QUE RESTE – T – IL…
di Carla Morselli

Elaborazione Immagine di C.M.
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Il 7 maggio è alle porte ma quello che passa il convento potrebbe essere non soddisfacente. Macron è novità mentre non possiamo dire altrettanto di Marie Le Pen.
Entrambi, a detta dei francesi, non sono il massimo.
La differenza dei voti tra i due contendenti che li ha portati al ballottaggio non è notevole ma le speranze della Le Pen non sono state spazzate via.
Macron invece è l’espressione di un movimento “ En Marche” con appena un anno di vita, nato da quando ha espresso il desiderio di candidarsi.
Europeisti rappresentati da Macron, dall’altra parte c’è la Francia antieuropeista, nazionalista incarnata da sempre dalla Le Pen.
A voler essere ottimisti, quindi, il voto francese si giocherà sui programmi.
Macron propone di inviare 200mila studenti in Europa con Erasmus, la creazione di un fondo comune di difesa europeo, 5000 uomini-sentinella a guardia delle frontiere, di rispettare il rapporto deficit-Pil al 3%, pensioni più eque e uniformi, investimenti pubblici per 50miliardi, rimborso totale per apparecchi dentistici e auditivi, 4000 cattedre in più per la scuola, di ridurre i parlamentari e di vietando che occupino posti nei CdA delle aziende. Marine Le Pen propone di uscire dall’eurozona, propone di uscire dalla U.E. e dalla Nato con referendum, di creare 40.000 posti in più nelle carceri e dazi doganali, la creazione di un Autorità che limiti gli investimenti stranieri rischiosi, ridurre l’età pensionabile da 62 a 60 anni, l’abolizione della “LoiTravail”, il mantenimento delle 35 ore lavorative settimanali, del 10% la tassazione sul reddito.
A votare la destra è il nord est, non le grandi città, come per Trump è stata la pancia dell’America. Votare Emanuel Macronè votare lo sconosciuto dinanzi alla catastrofe, prodotta dal vuoto della partecipazione politica. Ma del resto quando a votare è la paura cosa possiamo aspettarci.
Chi si spinge ai paragoni con Matteo Renzi, dimentica che l’ex premier toscano si appresta a tornare alla segreteria del Partito Democratico, cioè di un partito su cui pesa l’eredità di una storia di sinistra simile a quella fallimentare del Partito Socialista di François Hollande.
L’effetto che può avere il voto francese sulla situazione politica italiana non è certo l’identificazione di Renzi con Macron, ma quella del Pd con il Partito Socialista Francese, con ennesimo rischio di crisi per la sinistra renziana.
In Italia, infine, le forze che si contrappongono alla sinistra e al grillismo hanno un grande vantaggio sulle quasi corrispettive forze politiche francesi : alle spalle hanno vent’anni non di contrapposizione, come quella tra il Front Nazionale e i gollisti, ma l’unità dell’intero centrodestra.
Chi terrà in debita considerazione questo dato su questa differenza tra Francia e Italia potrà vincere le prossime elezioni!

di Carla Morselli