POVERA HILLARY….

Opera di Vittorio Matteo Corcos, Sogni
          Opera di Vittorio Matteo Corcos, Sogni

Christiane Amanpour ha intervistato Hillary Clinton sul palco di un pranzo organizzato da l’associazione “Women for Women”.
Alle elezioni dell’8 novembre dello scorso anno abbiamo votato per Hillary Clinton sia pure senza una grande convinzione.
Facevano premio in senso negativo purtroppo alcune importanti incertezze politiche sulle quali, ovviamente, si era avventata la propaganda denigratoria del candidato Donald Trump.
Ma su quel palcoscenico di New York ci siamo trovati di fronte una Hillary Clinton fisicamente imbolsita, tragicamente vestita con una sorta di tailleur anni 50.
Ed abbiamo capito, purtroppo, perché il ‘bizzarro’ parcheggiato oggi alla Casa Bianca abbia avuto un punto di leva essenziale circondato come è da una moglie, bellissimo manichino, da una figlia di primo letto avvenente e intelligente e con alle spalle l’esperienza dell’organizzazione del concorso Miss America.
Si potrà dire che queste sono affermazioni sessiste anche se non addebitabili in questo senso a chi scrive.
Resta il fatto che in un paese come gli Stati Uniti dove quel che conta in politica è il body language, l’aspetto fisico che fa premio sui concetti politici spesso inesistenti, uno come Donald Trump ha avuto buon gioco nel confezionare un rapporto di simpatia con la pancia di una larga parte dell’elettorato americano sensibile alle immagini e annoiato dai ragionamenti.
Hillary Clinton ha ammesso di aver perso le elezioni presidenziali per colpa della lettera diffusa dal direttore dello FBI alla vigilia delle elezioni (una porcata storica) e delle informazioni di Wikileaks relative alle decine di migliaia di e-mail gestite attraverso conti digitali personali, nonostante che si trattasse di materie secretate.
Anche se il bombardamento di Wikileaks era orchestrato dai russi di intesa con gli emissari di Donald Trump, resta il fatto che Hillary Clinton come segretario di Stato avrebbe dovuto vigilare accuratamente sul suo modo di gestire le comunicazioni ufficiali, includendo ovviamente anche i suoi piu’ stretti collaboratori.
E così i 40 minuti di intervista a Hillary Clinton, trasmessi da CNN e dalle altre televisioni, sono stati, almeno per chi scrive, un motivo di malinconica affermazione della necessità che il partito democratico si rinnovi dalle fondamenta. Trovando o ritrovando un personaggio all’altezza di quel Barack Obama che, nonostante le persistenti offese e accuse che continua a rivolgergli il signor Donald Trump, sarà ricordato nei libri di storia come un grande presidente.
Uno che è riuscito a salvare l’America da un terribile tracollo economico, ma soprattutto morale, dando dignita’ con la sua famiglia alla immagine di una presidenza che purtroppo e’ oggi priva di ogni signorilita’ e rispetto per le Istituzioni.

di Oscar Bartoli

Articolo pubblicato su Letter from Washington DC