando l’assoluta urgenza di una legge elettorale adeguata.
C’è comunque da dire che se i partiti avessero chiaro il modello di sistema politico da realizzare, non avrebbero avuto bisogno di aspettare la Consulta per definire la legge elettorale.
Invece un buio troneggia sovrano per lo stress delle già provate “ celluline grigie” dei nostri parlamentari (mettiamola così…).
Gira negli ambienti politici una convinzione: poter trovare, nel mentre, una via d’uscita attraverso il ricorso ad una legge proporzionale che serva ad eternare l’incertezza assicurando a ciascun partito di uscire dalle elezioni con la speranza di poter entrare nella coalizione di governo. In poche parole la scelta dei segretari di partito di far eleggere fedeli parlamentari zombie, pronti a tutto pur di portarsi a casa incarichi, vitalizi e perché no asserviti al “principale”.
Ma questa speranza ha una “grave controindicazione” presa palesemente sottogamba.
Infatti, un parlamento nato da una legge totalmente proporzionale non avrebbe alcuna possibilità di esprimere un qualche governo.
Alcun tipo di riesumazione del Patto del Nazareno permetterebbe a Renzi (o chi per lui ) e Berlusconi di dare vita a maggioranze.
E visto che il Movimento Cinque Stelle sarebbe indisponibile ad accordi di governo con altre forze politiche, anche l’ipotesi di governi di sinistra risulterebbe praticamente impossibile. Come, del resto, quella di un governo di centrodestra formato da Berlusconi Salvini e Meloni.
Come se ne esce da questo empasse?
Non di certo con il premio di maggioranza al partito con più voti, sarebbe una ipotesi non rappresentativa della volontà popolare, in quanto affidare il governo del Paese ad una forza raffigurante al massimo un terzo degli italiani, sarebbe poco auspicabile.
Forse con un premio di maggioranza per la coalizione vincente proporzionale ai voti conquistati il risultato potrebbe migliorare, servirebbe infatti ad allestire una piattaforma attorno a cui costruire più facilmente una coalizione stabile di governo.

di Francesco Petrucci